18 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Maggio 2021 alle 15:58:30

Cronaca News

Confcooperative contro la Provincia di Taranto

Al centro delle polemiche i requisiti fissati dal bando di gara per l’affidamento del servizio di integrazione scolastica in favore di alunni diversamente abili

Il palazzo della Provincia
Il palazzo della Prefettura e della Provincia

«Nel momento in cui molte imprese tarantine ri­schiano di chiudere per la vicen­da ex Ilva, la Provincia di Taran­to preclude ad altre la possibilità di concorrere a gare invocando requisiti particolarissimi».

Cosi Carlo Martello, presiden­te Confcooperative Taranto, in merito ad un bando di gara pub­blicato dalla Provincia di Taran­to.

«Taranto rischia di vivere una Chernobyl industriale e il si­stema pubblico/privato cerca di correre ai ripari. Si attiva il tavolo Cis, vengono proposte e finanziate importanti iniziati­ve, si cerca di sviluppare atti­vità di vario genere diverse da quelle siderurgiche. La Came­ra di Commercio si pone come riferimento dei vari Comuni del territorio, della Provincia e dell’Autorità Portuale per coor­dinare eventuali azioni di svi­luppo, facendo anche appello a tutte le categorie economiche affinché promuovano settori imprenditoriali alternativi. Tra i tantissimi timori e le poche speranze – evidenzia Carlo Mar­tello – la Provincia di Taranto avvia la Gara n. 127, relativa al servizio di integrazione sco­lastica/assistenza specialistica anche con diversità neurosen­soriali in favore di alunni di­versamente abili delle scuole di secondo grado della provincia. Potendolo fare, richiede ai fini dell’ammissione alla gara l’av­venuta esecuzione di un unico contratto di punta. Il problema è che il requisito richiesto non è posseduto da nessuna impresa di Taranto, e questa circostanza è ben nota all’Amministrazione Provinciale, così come è noto che poche imprese in Italia lo possiedono. Quindi, nel momen­to in cui molte imprese taranti­ne rischiano di chiudere per la vicenda ex Ilva, la Provincia di Taranto preclude ad altre la possibilità di concorrere a gare invocando requisiti particolaris­simi.

E così la stessa Provincia di Taranto che al tavolo del Cis concorre a stabilire premialità per le imprese tarantine, in al­tra sede le penalizza per ragio­ni incomprensibili – osserva il presidente di Confcooperative Taranto – In altri territori le sta­zioni appaltanti fanno di tutto per sostenere l’imprenditoria lo­cale, arrivando, come ha fatto la Provincia di Trento, a stabilire riserve in favore delle imprese di inserimento lavorativo. Pro­babilmente i disastri di Taranto non interessano l’amministra­zione provinciale che certamen­te non ha mostrato coerenza istituzionale e, totalmente esen­te dal dover rispondere al con­senso popolare, se ne infischia delle sofferenze e delle aspetta­tive delle imprese del luogo.Oc­corre anche ricordare che è pur vero che la stazione appaltante può fissare discrezionalmente i criteri di partecipazione, ma per effetto del decreto legislativo 50/2016 , art. 83, comma 2, deve pur essere garantito l’interesse pubblico ad avere il più ampio numero di potenziali parteci­panti. E nel caso in questione ciò non è stato consentito dai par­ticolarissimi requisiti richiesti. Una Amministrazione pertanto lontana anni luce dalla sua mis­sione istituzionale “tarantina”, che bene farebbe a cambiare de­nominazione chiamandosi “Pro­vincia di nessuno”. Un aborto istituzionale – conclude il presi­dente Martello – nato da una pa­sticciata riforma che la sottrae alle sue responsabilità e che un legislatore attento dovrebbe de­finitivamente cancellare soppri­mendone l’esistenza».

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