17 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Aprile 2021 alle 18:16:49

Cronaca News

L’archeologia del mare e Taranto

La necessità di un piano di investimenti che possa riguardare i beni culturali

Pierfranco Bruni
Pierfranco Bruni

Più volte ho sottolineato l’impor­tanza di un piano di investimenti – valorizzazione che possa riguar­dare i beni culturali. Ho (abbiamo) speso tante pagine per discutere su ciò. Credo, comunque, che sia giunto il momento più opportuno per poter guardare con molta at­tenzione ad un legame stretto tra i beni culturali e le risorse tradizio­nali di una città che ha la sua pre­cisa identità nella cultura del mare.

La nascita di una Soprintendenza del mare per Taranto è un dato fondamentale che potrebbe carat­terizzare sia in termini scientifici che didattici una impresa innova­tiva sul piano culturale. È stata una ottima idea quella di focalizzare l’attenzione sul legame tra beni culturali e mare. Una attenzione che parte dal versante istituzionali è una chiave di lettura intrapren­dente e coraggiosa. Ma questo significa che trasforma il modello di bene culturale nella sua conce­zione tradizionale, per Taranto, in una visione articolata che è quello dell’incontro tra storia di terra e civiltà di mare. È naturale che non bisogna aspettarsi risultati imme­diati ma a lunga gittata. Cambia il “valore” anche di bene archeolo­gico e lo trasforma, tout court, in bene materiale e immateriale.

Un conto è uno scavo fatto su un humus terrigno con tecniche nuo­ve e antiche. Un discorso diverso è la ricerca e la individuazione di spazi archeologici nel fondali marini. Muta anche l’approccio alle archeologie e alle valutazioni valorizzanti del bene stesso. Non si tratta di pensare subito alla re­alizzazione di un museo del mare. Bensì ad una ricerca sistematica che possa guardare con molta attrazione alla valorizzazione. Il mare è valorizzazione!

L’archeologia del mare implica fattori di alta specializzazione e nella trasformazione all’approccio archeologico il bene culturale of­fre una interpretazione sia storica che antropologica, sia geografica che mitico – simbolica. Il dato fon­damentale è che cambia il model­lo di confronto tra beni culturali e territorio perché la ricerca deve restare strettamente legata alle connotazioni geografiche stesse. Finora sembra una appendice del­la archeologia tradizionale.

D’ora in poi, invece, diventa cen­trale il guardare al mare non solo come risorsa naturale ma come ri­sorsa comparata nelle varie bran­che delle culture valorizzanti. Pur essendo una città di mare, tranne in casi episodici e per volontà di bravi studiosi che hanno letto il mare nelle navigazioni e lungo i percorsi di acque depositarie di ci­viltà materiali, non ha ancora ap­profondito con la dovuta specifici­tà il rapporto, anche istituzionale, tra una archeologia recuperata nella profondità del terreno e una mappatura archeologica presente tra i “luoghi” del mare.

Occorre una sistematicità. Ele­mento appropriato per iniziare un diverso incontro con le culture archeologiche. Il fatto che la Ma­gna Grecia è per gran parte Mare significa che bisogna recuperare una filosofia dell’archeologia ma­rina. La Soprintendenza diventerà un punto di riferimento istituzio­nale forte ma credo che intorno si avverte la necessità di creare e stabilire una cultura della cono­scenza e una didattica dell’appren­dimento che vada dal reperto di terra, per dirla in termini di addet­to ai lavori, al reperto recuperato nei “sottofondi” marini. Non bi­sogna essere soltanto un archeo­logo. Ma un archeologo che deve conoscere il mare e avere molta dimestichezza con la geografia del mare. Mi pare che sia un fat­to molto suggestivo che creerebbe una unicità forte in un tempo che ha trasformato la lettura del bene culturale nella sua complessità. Una scommessa? Direi di no.

Piuttosto una consapevolezza. Non si scommette su ciò che si possiede. Bisogna rendersi con­sapevoli che Taranto è una città il cui patrimonio non è soltanto in ciò che si vede, ma in ciò che po­tremmo recuperare grazie alla sua imponente storia di città di mare e di “città navigante”.

A Taranto le civiltà non sono sol­tanto traghettate. Ma qui si sono formate, sono nate, si sono fortifi­cate le archeologie che hanno fat­to la storia. Prendere consuetudine con l’archeologia del mare vuol dire aprire una pagina significati­va per tutto il Mediterraneo oltre a creare uno spazio importante sul piano dei beni culturali del mare.

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