14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Aprile 2021 alle 08:30:25

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Abusi, la denuncia della prof tarantina

Un ipovedente avrebbe molestato su un bus alcune studentesse: arrestato

Ragazze palpeggiate sul bus
Ragazze palpeggiate sul bus a Milano

È stata una docente tarantina a denunciare un caso di presunte molestie subite dalle sue studentesse. Il fatto si è verificato a Milano giovedì 16 gennaio. Tre ra­gazze, tutte minorenni, studentesse di un noto liceo milanese, avrebbe­ro subito particolari attenzioni da un ipovedente all’interno di un bus della linea 94.

Secondo la ricostruzione offerta dalle ragazze, l’uomo con la scusa di farsi aiutare a salire sul pullman avrebbe palpeggiato le studentesse e avrebbe perisno tentato di baciar­le.

Le ragazze si sono poi rivolte ad una loro insegnante, appunto la do­cente di origine tarantina, che ha subito segnalato il caso alle forze dell’ordine. Gli investoigatori han­no rintracciato l’uomo, un 40enne, e lo hanno arrestato e condotto al carcere di San Vittore. Si ritiene che possa trattarsi di un molestato­re seriale.

La professoressa, che ha frequen­tato il Liceo Tito Livio di Martina Franca, ha poi pubblicato le sue ri­flessioni attraverso un post su face­book.

«Ho agito – ha scritto la docente – come un cittadino qualsiasi do­vrebbe fare in certe situazioni: è questione di profondo senso civico, di rispetto di se stessi e di difesa di chi non deve sperimentare, a nessu­na età e men che meno a quindici anni, azioni, gesti e comportamen­ti che generano intima e frustrante vergogna. Accadeva da tempo a quanto pare. Perché tanta inerzia? Perché tante scolarette hanno dovu­to subire le avances di un uomo per anni e sono state giudicate male­ducate quando si tenevano lontane dall’ipovedente che non volevano aiutare?»

«Mi dicono – ha scritto ancora la docente – che ho avuto “coraggio”. Coraggio di che cosa? Io ho avuto forse la lucidità di capire che cosa stava accadendo e di scorgerne la si­stematicità. Non avevo alternative e mi sono assunta una responsabilità che ho portato avanti fino alla fine. Il coraggio è stato delle ragazze che hanno dovuto – credo – ripercorre­re, descrivere, circoscrivere, offrire dettagli precisi su quello che i loro corpi e i loro animi hanno vissuto. Il coraggio è stato delle loro madri che ci hanno raggiunto in questura per supportare noi (non solo perché genitori di minori)».

«Stanotte – ha raccontato la prof – ho dormito male perché pensavo a quell’uomo e alla sua infelicità. Alla sua vita già sfortunata ora rovinata dalla denuncia di una professores­sa di liceo. Io sono andata dai miei studenti convinta però che non ci sono attenuanti in questi casi, mai. Avrebbe dovuto da sé difendere la sua dignità e non toccare, è il caso di dirlo, quella di molte ragazzine».

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