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Arsenale, stallo sulle assunzioni

Critiche dai sindacati: «Finora solo parole. Aspettiamo di vedere i fatti»

Arsenale Militare
Arsenale Militare

«Dopo tante paro­le aspettiamo di vedere i fatti».Lo affermano, in una nota con­giunta, le sigle sindacali di ca­tegoria Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, Confsal Unsa, Flp Difesa e la rsu dell’Arsenale in riferimento al piano delle assunzioni.

«Da anni portiamo avanti la vertenza Arsenale con lo sco­po di mantenere, valorizzare e rilanciare le potenzialità dello stabilimento di manutenzione del naviglio militare, che da ol­tre cento anni è parte integran­te del territorio jonico, della sua storia e della sua econo­mia – osservano Grazia Albano (Fp Cgil); Massimo Ferri (Cisl Fp); Giuseppe Andrisano (Uil Pa); Cosimo Gualano (Confsal Unsa); Pasquale Baldari (Flp Difesa); Lorenzo Caldaralo (rsu) – Oggi che il basso Medi­terraneo è ancor più un punto nevralgico per la sicurezza In­ternazionale, non trascurando la problematica dei flussi migra­tori che sta assumendo dimen­sioni elevate, la Base Navale e l’Arsenale, sono fondamentali nelle strategie geo-politiche, è necessario che il Governo af­fronti con la giusta tempestivi­tà i gravi e ormai improrogabili problemi in cui l’Arsenale di Ta­ranto versa da troppo tempo. E’ appena il caso di ricordare che la Marina militare, con i suoi importanti insediamenti Tecnici e Logistici (Arsenale, Base Na­vale, Direzione di Magazzini, Direzione di Munizionamento, Marigenimil, ecc..) è da sempre parte importante e imprescindi­bile dell’economia e della storia di questo Territorio e tutti in­sieme contribuiscono a favorire l’occupazione di circa 15.000 unità tra diretti, militari e indot­to.

La maggior parte di questi insediamenti hanno ragione di esistere grazie alla funzione e all’operatività dell’Arsenale che invece, oggi è messa fortemen­te a rischio per la mancanza di nuove e consistenti assunzioni di personale civile, compro­mettendo tutto il sistema Difesa nel territorio Jonico con conse­guenti ricadute occupazionali. I punti della Vertenza continuano ad essere: 1) Mantenimento del ruolo pubblico delle manuten­zioni: garanzia di sicurezza per il Paese in quanto assicura l’ in­dipendenza manutentiva e funge da calmiere dei costi nelle ri­parazioni; 2) Turn Over del per­sonale: un esigenza non più rin­viabile, considerando non solo le carenze organiche attuali, ma quelle prevedibili entro il 2021, in seguito ai pensionamenti; 3) Piano di formazione sulle nuo­ve unità navali, anche mediante la riattivazione della scuola Al­lievi Operai; 4) Completamento del piano di ammodernamen­to dello Stabilimento di lavo­ro. Portare a rapida soluzione i punti appena citati – evidenzia­no i sindacati – ci consentirebbe, non solo di dare una pronta ed efficiente risposta alle priorita­rie esigenze delle manutenzioni delle unità navali della Marina militare ma di mettersi sul mer­cato ed offrire strutture e ma­estranze per ampliare la filiera produttiva attraverso la com­partecipazione alle attività di refittaggio e/o demolizione delle unità navali, per offrire a Km 0 materia prima per il siderurgico, nonché aprire i nostri bacini an­che ad unità mercantili offren­do supporto logistico e tecnico alle attività del nuovo gestore del porto di Taranto. L’attenzio­ne di più attori istituzionali, dal comune ai parlamentari, fino ad oggi ha portato ad una serie di promesse non mantenute tra cui, le risicate assunzioni che erano state previste dalla legge di bilancio 2019 ed in ultimo, l’ipotesi sbandierata da tutte le parti di assunzioni per 315 unità lavorative nell’arco di tre anni (105 unità annue) ma non previ­sta dalla legge di bilancio 2020 o da altri provvedimenti legisla­tivi successivi tali da garantire la copertura economica delle stesse. Va sottolineato da parte nostra, che i numeri di assun­zioni sfoggiati da più parti sono sicuramente insufficienti rispet­to all’esodo dei lavoratori, a se­guito dei pensionamenti a vario titolo avvenuti e che avverranno nei prossimi anni e, rispetto al rilancio dell’Arsenale di Taranto che deve rispondere con profes­sionalità numeriche ed adeguate alle esigenze delle nuove Unità Navali ed anche alle dotazioni organiche attualmente previ­ste».

A tale riguardo, la rsu e le or­ganizzazioni sindacali di Taran­to ritengono necessaria la loro presenza in tutti i tavoli istitu­zionali e decisionali in cui si parla dell’Arsenale di Taranto, insieme agli attori istituzionali locali e nazionali che si rende­ranno veramente disponibili, nel pretendere di conoscere il “Piano Industriale Integrato 2020-2025” allo studio dello Stato Maggiore Marina e l’ema­nazione di un corso-concorso, con bando unico, per almeno 600 unità lavorative con profes­sionalità tecnico-specialistiche. Dopo tante parole, parole, paro­le… aspettiamo di vedere i fatti. Noi ci siamo».

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