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Il ricordo / Pio Rasulo, nobile studioso di estetica

La scomparsa di un docente molto apprezzato. La sua esperienza a Taranto

Pio Rasulo
Pio Rasulo

La scomparsa del professore Pio Rasulo, avvenuta nei giorni di dicembre, mi riempie l’animo di grande ed umano sconforto; se n’è andato il caro Amico in nobile silenzio con quella sere­na espressione di vita, e di vita anche intellettuale, che ha sem­pre caratterizzato la sua squi­sita Personalità, di Amico, di Accademico, di “dominus” dal tratto semplice, ma pieno di fer­ma “Humanitas”.

L’amicizia con Pio Rasulo risale agli anni della mia e sua colla­borazione (giovanile) al “Cor­riere del Giorno”.

Lui firmava i suoi interventi di natura didattica, pedagogica e storica con un’unione sillabica del suo nome e cognome: “Pi­ras” che era Pio Rasulo.

Poi la diuturna, specifica, con­fortevole e confortante attività di lavoro scolastico, che era so­prattutto di pensiero e di meto­do critico, portava lui e me ad una paterna disciplina di mente e di cuore; nello specifico senso (che era sentimento) di amore verso quel culto delle memorie antiche e sempre attuali che quindi era il quotidiano alimen­to della nostra attività di fervidi educatori in quella genesi della scuola fucina di alti e qualificati contributi di intelligenza e virtù nell’operare con i giovani stu­denti al valore dell’Educazione con civiltà dell’esistenza.

Pio Rasulo poi prese con merito la carriera universitaria a Lec­ce quale docente di Estetica, io in quel di Pescara, vincitore di concorso nazionale a preside di Liceo.

Ma, accanto alla laboriosa at­tività di docente, per tutte le sue opere di pensiero, qui ricordo L’oggetto estetico contempora­neo nel quale passa in rasse­gna, con acutezza di giudizio, la critica nella civiltà contempo­ranea, dal dopoguerra ad oggi attraverso l’arte della comuni­cazione di massa e il rapporto della stessa arte nel realismo moderno.

Accanto allo studioso di estetica e, qui di fuga, anche il narra­tore con “La lunga notte della civetta” mi piace ricordare il delicato e dolce poeta Rasulo, autore di quei versi che com­pongono un aureo volumetto di poesie dedicate, peraltro, al ni­pote Alessandro Basile, fulgica meteora con ampia e suadente introduzione di Pierfrancesco Bruni. Liriche elegiache, soffer­te per una inconsolabile trage­dia umana.

Liriche di dolore, ma di un dolo­re soffuso di una chiara religio­sità che supera la morte nella luce del ricordo e del divino.

“Accompagnalo sino al Signo­re” è l’ultima preghiera in versi di Pio Rasulo verso Alessandro, finito quando era ancora “ramo verde carico di gemme. E tu, Madre, prendilo per mano, e accompagnalo in pace / fino al Signore”.

Poesia che è purezza, castità di pensiero e, al tempo stesso, pre­ghiera che sa di fede e di pianto.

“Asfodelo” è il titolo dei versi; l’asfodelo, il fiore antico del mi­stero della vita.

Ora Pio Rasulo ha raggiunto Alessandro e quel suo libro io l’ho visto accanto al suo corpo più senza vita. Addio caro Ami­co, sereno ed illustre compagno di vita e di studio.

1 Commento
  1. antonio 1 settimana ago
    Reply

    Onore alla memorie dell’insigne Prof. Pio Rasulo, al quale la Città intera deve rivolgere un doveroso ringraziamento per aver conferito lustro al nostro patrimonio culturale e sociale. Molto toccante e raffinata la nota di ricordo del Prof. Paolo De Stefano, sempre in grado di suscitare importanti emozioni nel cuore del lettore

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