19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 17:24:06

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Ricordando Marche Polle: ‘A uè mo?

La storia di uno dei personaggi più caratteristici della tarantinità

Amedeo Orlolla “Marche Polle” (archivio Nicola Cardellicchio)
Amedeo Orlolla “Marche Polle” (archivio Nicola Cardellicchio)

Marche Polle, al secolo Amedeo Orlolla, ancor oggi appare fra i personaggi più caratteristici della tarantinità, improntata allo schietto buonu­more. Suoi ritratti appaiono in numerosi esercizi commerciali cittadini, col berretto alla fer­roviere, la sigaretta fra le dita e il sorriso … un po’ troppo sgangherato. Un imprendito­re starebbe anche pensando di intitolargli una birra artigiana­le. In questi giorni in cui cade l’anniversario della morte (11 gennaio 1982), il suo ricordo gira frequentemente sulle pa­gine facebook dedicate alla ta­rantinità. Lo si rammenta per lo scherzoso “’A uè mò?” con cui invitava ad acquistare le bu­ste delle schedine precompila­te della Sisal o i biglietti delle lotterie nazionali. Un’altra sua frase celebre era “Appuèndete ‘nnanze!” (“Abbottonati davan­ti!”) accompagnata da un gesto che induceva il malcapitato a dare un’occhiata alla braghetta dei pantaloni ritenuta aperta e che tale non era mai. Amedeo inoltre non mancava di essere invitato ai matrimoni, al taglio della torta, quale segno di buon augurio per gli sposi, con cui posava anche nelle foto di rito.

Lo studioso di tarantinità Ange­lo Fanelli, attraverso documenti da lui rintracciati e consultati, accertò che Amedeo Orlolla nacque, terzogenito, da Giovan­ni e Angela Raffaela Portula­no, il 27 agosto 1895 in via Di Mezzo ‘senza numero’; in un palazzo situato tra l’allora vico San Marco e vico Galera e, pre­cisamente di fronte allo stabile (ancora esistente) contrasse­gnato con il civico 154, nel cui portone tale l’ortolana Carmela Di Comite, detta ‘A Brigatiere’, vendeva le verdure.

Suoi fratelli furono, nell’ordine, Teresa, Vincenza Maria, Rober­to e Giuseppe. La madre faceva la filatrice di bambagia, lana e bisso mentre il papà esercitava il mestiere di barcaiolo, traghet­tando i passeggeri dalla Stazio­ne Torpediniere alla passerella e viceversa, mentre d’estate conduceva occasionali turisti in giro per il Mar Piccolo. Spie­ga ancora Angelo Fanelli che il soprannome “Marche Polle” apparteneva al papà, derivante dall’essere stato imbarcato, per un certo periodo, sull’incrocia­tore Marco Polo, nomignolo che Amedeo poi ereditò.

Marche Polle svolse molti la­vori: da uomo di fatica presso fornai e carbonai a venditore di bandierine e girandole colorate. La sua figura fu legata anche al periodico dialettale “’U Pana­rijdde”, diretto prima da Alfre­do Petrosillo e poi da Gregorio Andriani, del quale fu assiduo divulgatore per le strade.

Amedeo lavorò fino ad età mol­to avanzata, trascinandosi sulle gambe ormai provate dai ma­lanni dell’età e da chilometri e chilometri percorsi giornalmen­te. Nessuno osò mai molestarlo e tanti gli mostravano il loro af­fetto offrendogli un caffè, una sigaretta o il panzerotto alla “Dreher” di piazza Maria Im­macolata, allora popolarissimo ritrovo nella Taranto degli anni Sessanta.

Trascorse la vecchiaia ospite della casa di riposo comunale in via delle Ceramiche, dove le scolaresche, in visite d’istruzio­ne, non mancavano di cantargli, a seguito di incessanti richieste, le canzoni della sua gioventù, fra cui “Faccetta nera”, con vi­sibile e nel contempo divertito disappunto delle insegnanti.

Marche Polle morì a 87 anni. I funerali, la sera del 12 gennaio, ebbero grande partecipazione di popolo: Dopo la messa ese­quiale in San Francesco, un lungo corteo, con tanto di ban­da, accompagnò il feretro fino a piazza Immacolata per il sa­luto finale e il corale “Amedeo, a uè mo?” seguito dal grande applauso. Poi, la partenza per il San Brunone, dove attende la Resurrezione in un loculo del­la galleria comunale, davanti al quale i fiori (e le sigarette) non mancano mai.

 

3 Commenti
  1. Nicola De Comite 1 anno ago
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    Ho dedicato una poesia in dialetto a March Poll e condivisa su Controverso di Lisi che pubblica le poesie sul vostro giornale, pensavo di vedere pubblicata la mia poesia sul pezzo da voi dedicatogli, ma vedo che siete poco propensi a pubblicare il vernacolo Tarantino.
    Cercate di valorizzare il Cataldiano molte associazioni e le scuole lo stanno riscoprendo fate anche voi la vostra parte per valorizzare la nostra cultura Grazie

  2. Antonio 1 anno ago
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    E la Taranto di altri tempi, dove non solo lui Marke Polle girava per le strade cittadine, c’era Giuvann portafoglio, Taddin, che andava in giro con la giacca chiusa con decine di spille e aveva sempre delle pietre in tasca, non ricordo il nome di ( forse zio giuva’) che andava in giro con la trainedda tirata dall’asino e che quando si fermava era uno spasso guardarlo che cercava di convincerlo a riprendere il cammino.
    Io mi sono sposato nel 75, e il ricevimento nuziale fu al girarrosto in via Di Palma, fu allora che Amedeo( io lo sempre chiamato con il suo nome) entro’ nel locale, e subito fu festa, lo invitai al tavolo degli sposi( e conservo gelosamente le foto) e si MiSE a mangiare con appetito, era la mia Taranto, la nostra Taranto, schietta e sincera, peccato averla bruciata con l’inquinamento e l’assenteismo politico, non mi dilungo, altrimenti non smetto di scrivere.

  3. Marinella 1 anno ago
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    Bellissimo articolo in ricordo di quest’uomo di cui non conoscevo la vita ma che è stato un personaggio “famoso ” della nostra città

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