21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 16:13:38

Cronaca News

La notte di Natale di un papà separato

Il dolore per la lontananza dai figli stemperato dall’affetto dei senza fissa dimora


La notte di Natale, con i senza dimora del centro di accoglienza notturno della Cari­tas, qualche anno addietro nell’ex convento “SS.Croce”, sulla strada per Reggio Calabria. Andarci per trascorrere tre ore del proprio tem­po e tornarsene consapevoli che si è ottenuti molto ma molto di più. E’ accaduto a un papà separato da poco, che solitamente nella tri­stezza della Notte Santa senza i suoi figli, preferisce andare a letto presto per non soffrire del distacco dagli affetti. Sembra una di quel­le storiacce natalizie inventate per celebrare i buoni, presunti tali, sentimenti che dall’infanzia am­morbano l’esistenza. Invece… L’invito era pervenuto qualche giorno prima dalla dolcissima re­sponsabile del centro, Rosanna Putzolu, che con quei modi così gentili scioglierebbe i cuore più duri. Alle 19, in una serata mete­orologicamente disastrosa, l’acco­glienza avviene nel modo più ca­loroso. Si respira aria di famiglia. Con qualcuno la conoscenza è da tempo avviata, come per Antonio, ex cuoco, gentile ed educato anche lui, facile da incontrare in via D’A­quino prima che la malattia avesse la meglio. C’è il “ferrovecchiaro” che gira instancabilmente per la città a bordo del “trerruote” che è difficile riconoscere così ripulito. Ci sono anche alcuni immigra­ti immigra­ti che lavorano dalle nostre parti, pieni di dignità e che trovano di­sdicevole chiedere la carità in stra­da.

Cosa fare nella Notte Santa? Man­giare un po’ di panettone, bere del cioccolato caldo e due chiacchiere fra amici: non si potrebbe deside­rare nulla di più. Molti, dopo un po’, preferiscono abbandonare la tavola e andare a letto. All’improv­viso qualcuno bussa all’ingresso. Un ritardatario? Risuonano subito nell’aria esclamazioni di gioia fra il viavai di vassoi. Un noto bene­fattore del centro di accoglienza, assieme alla consorte, è venuto a portare il cenone di Natale: pollo arrosto, patatine e altre contorni, focacce, pandoro e panettone e be­vande in quantità. Si apparecchia subito con la tovaglia delle grandi occasioni. I volontari vanno ad av­visare della novità quanti sono già sotto le coperte. Tutti scendono dal letto, rinunciando ad anestizzare con il sonno il dolore di un’esisten­za travagliata. C’è aria di gioia. Di più. È come se attorno a cia­scuno fossero presenti le proprie famiglie, ormai lontane. Anche gli immigrati si lasciano coinvolgere dall’atmosfera e fraternizzano. Si scherza, si ride e si canta. Anche nel papà separato sembra attenuar­si il dolore della lontananza dei figli con i quali, raggiunti telefoni­camente, ci si scambia brevemente gli auguri, aggiungendo “Stiamo giocando, ci sentiamo dopo. Ciao, papà”. Dal cellulare giunge l’eco di una tavolata festosa: chissà chi è seduto al posto che solitamente egli occupava.

Fattosi ormai tardi, c’è chi si in­trattiene a tavola, altri invece ven­gono accompagnati a messa alla San Francesco De Geronimo, la chiesa di don Nino, il direttore del­la Caritas, amico di tutti.

Qualcuno depone nella grotta il Bambinello.

Prima di lasciare il centro acco­glienza, il papà separato viene chiamato da Antonio: è la solita richiesta del “caffè”? Discretamen­te, al bancone dell’accoglienza,. Antonio porge una sporta cariche di cibarie messe da parte: “Dottore, so che lei è solo, ho preparato qual­cosa per lei per domani. Buon Na­tale!”. Ci si abbraccia commossi.

Da lontano giunge il suono delle campane che annunciano l’appros­simarsi della funzione solenne. Buon Natale anche a te, Antonio, che proprio l’altro giorno sei anda­to in Cielo.

2 Commenti
  1. Teresa Chiochia 1 anno ago
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    Storia commovente… Davvero… Però molto spesso si dimentica che anche molte mamme restano sole a tirar su i propri figli… Nella solitudine e disperazione, cercando di poter andare avanti con la dignità di una donna che prima di tutto è mamma. Riflettiamo bene in questo Santo Natale, diamo valore alla famiglia e cerchiamo di evitare di far soffrire chi non ha nessuna colpa… i bambini. Buon Natale

  2. Marinella 1 anno ago
    Reply

    Non ho potuto trattenere lacrime di commozione leggendo questo articolo.Grazie….e felice Natale

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