27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2020 alle 16:46:59

Cronaca News

Il ritorno di “Colloche” in via Duomo a Taranto

Gli anni d’oro della Città Vecchia e delle pasticcerie che trovavano spazio tra i vicoli

Francesco Aiello 'Colloche'
Francesco Aiello 'Colloche'

Numerosi sono i tarantini di una certa età che, spesso accompagnati dai nipo­tini, nei giorni di festa giungono in Città vecchia per rivedere gli ambienti della giovinezza. Nei loro ricordi c’è un soprannome che, fra gli altri, torna spes­so alla memoria: “Colloche”. Così era conosciuto (chissà poi perché) Francesco Aiello, tito­lare di una vecchia pasticceria rimasta aperta in via Duomo fino agli anni settanta. L’op­portunità è offerta dal ritorno sempre nell’antica via Maggiore della medesima attività grazie al figlio Natalino, deceduto di recente, e ai nipoti: fra i tanti che in questi ultimi anni stanno scommettendo sulla rinascita dell’Isola. La pasticceria ha ri­aperto a metà strada fra le sue due antiche sedi: dapprima di fronte a palazzo Zigrino e poi nei pressi di vico Todaro. Una curiosità: gli attuali locali un tempo ospitavano un antico concorrente di “Colloche”, il “Bar Montuori”.

Dietro al banco-vetrina, stipato di ogni genere di dolcezze, i tito­lari raccontano degli anni d’oro del quartiere, ricordando insie­me i titolari delle altre pasticce­rie nei vicoli: Raffaele Fornaro (vicino alla postierla Vianuova), Gaetano Montuori (di fronte all’arco Madonna del Pozzo), Francesco Zigrino (all’imbocco con via Cava); Lino Mazzarri­si (nei pressi di vico Zippro), il Bar Napoli (all’altezza di vico Fanuzzi) mentre in piazza Fon­tana rinomate erano le produ­zioni del Gran Caffè Basile e del Bar Pulpo il cui titolare era conosciuto come “‘u vurpe”, probabilmente una storpiatura del cognome.

L’attività ha origine con il padre di “Colloche”, Cosimo, che gi­rava con il carretto per Taranto vecchia vendendo i gelati nelle confezioni da 1 e da 2 soldi e i dolci preparati a casa dalla nonna.

“Nah, nah, ste passe ‘u gnure!”, lo deridevano i “pa­narjidde” nel vederlo arrivare, forse a causa della sua carna­gione scura. Inoltre nei cinema, nell’intervallo delle proiezioni, Cosimo vendeva caramelle di produzione artigianale mentre d’estate famose erano le limo­nate fresche servite nel chiosco sotto l’orologio di piazza Fonta­na. La passione per la più dolce delle arti fu tramandata al figlio, Francesco, appunto “Colloche”, che affinò la sua preparazione grazie a Umberto Pignatelli, del rinomato “Principe” di via D’A­quino, mettendosi poi in proprio in via Duomo. Oltre alla bontà della tradizionale produzione dolciaria (babà, veneziane, bi­gnè, pasticciotti ecc.) gli anzia­ni rammentano ancora gli otti­mi “pezzi duri”, un particolare tipo di gelato che un tempo le famiglie meno abbienti pote­vano permettersi solo in parti­colari ricorrenze, come la festa patronale di San Cataldo. Come racconta lo scrittore Giacinto Peluso, quella specialità veniva venduta a prezzo d’occasione, subito dopo lo sparo dei fuochi, per l’impossibilità di conservar­lo adeguatamente. “Colloche” produceva anche la pasta reale per le pecorelle pasquali e la frutta alla martorana, nella tra­dizionale lavorazione di origine siciliana; altre sue specialità erano la frutta candita, i con­fetti (tradizionali e ricci), le ca­ramelle di zucchero e quelle di orzo mentre in estate si vende­vano, in considerevoli quantità, cassate, zuccotti, gelati, limona­te e latte di mandorla. Successi­vamente, come riferito, “Collo­che” trasferì la sua attività poco distante, in locali più ampi, per poi accodarsi a quell’esodo massiccio dal centro storico che dalla metà degli anni settanta ha caratterizzato la storia della nostra città. E adesso, il ritorno alle origini. Nelle passeggiate in via Duomo una tappa in quel­la pasticceria è quasi d’obbligo, sia per deliziare il palato sia per sognare per la nostra Città vecchia un futuro sempre più… dolce.

2 Commenti
  1. Doriana Aiello 11 mesi ago
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    Se vuole può chiedere a mio padre, Riccardo Aiello, figlio di Francesco Aiello detto “Colloco”,perché lo chiamavano in questo modo. Mio padre è pasticcere e gelatiere come mio nonno ed anche a lui chiamano “Colloco”.

  2. Tonino Lenti 11 mesi ago
    Reply

    Giusto per la precisione, Cosimo Aiello detto “Colloche”, per via del cognome della moglie, titolare della pasticceria/gelateria in Via Duomo. Uno dei tanti ricordi della mia fanciullezza vissuti nella Città Vecchia, erano gli anni ’50.
    Questo famoso gelataio che girava col carrettino per le vie e larghi del Borgo Antico, è uno dei tanti personaggi/ambulanti, che
    passavano nel mio rione (Largo Calò), ahimè, oggi in un totale abbandono.

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