02 Marzo 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Marzo 2021 alle 15:17:50

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“Taranto legge” incontra la Shoah

“La poesia nel ghetto di Varsavia”: incontro nell’Aula Magna del Pacinotti lunedì 20 gennaio

La Shoah
La Shoah

Per il secondo appuntamento con “Taranto legge” – la rassegna cultu­rale giunta, quest’anno, alla sua quinta edizione – lunedì 20 gennaio, alle 16, nell’Aula Magna dell’Istituto “Pacinotti” (in via Lago di Trasimeno) è in programma un incontro dal titolo “La poesia nel ghetto di Varsavia”.

Ospite dell’iniziativa è Filome­na Montella (docente di Let­tere attualmente in servizio presso l’ITET “de Viti de Mar­co” di Triggiano) con cui dialo­gherà Lucia Schiavone.

L’incontro rientra nel calenda­rio di appuntamenti organiz­zati dalla comunità di lettori che vede insieme sei scuole superiori tarantine: Archita, Aristosseno, Calò, Ferraris, Principessa Maria Pia e Pi­tagora. La rete è sostenuta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Taranto e da numerose realtà culturali, pri­me fra tutte le Librerie Mon­dadori e Dickens, i Presidi del Libro di Taranto e Leporano.

“Taranto Legge” incontra, dunque, la Shoah grazie alla professoressa Montella: una vita di studi e di ricerca nel campo della cultura classica, della didattica, della storia, già esperta di “astronomia letteraria” e di “apprendi­mento della letteratura come esperienza di vita”, da qual­che anno sta condividendo con giovani e colleghi in giro per l’Italia un corso di forma­zione sulla storia e la didattica della Shoah presso l’Istituto di studi superiori per l’Olocausto dello Yad Vashem di Gerusa­lemme, organizzato dal MIUR.

“Si può produrre arte durante l’orrore? Può la poesia salva­re? Può la parola essere più forte delle armi o di una ca­mera a gas?” – si chiede la Studiosa e propone la lettu­ra ed il commento della Po­esia del ghetto di Varsavia. «Durante la Seconda Guerra Mondiale, anche le arti furono calpestate al pari degli esse­ri umani. Per alcuni degli op­pressi della Shoah, tuttavia, esse rappresentarono un’an­cora di salvezza, un momento di vita, un riscatto dal buio. In particolare la poesia, le poe­sie di Wladyslw Szlengel e di Yitzhak Katzenelson, poeti del ghetto di Varsavia, ritrovate nell’archivio predisposto dallo storico Ringelblum. Negli ul­timi mesi del ghetto le parole potevano fare ben poco. Un destino comune legava i poeti e l’uditorio e conferiva ai versi una legittimità e un’autorevo­lezza che nessun virtuosismo artistico, nessuna ricerca estetica avrebbe potuto egua­gliare» – afferma Filomena Martella.

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