14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Aprile 2021 alle 15:33:27

Terrazze al Sole
Terrazze al Sole

Leggere un libro? Cosa c’è di più fruttuoso, di più appagante? Qui vogliamo farvi alcune segnalazioni, di­ciamo così, a portata di mano, di libri che vale la pena conservare e consul­tare. Leggere un saggio di quelli che aprono orizzonti o soddisfano curiosità intellettuali.

Il primo saggio che vorremmo pro­porvi è di Luigi Paolo Finizio, “Tasso moderno – La parola disgiunta e l’ar­te moderna” (Arbor Sapientiae Edito­re in Roma, 12.00 euro) è di pochissi­mi mesi fa. L’autore ha dedicato la sua vita all’arte ed allo studio dei linguaggi nell’arte. Qui spazia nelle profondità della poetica di Torquato Tasso. Entra, con grande sensibilità e maestria, nel linguaggio del grande poeta rinvenendo i tratti della sua modernità, anzi attuali­tà, che ci consentono di fruire del suo genio. Non solo in questi tempi, Tasso avrà carte da giocare anche in futuro. Il saggio è lontano da una lettura di con­venzione e propone un mondo antico ma modernissimo, una poesia con mo­tivazioni vicine più ai nostri tempi che alla consueta visione cinquecentesca. Se il tempo dell’Ariosto è quello “stabile della cultura rinascimentale e quello del Tasso è nel declino di quella cultura, sta nel suo tramonto di cui esprime la crisi presentendo la modernità del Barocco e dei tempi futuri, (…) non è azzardato pensare alla modernità /della sua arte/ come a una pratica poetica del sensiti­vo, del proprio io lirico, fusa nel linguag­gio al vivente e non soltanto per quanto lo riguarda personalmente.” L’analisi di Finizio ci riconcilia con valori e concet­ti, liberi da sovrastrutture che spesso spengono nei “classici” la loro potenza artistica, e vitale.

Felice per la vivacità del narrato è “Scrit­ti tra arte e vita”, di Vittorio Brandi Rubiu (Castelvecchi editore in Roma, 30 euro), di pochi mesi fa. Una pubblicazione che andrebbe detta “scritti di una vita in arte”. Sono quelli dell’autore di un’atten­ta osservazione dell’arte d’avanguardia italiana e internazionale. La sua diffu­sione, l’approfondimento, la storia e la critica d’arte. Vittorio Brandi Rubiu (tra i migliori discepoli di Cesare Brandi) seguendo l’impronta del Maestro man­tiene una corrispondenza continua tra esperienza dell’arte (studio) ed evolver­si nel tempo della significanza estetica. Il testo presenta otto moduli: nei primi cinque, Brandi, Morandi, Burri, Pascali, Fabio Sargentini e l’Attico. Dopoché il libro si immerge negli approfondimenti di Morandi e Burri, affronta le coordina­te dell’arte di due grandi talenti che ap­paiono opposti ma sono uniti della loro grandezza. Per giungere poi a Pino Pa­scali, di Polignano a mare. I commos­si lavori di Rubiu sull’arte e sulla figura dell’artista sono un’acuta emozione. Il saggio propone quindi il capitolo su Sargentini e l’Attico: una grande amici­zia per l’arte. Scritti “viventi”, legati alla galleria che Sargentini conduce da anni con efficacia ed un’invidiabile sapienza: ed allora ecco Mattiacci e De Domini­cis, e Vito Acconci e Sol Lewitt, e Steve Paxton e Whitman, e tanti altri. Infine, interviste all’autore, per il quale “Donare è scrivere la propria vita”.

Libro freschissimo di stampa “Terrazze al sole” (Liguori editore, Napoli, 21,99 euro) di Massimo Bignardi, si legge come un romanzo. E con questo titolo non può che esserlo, ma romanzo non è, invece è un racconto forbito, e le indi­cazioni migliori vengono completando il titolo: “Il paesaggio e la vita italiana nel­la pittura dei viaggiatori del XX secolo”. Notizie e riflessioni sugli artisti italiani che nel ventesimo secolo hanno sog­giornato, operato, viaggiato per il nostro Paese (anzi “il Bel Paese”) nei nostri “tempi della contemporaneità”, come dice l’autore. Ma naturalmente anche e soprattutto attraverso le opere, spie­gate senza dimenticare il vissuto degli artisti. Un libro scritto con particolare attenzione al nostro Sud (e sovente al sud del nostro Sud). Una folla di artisti straordinari che percorrono la penisola e la guardano con occhi particolarmen­te capaci: perché l’arte ha le dimensio­ ni mentali e temporali (e sociali) che si fondono con le personalità degli auto­ri. Una folla, dicevamo, e qui indichia­mo solo alcuni incontri, come Amerigo Tot, o Max Gubler e la luce di Lipari, e ancora Max Pechstein e la sua “Fonte a Positano” (un acquerello d’un nuovo espressionismo. Kandiskij che scopre una Venezia che gli appare nera, tetra, e invece poi (in un secondo viaggio) incontra Rapallo; e la Liguria gli fa un effetto molto diverso: “ ‘Rapallo. Bagni Luisa’ (…) costruito da un tratto che ri­esce a misurare con lo spessore della linea e la distanza e quindi il disporsi dei piani nella scatola prospettica, e la sua felicità interiore lo porta ad una nuova definizione della natura.” E Richard Do­elker e tanti altri.

Un cenno lo dobbiamo ad un libro che è idea fortemente voluta da un autore (che conosciamo molto da vicino e, di­ciamolo pure, personalmente) che ha curato questo libro ed ha svolto il sag­gio, diciamo così, di chiarificazione. Il libro è di una delle maggiori figure del secolo scorso, Cesare Brandi; è il suo “Martina Franca”, ed ha un saggio di Aldo Perrone ed una splendida prefa­zione di Vittorio Sgarbi (La Nave di Te­seo, editore, Milano, euro 18). “Martina Franca”, pubblicato nel 1968 dal piccolo e raffinato editore milanese Apollinaire, torna in libreria, e “Quando la poesia racconta una città” è il titolo del saggio di Perrone, ed il titolo è esplicito, e ci re­stituisce anche il dietro le quinte di tut­ta l’operazione. Corredato dalle lettere fra Brandi ed il giornalista (e operatore culturale) tarantino Antonio Rizzo, il li­bro offre la storia e l’arte della città del rococò attraverso una sorta di peregri­nazione poetica che dà vita ad animali, piante, chiese, alle piccole costruzioni contadine dei trulli, alle cime di rapa ed ai muli martinesi, ricreando un mondo antico che rende familiare anche a chi non ci è mai stato (come dice Buzzati, attraverso Sgarbi). Giustamente l’entu­siasta Vittorio Sgarbi sottolinea che “la storia di questo singolare libro (…) non ha niente di una guida locale”, perché “la facilità e la forza evocativa della pa­rola di Brandi creano l’illusione di esse­re lì, di camminare e vedere.” Perché il “Martina Franca è un libro di vera poe­sia”.

Di poco meno recente degli altri qui presentati, ma da consigliarsi assoluta­mente, “Aubrey Beardsley” (Abscondi­ta, Milano, 13 euro), di Elena Pontiggia, che porta in un agile libretto la vicenda del maggior disegnatore europeo di fine Ottocento: lo sfortunato artista, che per la malattia del secolo (la tisi) consumò la sua breve vita ma dominò in assoluto gli anni Novanta, che vennero chiamati l’età di Beardsley. Quando scomparve, a venticinque anni, aveva con le sue opere di densa sensualità scandalizzato la società e consegnato il bello a vertici altisimi e contemporaneamente portato il bello del brutto e dell’osceno a vette difficilmente superabili. Nelle sue opere la linea è tutto, e non si può non rico­noscerle al primo vederle. Scandaloso come Oscar Wilde e come Max Beer­bohm, elegante ed eccentrico quanto loro, lui, in gioventù poverissimo, fa del­la sua vita un’opera d’arte. Il suo dan­dismo è una realizzazione voluta e le sue figure sono esplosive come, al con­trario, talvolta gonfie e persino voluta­mente ripugnanti. Soggetti talvolta oltre il limite, nella pornografia. Ma l’epoca vittoriana lo vitupera anche per le opere caste: poiché lo sconvolgente non è il soggetto, è la sua arte singolare, per­sonale, intollerabile per lo splendore del segno; la sua pittura è scandalo in sé.

Leggeteli questi saggi: a voi la scelta (ma è meglio tenerli tutti con sé, come fossero di famiglia).

 

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