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L’Epifania a Taranto

La nostra rubrica sulla “tarantinità”

La processione del “Bambino in piedi”
La processione del “Bambino in piedi”

Questa settimana, oltre alle solite informazioni sui Santi, sulle ricorrenze mariane e sui detti popolari, il prof. Antonio Fornaro incentrerà l’intervento principale sulla festa della Epifania a Taranto ieri e oggi con una serie di informazioni interessanti sull’argomento.

Questi i Santi della settimana: Sant’Amelia, Santa Virginia, le cui reliquie furono disperse durante la Rivoluzione Francese, San Severino che è patrono di San Severino delle Marche, dei vignaioli, dei tessitori e dei prigionieri, San Marcellino di Ancona le cui spoglie si trovano nella Cripta della Cattedrale di Ancona, San Gregorio di Nissa che è uno dei più grandi padri della Chiesa d’Oriente, Santa Liberata, la cui mamma partorì nove gemelle, ma decise di liberarsene annegandole, la levatrice le disobbedì e le salvò. Liberata e le altre sorelle crebbero secondo la religione cristiana e morirono tutte da martiri sotto l’Imperatore Verdicchio. Questa settimana la Madonna viene ricordata sotto i seguenti titoli: Madonna del Buon Consiglio, Nostra Signora dei Magi, Nostra Signora della Stella, Nostra Signora della Catena.

Questi i detti della settimana: “Acqua minutella penetra la gonnella”, “Il grecale fa cadere le persone come pere”, “Dove arrivi fermati e poni un segno”, “Dove vai il mondo è paese”, “Vede più il padrone con un occhio che non il servo con quattro”, “Acqua e gelo non reggono in cielo”. Fornaro inizia il suo intervento ricordando che bisogna distinguere il termine “Epifania” riferito alla liturgia della Chiesa, da “Befana” con il quale si indica la vecchierella che porta doni e dolciumi ai bimbi. Fornaro ci tiene a far conoscere ai nostri lettori che il detto che recita: “L’Epifania ogni festa porta via” non è vero se si riferisce all’intero periodo natalizio, infatti il presepe delle case private viene disfatto, in linea di massima, la sera del 6 gennaio ma i presepi delle chiese restano fino al 2 febbraio, festa della Candelora, quando i tarantini friggono per l’ultima volta le pettole.

Il 6 gennaio al mattino da San Domenico parte la processione con la statua del Bambino in piedi, opera in cartapesta del 1916, a cura della Confraternita del SS. Nome di Dio. Nel pomeriggio altra processione del Bambinello a Lama, dove in serata ci sarà la storica rievocazione della Calata dei Magi. In serata, dal Carmine di Taranto, processione del Bambinello nelle strade del Borgo Umbertino. La statua giungerà in processione dalla Cattedrale di San Cataldo nella Chiesa del Carmine. Quest’anno le processioni natalizie dal 22 novembre al 6 gennaio saranno ben nove. Per tradizione la mattina del 6 gennaio si tolgono dal presepe i magi con i cammelli e si mettono le statuine degli stessi in adorazione. Nel passato il giorno dell’Epifania le ragazze in cerca di marito recitavano una filastrocca chiedendo alla Befana di avere qualche segno per capire chi sarebbe stato il loro futuro sposo.

Le nostre nonne il giorno dell’Epifania dicevano nel colorito dialetto tarantino che noi riportiamo in lingua italiana: “Santa Pasqua Epifania che non debba mai venire”. Il termine Pasqua veniva indicato perché quello della Epifania era il primo di tutti gli altri giorni festivi che si indicavano con il nome di “Pasqua”. Le nostre nonne erano tristi perché le anime del Paradiso che erano scese in terra il giorno dei Defunti, il 2 novembre, dovevano rientrare in Paradiso proprio il 6 gennaio. Nacque da questa credenza il detto che “Una volta l’anno Dio comanda alle anime del Paradiso di scendere in terra per festeggiare insieme il Natale di Cristo”. La sera del 5 gennaio i bambini andavano a letto presto, lasciavano la calza ai piedi del letto e in un vassoio mettevano la cenere, un’arancia e un bicchiere di vino che dovevano servire per la Befana. Questa poi lasciava nella cenere l’impronta della sua mano unitamente ai doni e ai giocattoli. Erano semplici i giocattoli di ieri, rispetto a quelli di oggi che costano moltissimo e che non sempre fanno la felicità di chi li riceve. Alle bambine si regalavano pupe di pezza, carrozzine, stanze da letto e servizi da cucina che permettevano a loro di giocare con le loro coetanee alle “commare”.

Ai bimbi si regalavano spade, trombette, tamburi, pistole, cavallo a dondolo e l’immancabile Pulcinella. Le mamme si recavano ai mercatini della Befana nella Città Antica e in Via Principe Amedeo mentre le nonne attorno al braciere radunavano i nipoti ai quali raccontavano che a mezzanotte le pareti della cucina si sarebbero ricoperte di ricotta e dal soffitto sarebbero calate salsicce. Incantevole era la Befana esposta nelle vetrine della Sem come altrettanto bella era la tradizione della Befana fatta ai Vigili Urbani che per l’occasione raccoglievano panettoni, dolciumi, spumanti e giocattoli che venivano distribuiti ai loro figli. Oggi a Taranto al mattino la Befana arriva dal mare per la gioia dei bambini nel piazzale Democrate. Ancora oggi nel nostro Museo Nazionale possiamo vedere i giocattoli in pietra e in legno che facevano la felicità dei bimbi e delle bimbe greche e romane. La favola della Befana terminava ricordando ai bambini che la Notte della Befana, che arrivava di notte a cavallo della scopa, con le scarpe rotte e il cappello alla romana, gli alberi si credeva che si rivestissero di frutta, gli oggetti si trasformassero in oro e che finanche gli animali parlassero. Dolci ricordi di un tempo passato.

Buona Epifania a tutti!

1 Commento
  1. Egidio Izzo 5 mesi ago
    Reply

    Pomeriggio dell’Epifania senza bancarelle, mah! Solo in questa città succedono queste cose! Peccato abbiamo incontrato gente venuta dalla provincia per vederle, bella figura ha fatto la città!

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