11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 15:52:57

Cronaca News

Il sogno: un concerto alla Concattedrale di Taranto

Matteo Licitra, nipote di Gio Ponti, lancia la proposta dal nostro giornale

La Concattedrale di Taranto
La Concattedrale di Taranto

«Sono stato sfortu­nato: ogni volta che sono venuto a Taranto non sono mai riuscito a vedere le vasche nel loro origi­nario splendore perché o erano sporche o addirittura trasformate in un parcheggio».

Matteo Licitra, personalità po­liedrica con interessi che vanno dall’architettura alla musica, è il nipote di Gio Ponti. Non na­sconde il suo rammarico nell’ap­prendere che ancora oggi quelle vasche, il mare ideale nel quale dovrebbe riflettersi la vela tra­forata della straordinaria archi­tettura progettata da suo nonno, sono ancora molto trascurate, come trascurato è tutto il conte­sto intorno alla Gran Madre di Dio. Un destino immeritato per una delle più grandi opere archi­tettoniche del Novecento.

Racconta Matteo a TarantoBuo­nasera: «Mia madre Lisa (scom­parsa ad aprile dello scorso anno all’età di 97 anni, ndr) è stata per quarant’anni redattrice e anche direttrice di Domus (la rivista di architettura fondata proprio da Gio Ponti,ndr). Mi ripeteva spes­so che suo padre, cioè mio nonno, le aveva dato un incarico molto speciale: far sapere al mondo che la Concattedrale di Taranto era la sua opera più importante».

Quest’anno la Concattedrale vo­luta da monsignor Guglielmo Motolese compie 50 anni e Mat­teo Licitra vorrebbe che questo evento fosse celebrato degnamen­te: «Bisognerebbe dargli una di­mensione internazionale. Io ho un desiderio: tenere in Concattedra­le un concerto di musica atonale che in quell’architettura sarebbe perfetta. Ho tenuto un evento si­mile all’auditorium di Stoccolma progettato da mio nonnno con Pierluigi Nervi. E poi a Taranto mi piacerebbe fare una lectio ma­gistralis sull’opera di Gio Ponti».

La dimensione internazionale: due grandi capitali europee, pri­ma Parigi e poi Roma, hanno de­dicato a Ponti una grande mostra (a Roma in pieno svolgimento al Maxxi) dove proprio la Concatte­drale emerge come la sua opera regina. «I primi a celebrare mio nonno – dice Matteo – sono stati i giapponesi. A Tokio gli dedica­rono una mostra nel 1986. Anni fa vidi anche un origami che ri­produceva la concattedrale (ne abbiamo parlato nel numero di sabato 16, ndr). Ora c’è grande interesse culturale nei suoi con­fronti da parte dei cinesi: io e mia moglie abbiamo curato l’edizione cinese del volume “Gio Ponti, l’opera”, scritto da mia madre, che il prossimo 29 marzo sarà presentato a Napoli alla presenza dei rappresentanti della comunità cinese».

Ma nella vita privata com’era Gio Ponti? «Era una persona molto scherzosa. Una volta quando ero ragazzino mi regalò un paio di falsi occhiali: al posto delle lenti erano disegnati due occhi dallo sguardo molto attento e mi dis­se: “Tieni, questi sono fatti per dormire alle conferenze”. Ero il suo primo nipote e forse anche il suo prediletto. Mia madre rimase vedova molto giovane e lui ebbe una grande cura per me e per mio fratello. Quando sono cresciuto mi sollecitò a frequentare il suo studio per imparare, ma ad una condizione: dovevo tagliarmi i capelli».

Di Taranto Matteo ha ricordi molto particolari: «Eravamo lì con mia madre e un signore ci accompagnò in Città Vecchia: “Venite, vi faccio vedere le cata­combe”. Ci portò in una casupo­la dove una famiglia era a tavola che pranzava. Bene, spostarono il tavolo, aprirono una botola e ci calammo giù. Fu una esperienza fantastica, incredibile».

Poi c’è quella fotografia del nonno con il colbacco seduto a lavorare nel cantiere della Concattedra­le. Matteo svela un particolare: «Quel copricapo proveniva da Islamabad, in Pakistan, dove mio nonno aveva progettato gli edifici della nuova capitale amministra­tiva».

Il pensiero finale è per la Con­cattedrale: «È un luogo che in­duce a raccogliersi in se stessi. È un centro di energia positiva. Mi piacerebbe creare eventi, con le realtà culturali e artistiche ta­rantine, per sprigionare questa energia positiva. Dall’architettura della Concattedrale può partire una rivoluzione, in grado magari di portare benefici anche per af­frontare la complessa questione ambientale».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche