29 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2020 alle 16:10:37

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Il Natale in salsa tarantina

Torna la nostra rubrica sulla “tarantinità”

La città vecchia vista dal mare
La città vecchia vista dal mare

Puntata tutta na­talizia quella che parte dal 23 e arriva al 30 dicembre, data della prossima puntata.

Allora, andiamo a leggere ciò che il prof. Antonio Fornaro ci farà conoscere relativamente a questa importante settimana. Lo stesso esprime apprezzamento perché per il terzo anno consecu­tivo nei vicoli e nelle piazze del­la Città Antica è tornata l’antica tradizione della novena popolare nelle strade. Fornaro esprime anche apprezzamento perchè sia le pastorali che le luminarie han­no toccato quasi tutti i quartieri del capoluogo ionico.

Questi i santi della settimana: Santa Margherita, i Santi Adamo ed Eva, San Giovanni Apostolo invocato contro le scottature, i Santi Innocenti che proteggono i bambini e i trovatelli e San Da­vide Re che fu il progenitore di Gesù.

Questa settimana la Chiesa fe­steggia la verginità di Maria Santissima, Nostra Signora di Betlemme, il rendimento di gra­zie della Beata Vergine Maria, la Beata Vergine della Pazienza, Nostra Signora delle Cime e la Madonna dei Fiori.

Questi i detti della settima­na: “Da Natale in poi tremano i bambini”, “Natale asciutto e Pasqua bagnata”, “Se a Natale nevica l’annata è abbondante”, “Natale né freddo né fame”. E il vecchietto povero diceva: “Ar­riva Natale, non tengo denari, prendo la pipa e mi metto a fu­mare”.

Una sola l’effemeride di Giusep­pe Cravero che ci ricorda che il 30 dicembre 1910 a causa del co­lera fu vietata la vendita dei frut­ti di mare, insorsero i venditori di via Garibaldi e in via Duomo, intervenne la Polizia, ci furono 3 morti, diversi feriti e centinaia di arresti.

Il 24 dicembre ancora una volta i tarantini saranno svegliati dalle bande che nei vari quartieri suo­neranno le pastorali tarantine, mentre nelle case non potranno mancare le calde pettole.

Quella della Vigilia di Natale è una giornata frenetica per le massaie che dovranno fare la spesa per tre giorni, ma anche per tanti altri tarantini che si ridurranno all’ultimo momento per la strenna natalizia.

Ancora oggi in molte famiglie è consuetudine consumare il ce­none della Vigilia di Natale, con frutti di mare, verdure e cavol­fiori, melanzane sott’olio e pepe­roni salati, pasta col capitone e con le cozze, cefali arrostiti, an­guille in agrodolce, cozze fritte e al forno, seppie al forno, baccalà fritto, salsicce e provolone pic­canti, frutta secca e fichi secchi, frutti di stagione, i dolci tipici tarantini, rosolio e caffè.

Poi si dà inizio ai giochi delle carte e della tombola e a mezza­notte si depone il Bambinello nel presepe di casa.

Fino a qualche decennio fa dal­la Chiesa della Trinità nel cuore della notte, muoveva la proces­sione del Bambinello salutata in via Garibaldi dai pescatori e dall’intera cittadinanza a mez­zogiorno di Natale in piazza Castello con il lancio di palloni aerostatici. Poi il tradizionale pranzo di Natale con gli imman­cabili frutti di mare e agnello al forno e con il rituale della lette­rina messa dal figlio sotto il piat­to del papà.

Il 26, festa di Santo Stefano, i tarantini mettono sul presepe la statuina di Santa Anastasia, la fanciulla che vide trasformata la pietra che nascondeva sotto lo scialle in un bambino, il futuro Santo Stefano.

Il 28 si festeggiano i Santi Inno­centi e i tarantini tengono spen­to il presepe perché dicono che Erode potrebbe trovare Gesù Bambino.

La tradizione tarantina vuole che il 27 si debba mangiare la zuppa di verdura, il 28 quella di fagioli, il 29 i cavolfiori e il 30 pasta e ceci.

Buon Natale a tutti!

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