16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 15:43:58

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“Tolo tolo” visto dagli extracomunitari

«Ha picchiato i pregiudizi degli italiani» hanno detto i ragazzi venuti da Mali, Senegal e Gambia

Luciano Di Giorgio e i ragazzi ospiti dell’Orfeo
Luciano Di Giorgio e i ragazzi ospiti dell’Orfeo

«Molto bello, a me è piaciuto tanto: ha picchiato quegli italiani che hanno pre­giudizi nei confronti di quelli come me, di colore, altro che film razzista!». Abdo, gam­biano, ventidue anni, parla un perfetto italiano. Sabato sera all’uscita del cinema Orfeo di Taranto, non ha dubbi. Parla di “Tolo tolo”, film scritto, di­retto e interpretato da Checco Zalone, finito nell’occhio del ciclone di una parte della cri­tica per presunti temi razzisti. A cominciare da una canzone “Immigrato”, colonna sonora del film, alla quale ognuno ha dato una sua interpretazione.

Abdo, operatore della coope­rativa Costruiamo Insieme, con colleghi ed amici della stessa cooperativa ha raccolto l’invi­to dei titolari del cinema di via Pitagora, Luciano e Adriano Di Giorgio. «Qualche mese fa ave­vo sentito e letto – prosegue il ragazzone che sfiora il metro e novanta – che Checco Zalo­ne ci avrebbe attaccati e offesi con una sua canzone; conosco a memoria tutti i suoi film, la sua comicità, l’altro giorno ho rivisto in tv “Cado dalle nubi”: la sua canzone, “Angela”, più la sento e più mi fa ridere; in quell’oc­casione avrebbero dovuto ri­sentirsi le donne, invece non lo hanno fatto, evidentemente le signore hanno mostrato più saggezza di altri…».

Checco Zalone
Checco Zalone in una scena di Tolo Tolo

«A me il film ha divertito molto – dice Luciano Di Giorgio – e non lo dico in quanto titolare del ci­nema che tiene in programma­zione “Tolo tolo” dallo scorso 1 gennaio; mi sono posto qual­che domanda, volevo confron­tarmi con altri per conoscere opinioni, anche forti, se ce ne fossero state; per questo con mio fratello Adriano abbia­mo rivolto l’invito a un gruppo di ragazzi per vedere il film e darmi la loro spassionata opi­nione, disposto a condividerla qualsiasi questa fosse stata: ora posso dire che non ave­vo dubbi, mi interessava però conoscere il parere di ragazzi come loro, extracomunitari, stranieri che hanno imparato in fretta l’italiano e che, credo, in quanto a sensibilità, possano dare punti a più di qualcuno, specie a quanti vedono com­plotti e congiure ovunque, an­che in un film che avrebbe una sola “mission”: far trascorrere un’ora e mezza nella massima spensieratezza».

Con Abdo, due colleghi ope­ratori, Roberta e Francesco. E con loro anche Modou e Bou­bakary, senegalesi di trenta­trè e ventuno anni, e Ibrahim, maliano, ventisei anni. «A me è piaciuta l’idea che Zalone ab­bia raccontato la storia al con­trario – dice “Ibra” – cioè quella di un italiano in Africa, per far capire cosa significhi la diver­sità».

I ragazzi, alla fine della pro­iezione, sostano per qualche istante nel foyer dell’Orfeo. Scambiano ancora opinio­ni, le sommano fra loro, tutti d’accordo: il film va promosso. «Dovessi dare un voto anche io – dice “Bouba” – gli darei un bel dieci, mi ha riportato nel mio clima africano e fatto ridere, specie quando – non conoscendo la lingua – il pro­tagonista si becca un “vaffa”: capita che qualche volta possa sfuggire una di queste espres­sioni forti, ne abbiamo sentite, basta non darci peso…».

«L’Italia è un Paese da pro­muovere con il massimo dei voti – completa Modou – se anche uno ti manda al diavolo, altri cento sono pronti ad acco­glierti a braccia aperte».

«Abbiamo riso tanto, comincia con tante battute – conclude Abdou – prosegue con qual­che riflessione che dovrebbe far pensare africani ed euro­pei, sia chiaro, e finisce come fosse una favola, con i saluti di Checco Zalone che promette di tornare in Africa con “cento chili di permessi di soggiorno” per tutti».

«A noi il film è piaciuto – dicono Roberta e Francesco, opera­tori – la cosa bella è che ab­biamo riso insieme ai ragazzi, nello stesso momento, eviden­temente non erano battute di­scriminanti; non per scomoda­re Shakespeare, ma possiamo dire che, alla fine, intorno al film c’è stato molto rumore per nul­la: “Tolo tolo” è brillante, strap­pa risate e riflessioni, crediamo che tanto basti».

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