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La povertà umana in scena al Fusco con Lello Arena

“Miseria e nobiltà” al Comunale il 18 e 19 gennaio

In scena Lello Arena
In scena Lello Arena

Miseria e nobil­tà” con Lello Arena (nella foto di Federica Di Benedetto) fa tappa anche a Taranto, al Te­atro comunale Fusco (in via Giovinazzi) dove si registra già sold out per i due spet­tacoli in programma: quello del 18 (alle ore 21) e del 19 gennaio (alle 18,30), entram­bi in cartellone per la stagio­ne organizzata dal Comune in collaborazione con Teatro Pubblico Pugliese.

Firmato dalla regia di Luciano Melchionna, il lavoro teatrale tratto dal testo di Scarpetta ha come protagonista Felice Sciosciammocca, una fra le più celebri maschere nate dal genio dell’attore e autore del teatro napoletano tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.

La trama, già nota a mol­ti, gira attorno all’amore del giovane nobile Eugenio per Gemma, figlia di Gaetano, un cuoco arricchito. Il ragazzo è però ostacolato dal padre, il marchese Favetti, contrario al matrimonio del figlio per via del fatto che Gemma è la fi­glia di un cuoco.

Eugenio si rivolge, quindi, allo scrivano Felice per tro­vare una soluzione. Felice e Pasquale, un altro spiantato, assieme alle rispettive fami­glie si introdurranno a casa del cuoco fingendosi i parenti nobili di Eugenio. La situazio­ne si ingarbuglia poiché an­che il vero Marchese Favetti è innamorato della ragazza, al punto da frequentarne la casa sotto le mentite spoglie di Don Bebè. Dopo averlo sco­perto e minacciato di rivelare la verità, il figlio lo costringerà a dare il suo consenso per le nozze.

Nelle note di regia si legge: “Miseria e nobiltà. Miseria o nobiltà? Una cosa è certa, l’una non esisterebbe senza l’altra, così come il palazzo si­gnorile, affrescato e assolato, non starebbe in piedi senza le sue fondamenta buie, umide e scrostate. Un perfetto ecosi­stema: senza un solo elemen­to, crolla l’intera ‘architettura’. In uno scantinato/discarica, mai finito e mai decorato, dovesi nascondono istinti e rifiuti, tra le ceneri della mise­ria proliferano e lottano per la sopravvivenza ‘ratti’ che pre­sto, travestiti da ‘cani o gatti’, sgomiteranno per salire alla luce del sole. Sono perso­naggi che trascinano i propri corpi come fantasmi affama­ti di cibo e di vita. ‘Ombre si dice siano, queste maschere, ombre potenti’ in bilico tra la miseria del presente e la nobiltà della tradizione, inte­sa come monito di qualità e giusto equilibrio. In un piane­ta dove i ricchi sono sempre più ricchi, grazie ai poveri che sono sempre più poveri, non ci resta che… ridere. E qui Lello Arena giunge perfetto erede di quella maschera tra le maschere che appartenne a Eduardo e ai suoi epigoni.

Lo spettacolo è una produ­zione Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro; l’adattamen­to è a cura di Lello Arena e Luciano Melchionna, men­tre l’ideazione scenica è di Luciano Melchionna; scene di Roberto Crea e costumi di Milla. Musiche Stag; assi­stente alla regia: Ciro Pau­ciullo. Insieme a Lello Arena sul palco saliranno gli attori Maria Bolignano, Luciano Giugliano, Giorgia Trasselli e con Raffaele Ausiello, Vero­nica D’Elia, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Alfonso Dolgetta, Sara Esposito, Car­la Ferraro, Irene Grasso, Fa­bio Rossi. Gli esordi di Lello Arena sono noti a tutti: l’attore deve la sua popolarità a “La smorfia”, il trio che negli anni settanta ha spopolato e del quale fecero parte il grande Massimo Troisi ed Enzo De­caro. La sua lunga carriera lo ha visto protagonista sia sul grande che sul piccolo scher­mo. Nel 1993 Arena pubblica anche un libro, “I segreti del sacro papiro del sommo Urz”, un misto di riflessioni sulla vita camuffate nelle vicende di se stesso. Nel 2003 dà la voce a Pulcinella nel film Totò Sapore e la magica storia della pizza e l’anno successi­vo, mentre al teatro recita in Georges Dandin di Molière, prende parte alla fiction su Luisa Sanfelice nel ruolo dello sbirro della regina Maria Ca­rolina.

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