29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 06:40:22

Attualità News

Smartphone, dall’uso all’abuso

Il prof. Barbanti: «Per i giovani la Rete sta diventando un fine, non uno strumento»

Steve Jobs
Steve Jobs

Era il 9 gennaio 2007 quando davanti alla gremi­ta platea della MacWorld Confe­rence a San Francisco Steve Jobs presentava al mondo la sua ancora imperfetta “creatura”, che avrebbe reinventato e rivoluzionato il con­cetto di telefono. E non solo. In realtà la rivoluzione iPhone, oggi a distanza di 13 anni lo possiamo dire, ha completamente trasforma­to il nostro modo di comunicare, di interagire, di vivere. Sdoganan­do l’uso e l’abuso di internet in ogni dove come mai forse neanche Jobs poteva immaginare. Secondo una recente ricerca dell’università Statale di Milano e della Swan­sea University (Gb), pubblicata sul ‘Journal of Computer Assisted Learning’, l’abuso di Internet ri­duce le capacità di apprendimento degli studenti universitari: a causa della tecnodipendenza gli studenti risultano infatti meno motivati e più ansiosi, con un effetto aggra­vato dal senso di solitudine pro­dotto dall’isolamento in una ‘bolla digitale’.

«La rete» spiega Piero Barbanti, docente di Neurologia e Sport all’Università Telematica San Raffaele Roma «sta diventan­do un fine e non più uno strumento. Lo studio documenta infatti come gli studenti trascorrano più tempo sui social che alla ricerca di notizie e informazioni. Ciò è dovuto alla seduzione esercitata sul sistema nervoso da un sistema che procede per immagini più che per concetti. Nei social pullulano video e foto in continua evoluzione che appagano la nostra parte più istintiva ma pa­radossalmente, fornendo immagini a ripetizione, riducono la nostra capacità immaginativa e creativa, quella capacità che da piccoli ci fa stare ipnotizzati di fronte al rac­conto di una favola che genera in noi sogni immaginifici».

Al lavoro hanno partecipato 285 studenti di corsi di laurea di am­bito sanitario, valutati sotto diversi aspetti: uso delle tecnologie digita­li, capacità di apprendimento, mo­tivazione, ansia e solitudine. Il 25% del campione – un giovane su 4 – ha dichiarato di trascorrere online più di 4 ore al giorno, mentre la quota restante da un’ora al giorno a 3. La dipendenza dal web sarebbe inoltre associata a “un senso di solitudine che renderebbe ancora più diffici­le”. «E’ un rischio concreto quello di acutizzare la solitudine: le ami­cizie, le rotture, i like, le critiche si alternano in maniera cangiante, frutto di impulso più che di ragio­namento. In estrema sintesi, la tec­nodipendenza penalizza il cervello razionale – lento per definizione perché il giudizio critico richiede la metabolizzazione dei fatti – fa­vorendo invece la porzione istinti­va del nostro sistema nervoso, più veloce ma meno evoluta dal punto di vista filogenetico. Ovvio che non possiamo condannare o stigmatiz­zare l’uso di Internet, ma ricordare, parafrasando Shakespeare, che la tecnologia non è buona o cattiva, ma è il suo uso od abuso che la ren­de tale». In fondo lo ripeteva spesso anche Jobs che “la risorsa più pre­ziosa che abbiamo è il tempo”, e non certamente quello virtuale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche