23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 12:23:14

Cronaca News

Il passato è memoria, il futuro è un sogno

L’arrivo dell’anno nuovo e le parole di Leopardi

Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi

Caro Direttore,

come da tempo umano e sto­rico lontano, assai lontano, la fine di un anno di vita, dà, ov­viamente l’inizio ad altro anno che, per gli stessi umani, è sem­pre nuovo.

Per tale atteso evento, oltre che meteorologico e calendarizza­to, è, e soprattutto, psicologico ed è idealizzato, e pertanto non mancano i reciproci auguri di bene, di valida salute, di viva e fervida speranza.

Speranza di cose desiderate e che non sono accadute o già dimenticate nell’anno che è scomparso, che è fuggito come i fuochi d’artificio che vanno in alto, illuminano e si spengono.

Ma con l’anno concluso anche un anno della nostra umana esistenza è andato via; e tut­tavia l’euforia del futuro pre­sente, la fatidica mezzanotte, porta la mente nostra e i cuori in un’atmosfera di desiderate attese o di un tempo foriero di cose più belle e più nuove.

Quindi ad ogni angolo di via gli auguri, a volte sentiti, a volte anche convenzionali e transito­ri, ma gli auguri dati e ricevu­ti fanno parte di quel transito ideale che il tempo stesso com­porta.

Caro Direttore, nel ricordare questo avvenimento mi sovvie­ne un celebre “Dialogo” di Le­opardi del quale oggigiorno si commemora il più celebre “In­finito” a duecento anni dalla sua nascita.

Il “Dialogo”, assai brevissimo ma intensissimo per concetti, è quello tra un venditore di alma­nacchi ed un “passeggere”.

Poche parole che dicono tutto: e Leopardi lo dice, quel tutto, attraverso un venditore di ca­lendari, di oroscopi, di lunari, di almanacchi, ad un passante che prega di acquistarne qual­cuno.

Gli dice “Quale vita vorresti avere nel futuro?” e la risposta al venditore è una sola: “Una vita diversa da quella che ho avuto e se anche mi si propo­nesse un anno bello del pas­sato, vorrei un anno nuovo del futuro”.

Di qui i reciproci auguri e le re­ciproche speranze.

L’uomo ha desiderio del nuovo e va incontro al futuro con la speranza che il nuovo sia mi­gliore del passato.

E’ la più grande illusione del­la mente umana, è l’immagine dell’infinita ombra della verità.

E allora, caro venditore, dice il passeggere: datemi tutto: ca­lendari, lunari, oroscopi, vo­glio una vita nuova, un mese, un giorno nuovi.

Il passato è memoria, il futuro può essere un sogno, ma quel sogno, almeno per un po’, ci rallegra e lo si attende.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche