25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 16:22:59

Cronaca News

Gio Ponti temeva la speculazione edilizia

Concattedrale, l’intervento del Presidente dell’Ordine degli Architetti di Taranto

La Concattedrale di Taranto
La Concattedrale di Taranto

“Amate l’architettura, la antica, la moderna. Amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato – ha inventato – con le sue forme astratte, allusive e figurative che incantano il nostro spirito e rapisco­no il nostro pensiero, scenario e soccorso della nostra vita. Amatela per le illusioni di grazia, di leggerezza, di forza, di se­renità, di movimento che ha tratto dalla grave pietra, dalle dure strutture. Amate­la per il suo silenzio, dove sta la sua voce, il suo canto, segreto e potente amatela per l’immensa gloriosa millenaria fatica umana che essa testimonia con le sue cat­tedrali, i suoi palazzi e le sue città, le sue case, le sue rovine.

Amate l’architettura moderna, dividetene gli ideali e gli sforzi, la volontà di chia­rezza, di ordine, di semplicità, d’onestà, di umanità, di profezia, di civiltà. Ama­te l’architettura moderna, comprendete­ne la tensione verso una essenzialità, la tensione verso un connubio di tecnica e di fantasia, comprendetene i movimenti di cultura, d’arte e sociali ai quali essa partecipa. Amate le meravigliose materie dell’architettura moderna: cemento, me­tallo, ceramica, cristallo, materie plasti­che.

Amate i buoni architetti moderni (…) amateli esigentemente, senza indulgenza; e fateli operare. Esigete da loro case feli­ci e perfette per confortare la vostra vita, con una architettura civilissima bella se­rena luminosa sonante chiara colorata e pura esigete che onorino il vostro lavoro, con civilissimi edifici per la vostra attività esigete da loro scuole e istituti bellissimi civili luminosi per i vostri figli (…) audito­ri meravigliosi per la musica (…), chiese protettrici della preghiera, della speranza e dell’affanno degli uomini; (…)

Esigete da loro, sempre, una architettura piena di simpatia umana, piena di imma­ginazione, nitida, essenziale, pura: pura come un cristallo.”

Così Gio Ponti, nel 1957 nel suo libro “Amate l’Architettura” (non un libro per gli architetti, ma per gli incantati dall’ar­chitettura antica e moderna, come si pre­occupò di puntualizzare subito nele prime pagine), lanciava il suo appello accorato ad amare l’architettura.

Durante i lunghi anni della sua attività professionale, nel suo studio di Via Dezza a Milano, Ponti progetta opere per Milano, per Padova, per il centro di Voghera, per San Paolo, per Buenos Aires, per Bagdad, per Stoccolma , per Caracas. Progetta con Fornaroli e Rosselli, Valtolina e Dell’Orto il grattacielo Pirelli, con Portaluppi il Pa­lazzo della RAS. Progetta e realizza ville, case, cliniche, palazzi d’uffici, alberghi, scuole, centrali elettriche, arredamento di navi. Progetta e realizza Chiese. Organiz­za mostre all’estero, porta un significativo contributo alle Triennali di Milano. É de­signer e decoratore. Sviluppa una intensa attività nazionale e internazionale, con la­vori e scritti, per lo sviluppo del “disegno industriale” con l’istituzione del Premio nazionale del Compasso d’oro. Ponti crea la rivista Domus, scrive libri.

Una così corposa e poliedrica attività pro­fessionale trova il suo compimento con la realizzazione di quella che, insieme al Denver Art Museum, sarà l’ultima grande opera dell’architetto milanese. All’età di quasi ottanta anni, l’8 dicembre 1970 Pon­ti inaugura la nuova Cattedrale di Taranto, nata per volere dell’arcivescovo Motolese con il quale l’anziano architetto instaura un connubio fatto di centinaia tra lettere e disegni. Negli anni della sua ideazione la città è in pieno rinnovamento. Sono gli anni dell’avvio dell’attività del Centro siderurgico, della convinzione che le ma­gnifiche sorti e progressive dell’industria avrebbero rilanciato una città in crisi. Sono gli anni del Concilio Vaticano II e delle innovazioni introdotte nella liturgia e conseguentemente nell’impostazione dei nuovi luoghi di culto. La nuova Cattedrale per la nuova Taranto che in quegli anni sta­va costruendosi in tutta fretta e con poche regole e poca attenzione alla qualità gene­rale dell’architettura e degli spazi urbani, si fondava su un’idea senza precedenti: una vela traforata in calcestruzzo armato a sostituire la tradizionale cupola o le torri come elemento verticale di spicco. Disse Ponti: “Ho pensato: due facciate. Una, la minore, salendo la scalinata, con le porte per accedere alla chiesa. L’altra, la mag­giore, accessibile solo allo sguardo e al vento: una facciata per l’aria, con ottanta finestre aperte sull’immenso, che è la di­mensione del mistero…”.

Per l’architetto e critico dell’arte Luigi Moretti “Questa quasi immateriale strut­tura è essa, ed essa sola, la chiesa (…) impasto di concretezza e di aria dedicata al cielo”.

La Concattedrale di Taranto, che dopo cinquanta anni dalla sua costruzione, sta attualmente sostituendo in popolarità an­che il grattacielo Pirelli, ha meritato fi­nanche l’attenzione dei curatori della am­pia retrospettiva su Gio Ponti conclusasi al Musée des Arts Décoratifs di Rue de Rivoli a Parigi nel febbraio del 2019, che hanno pensato bene di includere proprio la ricostruzione di un brano della “vela” tarantina all’ingresso della mostra, come un vero e proprio archetipo dell’architet­tura di Ponti.

Gio Ponti architetto ebbe la protezione dell’illuminato arcivescovo Guglielmo Motolese anche quando qualcuno metteva in dubbio il valore dell’opera del maestro milanese, sia durante i lunghi anni della progettazione che negli anni successivi. Non ha avuto analogo trattamento e consi­derazione da parte della città che ospita la sua ultima grande opera architettonica se è vero che in questi ultimi cinquanta anni la chiesa on è stata “aggredita dal verde”, come negli auspici espressi da Ponti nel suo progetto ma da una vorace speculazio­ne edilizia che ne ha radicalmente trasfor­mato l’habitat in cui l’edificio doveva vive­re ed accogliere la popolazione dei fedeli. Tutto ciò è ancora più vero se vi si leggo­no gli accorati appelli dei mesi successivi all’inaugurazione della Concattedrale in cui l’architetto si affrettava a prefigurare l’impossibilità di completare al meglio il suo progetto se le aree circostanti alla chiesa non fossero state sottratte sin da subito alle spinte speculative dell’epoca. Evidentemente così non è stato e gli ultimi cinquanta anni ne sono la testimonianza, sono caratterizzati da una incuria senza precedenti verso l’edificio, le vasche nelle quali la vela doveva rispecchiarsi e l’area circostante e retrostante. Tale degrado, culturale più che fisico, che toccò il culmi­ne alla fine degli anni 80 del secolo scorso con la copertura delle vasche per farne un ampio parcheggio, ha visto negli ultimi anni alcuni tentativi messi in atto per in­vertirne la tendenza con interventi manu­tentivi più o meno riusciti che hanno inte­ressato le facciate esterne, meno le vasche e l’intorno, ancor meno la parte retrostante della chiesa in cui regna incontrastato il degrado e l’abbandono dove avrebbero do­vuto sorgere gli edifici delle opere parroc­chiali. E così, quella che sarebbe dovuta essere il simbolo della Taranto moderna giace mimetizzata tra anonimi stabili resi­denziali, priva da sempre anche di un ben che minimo pannello informativo che ne sappia raccontare l’idea, il progetto ed il valore riconosciuto in tutto il mondo e un po’ meno a casa nostra dove ancora ci si divide tra ammiratori e detrattori dell’o­pera architettonica. E ancora priva, fino a prova contraria, di un vincolo di tutela che ne possa almeno preservare l’integrità e riconoscerne la dignità di opera monu­mentale, così che nessuno nel prossimo futuro possa approcciarsi ad essa con la facilità con cui si interviene sull’anonima edilizia residenziale.

Tutto questo mentre ci si prepara ad ospi­tare le corpose manifestazioni previste per la celebrazione dei cinquanta anni dalla sua inaugurazione con l’auspicio che i ta­rantini finalmente si accorgano di quanto architetti e non solo di tutto il mondo ci in­vidiano. Amate l’architettura, diceva Gio Ponti. Amate l’Architettura.

Massimo Prontera
Presidente Ordine Architetti Pianificatori
Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Taranto

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