11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 17:10:34

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Riondino e il dramma dell’Olocausto

“La guerra è finita”, miniserie di Michele Soavi dal 13 gennaio in onda in prima sereata su Rai Uno

Michele Riondino
Michele Riondino

Michele Ri­ondino su Rai1 da lunedì prossimo, 13 gennaio, per affrontare da un’angolazio­ne diversa il dramma eterno della Shoa.

“La guerra è finita”, minise­rie diretta da Michele Soavi, offre «la possibilità di senti­re le storie che solitamente ascoltiamo da chi è soprav­vissuto, come la senatrice Liliana Segre (richiusa ad Auschwitz quando era una bambina e sopravvissuta a suo padre), da una persona adulta. Qui, invece, sono le vittime a parlare, appena sal­vate. Sul set noi attori adulti abbiamo avuto la respon­sabilità di raccontare certe cose in maniera credibile, ma anche sbagliata, tutelan­do i più piccoli» ha dichiara­to all’Ansa l’attore tarantino, tra i protagonisti della fiction in quattro prime serate, che vede nel cast anche Isabella Ragonese, Valerio Binasco, Carmine Bruschini, Andrea Bosca. Si tratta di uno degli aventi più attesi nel panora­ma televisivo di questo inizio 2020. Per Riondino, «il valore aggiunto di questo progetto è voler raccontare il dramma dell’Olocausto con la forza narrativa del diario di Anna Frank».

«Ci è parsa una storia ne­cessaria, indispensabile» le parole del direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta, «racconta la resurrezione di un gruppo di bambini e ragazzi sfuggiti ai campi di concentramento. Di un fu­turo che ricomincia, lascian­dosi alle spalle un passato doloroso. Il servizio pubblico ha il dovere della memoria. È la prima volta che la Rai tra­duce una vicenda ispirata ad una storia reale – con libertà di invenzione dei personaggi – di questo genere con una serie».

La sceneggiatura è firmata da Sandro Petraglia (che ha firmato, tra l’altro, Perlasca). “La guerra è finita” inizia poco dopo la Liberazione, nei mesi in cui dopo la tra­gedia dei campi di stermi­nio i sopravvissuti tornano a casa. Tra questi, anche bambini e adolescenti che hanno visto e vissuto l’or­rore. Questa storia parla di loro e di adulti coraggiosi che aiutano questi ragazzi a tornare alla vita.

In un’Italia provata, mise­rabile, ridotta in macerie, i ragazzi scoprono il rispetto reciproco, la solidarietà, la voglia di giocare, studiare, lavorare, amare e racconta­re la loro perduta umanità. Per i pochi superstiti delle deportazioni rientrati in Ita­lia, si apre una nuova difficile realtà. Negli occhi e nel cuo­re sono vive e sanguinanti le ferite per le atrocità viste e subite nei campi di concen­tramento dove, spersonaliz­zati e depredati della dignità, sono stati vittime di oltraggi di ogni genere. Lì, dove han­no perduto figli, padri, ma­dri, fratelli.

Come riporta l’agenzia Aska­news, sono bambini usciti vivi dai campi di concentra­mento a raccontare gli orrori della Shoah nella fiction.

Michele Soavi dirige una storia scritta da Sandro Pe­traglia ispirata all’esperien­za di Sciesopoli, dove tra il 1945 e il 1948 furono rac­colti in un istituto più di 800 bambini sopravvissuti, per aiutarli a ritrovare una vita normale. Siamo all’indomani della Liberazione e Isabel­la Ragonese interpreta una psicologa, figlia di un im­prenditore che ha collabora­to con i nazisti, che cerca di aiutare i bambini a ricordare e raccontare, per iniziare a superare il trauma. «Era im­portannte per me ascoltare i bambini come fosse la prima volta che sentivo cose del genere. E’ un modo di sta­re nell’ascolto che mi piace­rebbe mantenere e che con­siglio di mantenre a tutti noi, ogni volta che nel mondo si ripete una storia del genere. Di mantenere quell’indigna­zione, quella rabbia, quello stupore, quel dolore di chi ha sentito per la prima vol­ta». A proposito del fatto che oggi una di quegli ex bambi­ni, Liliana Segre, debba es­sere protetta da una scorta proprio per il lavoro di te­stimonianza che continua a fare, Ragonese dice: «Mi atterrisce l’idea che si sia arrivati a questo punto, nel­lo stesso tempo non smetto di pensare che ci sia anche un altro tipo di Italia. Mi fa molto piacere che sia di Rai1 e quindi abbia la possibilità di arrivare a tantissime per­sone». Michele Riondino in­terpreta un ingegnere ebreo che ha partecipato alla Re­sistenza, a cui sono stati de­portati moglie e figlio, e che ritrova una ragione di vita nell’aiutare quei bambini. Per lui la fiction è utile anche per contrastare tutti i rigur­giti antisemiti. «Il fascismo non può mai essere un’opi­nione e l’antifascismo deve mantenere alta l’attenzione, viva la memoria, e usare le armi giuste per poter contra­stare la barbarie».

“La guerra è finita” racconta la storia di chi è sopravvis­suto e ha trovato una nuo­va via per tornare alla vita, quella piena, quella in cui il dolore lascia spazio alla speranza per un domani mi­gliore, dove nessuno debba mai più rivivere l’orrore delle deportazioni. È una produ­zione Palomar in collabora­zione con Rai Fiction.

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