19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

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“Terezin”: serata d’ascolto al TaTà per non dimenticare

Giovanni Guarino
Giovanni Guarino

Serata d’ascolto e narrazione nel foyer del TaTà (l’auditorium in via Grazia De­ledda – quartiere Tamburi) lunedì, 27 gennaio, alle 18: l’appuntamento, programmato per ce­lebrare la “Giornata della memoria”, organiz­zato da Crest e Soroptimist Club, vedrà Gio­vanni Guarino impegnato nella narrazione di “Le farfalle di Terezin”, liberamente tratta dal libro “La repubblica delle farfalle” di Matteo Corradini.

La cittadina fortificata di Terezin, situata a ses­santa chilometri da Praga e sede di caserme e prigioni nella prima guerra mondiale, dalla fine del 1941 fu trasformata dai nazisti in ghet­to e campo di transito per gli ebrei di quella zona dell’allora Cecoslovacchia annessa al Reich. Nel campo di Theresienstadt conflui­rono in seguito gli ebrei tedeschi, in partico­lare gli anziani, gli austriaci, gli olandesi e i danesi. In un luogo dove abitavano settemila persone furono stipati più di cinquantamila ebrei. La vita nel ghetto era in parte gestita dal Consiglio ebraico che su ordine dei nazisti aveva il compito di stilare le liste di coloro che sarebbero dovuti partire verso Auschwitz.

È in questo sfondo che un gruppo di ragazzi reagisce alle violenze, alla paura, ai soprusi, incontrandosi, tra il 18 dicembre 1942 e l’a­gosto 1944, ogni venerdì sera in gran segre­to. Da questi incontri, nascerà un giornale, il Vedem (Avanguardia), realizzato con il con­tributo di tutti, anche dei più piccoli: disegni, poesie, rubriche, recensioni. Le riunioni di re­dazione diventano un momento prezioso per scambiarsi pensieri, timori e, soprattutto, per dar spazio ai sogni. Il Vedem, che produsse più di 800 pagine, molte delle quali sono ora conservate nel Memorial di Terezìn e nel mu­seo Yad Vashem di Gerusalemme, sarà per i ragazzi di Terezín l’unico modo per resistere, lottare e testimoniare la voglia di vita nono­stante la brutalità che circonda le loro esi­stenze. Grazie al loro sacrificio, le atrocità di Terezìn sono giunte fino a noi, per non dimen

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