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Al teatro TaTÀ prima assoluta per il progetto “Medee”

Lo spettacolo in programma domenica 12 gennaio

Il progetto “Medee”
Il progetto “Medee”

L’associazio­ne culturale Ci Provi…amo – Compagnia teatrale Kissa presenta in prima assoluta al Teatro TaTA’ alle ore 21 (in­gresso 20.30) domenica 12 gennaio il progetto dram­maturgico “Medee”; regia e testo: Raffaela Caputo. Una emozionante rivisitazione del mito di Medea, che affascina da sempre per il tema tratta­to, fortemente legato alle crisi di decadimento dei valori. Lo spettacolo della Compagnia Kissa vede in scena Raffaela Caputo – nutrice, Sonia Ma­riella – Medea, Cinzia Greco – Medea, Pietro Zaccaria – Giasone e coro , Sandra Gra­niglia, Fabio Cassano, Co­sima Ferraro, Elena De Luca – coro. La voce narrante è Michele Lonoce, anche Cre­onte e coro. Scene e costumi Francesca Ruggiero, disegno e luci Walter Mirabile, direzio­ne tecnica Nicola Del Con­te. Contributo 10 euro. Info e prenotazioni: 3495613303-3398078810.

Una donna tradita dei nostri giorni , una “ potenziale” Me­dea, è intenta freneticamente a cucire un abito rosso san­gue; nelle pause forzate del suo dolore legge il libro “ Madre e madri”.

Si imbatte nella narrazione dell’inizio dell’amore di Me­dea per Giasone, che pren­de vita dal mare e attraverso una sua danza selvaggia co­munica alla Medea moderna il dramma della loro vita. Ella diventa spettatore unico e privilegiato, la sua fantasia e i suoi pensieri corrono liberi e senza freni come vento sulle onde del mare.

Le parole di Medea diventano i suoi ricordi, le passioni e le emozioni di Medea divengono le sue! I personaggi diventa­no persone, Medea moderna gradualmente fa suoi i dilem­mi di Medea, vive la scissio­ne interiore di cui Medea è paradigma straordinario, fino a un bivio! Un evento impre­visto porta le due Medee a prendere una decisione diver­sa. Il rumore di qualcosa che s’infrange! E come il mare che si vive secondo l’attimo e le correnti, quel rumore è come un clic che conduce la Medea greca a naufragare in un mare di dolore con l’uccisione dei suoi figli e la Medea moderna a trovare il porto sicuro della propria identità.

Il mito di Medea affascina da sempre il drammaturgo che, nelle varie trasposizioni del mito, cerca risposte con va­lenza “universale” alle crisi di decadimento dei valori. “ Il testo fa risuonare la voce unica dell’autore del passato (Euripide e Seneca) e del pre­sente – commenta la regista Raffaela Caputo – ma la fran­tuma in tante voci quanti sono i personaggi attualizzandole. Le parole del testo greco di­ventano le parole del presente della Medea dei nostri giorni. Le vicende agghiaccianti del passato echeggiano anco­ra oggi e diventano simboli capaci di raccontare l’animo umano consentendo agli eroi del passato di diventare ar­chetipi universali delle umane passioni”. Il risultato del lavo­ro è una profonda ed attenta ricerca interiore dell’animo umano, delle pulsioni che at­tanagliano Medea, donna del passato e del presente. “ Tra i tanti temi proponibili all’in­terno della tragedia di Medea – continua la Caputo – mi ha colpito il filo rosso sangue che attraversa i secoli e unisce il passato e il presente: il dolore per “l’amore tradito”. Il dolore non metabolizzato, aggirato, rifiutato si trasforma in rab­bia, odio, vendetta; è il caso della Medea greca, mentre il dolore “attraversato” diventa conoscenza sublimata dello stesso, saggezza che con­sente di acquisire una nuo­va identità più consapevole. Il linguaggio dei personaggi, armoniosa fusione degli stili della tragedia e della quoti­dianità, permette di entrare nel loro mondo, apre le porte delle loro dinamiche interiori, dei loro tormenti. “Attraverso i respiri, le pause, i “non detti” sentiamo la loro pelle per un attimo addosso e questo bre­ve attimo di sospensione dal reale ci fa sentire ancora più vivi e ancorati alla realtà, su­scitando nella potenziale Me­dea l’autodeterminazione del­la sua natura più profonda”.

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