17 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Aprile 2021 alle 18:16:49

Cronaca News

«La Vela metafora del viaggio e del Mediterraneo»

Salvatore Licitra, nipote dell’architetto Gio Ponti

La Concattedrale di Taranto
La Concattedrale di Taranto

«Ho visitato la Con­cattedrale per la prima volta qualche mese fa. Ero a Taranto per partecipare ad un convegno, non ci ero mai stato».

Salvatore Licitra è il fedele cu­stode dell’archivio di Gio Ponti, ne cura l’immenso patrimonio artistico ed è stato curatore del­le mostre dedicate a suo nonno al Musée des Arts Décoratifs di Parigi e al Maxxi di Roma. Lui, figlio di Lisa, primogenita del grande architetto milanese, in questi cinquant’anni non era mai riuscito a vedere dal vivo la Gran Madre di Dio. Quando ne parla tradisce un filo di emozione.

«Quando ci sono andato – rac­conta – sono stato accolto dal parroco, davvero molto gentile»

In che condizioni ha trovato la Concattedrale?
Ci sono stati anni peggiori, qual­cosa è stato fatto. Diciamo che la situazione è migliorata.

Eppure continua ad essere poco valorizzata…
Suggerirei una maggiore atten­zione anche ai fini turistici. A Ta­ranto c’è grande consapevolezza per la Cattedrale di San Cataldo, ma la Concattedrale viene di­menticata. Forse gli stessi opera­tori non ne hanno percepito il va­lore. Ora è il momento giusto per riservare maggiori attenzioni alla Gran Madre di Dio vincendo le distrazioni che ci sono state negli anni. Servirebbe una campagna di istruzione, di informazione, e non è neanche difficile da realiz­zare. La Concattedrale di Taranto è importante nel mondo, ha un valore internazionale riconosciu­to e bisogna che i tarantini lo sap­piano. Non mi piace far polemi­ca su ciò che è stato, guardiamo avanti. Si può fare ancora molto.

Dobbiamo dire che l’opera di Gio Ponti ha faticato a farsi apprezzare in Italia, non solo a Taranto.
Gio Ponti ha fatto una bellissima carriera e lui è stato contento e soddisfatto di ciò che ha realiz­zato, ma l’apprezzamento del suo lavoro è arrivato prima dal­la Germania, dall’America, dalla Francia, dal Giappone. L’Italia è arrivata dopo. Ora si è finalmente capito che Gio Ponti è stato una personalità importante per l’ar­te e per l’architettura. I giappo­nesi lo considerano un maestro dell’arte italiana.

L’architettura della Concat­tedrale risulta avveniristica ancora oggi. Cinquant’anni fa deve essere stata rivoluziona­ria.
La Concattedrale è un tempio religioso con una forma origina­lissima. Di questo mi piacerebbe discuterne con il clero. L’arcive­scovo Motolese ebbe il coraggio di fare una scelta d’avanguardia e l’avventura di sostenere un an­ziano architetto che desiderava realizzare il suo sogno.

Ecco, parliamo della sua forma.
L’aspetto più sorprendente è che il tempio non ha la cupola ma una vela, una forma nuova. La vela è la rappresentazione del viaggio e nel tempio, dal punto di vista spi­rituale, pratichiamo un viaggio. Questa forma è stato un azzardo dell’architetto e della stessa Chie­sa che l’ha sostenuto.

Conferma che suo nonno consi­derava la Concattedrale la sua opera più importante?
È andata così: Gio Ponti era già famoso ed era identificato con il Pirellone e con la sedia superleg­gera. Lui invece sosteneva di aver raggiunto l’apice della sua crea­tività con la Concattedrale e con la “sedia di poco sedile”. Lui ha creato fino alla fine con la stessa vivacità di un ragazzino, cercan­do forme sempre più leggere e spirituali. Per questo considera­va la “sedia di poco sedile” e la Concattedrale il vertice della sua produzione.

Che effetto le ha suscitato en­trare per la prima volta nella Concattedrale?
Mi ha colpito il messaggio che trasmette. La Concattedrale è innovativa perché non è più il tempio che rappresenta l’univer­so all’interno del quale l’uomo è una piccola figura; quel tempio è la metafora del viaggio ed è una metafora molto attuale se pensia­mo al Mediterraneo, ai migranti. Ecco, vedere Taranto con un tem­pio che misteriosamente riprende questo tema mi ha sinceramente emozionato. La Concattedrale è la metafora del Mediterraneo di oggi. L’arte è sempre attuale, produce sempre energia e riesce a produrre attenzione. Abbiamo un’opera degli anni ’70 che inter­preta il mondo di oggi: è straordi­nario ed emozionante.

A Taranto si stanno organiz­zando eventi per celebrare i 50 anni della Gran Madre di Dio. Siete stati coinvolti?
Con Taranto ci sono stati collo­qui. C’è desiderio anche da parte nostra di realizzare per Taranto qualcosa di importante.

Nel frattempo c’è stata la mo­stra di Parigi e ora al Maxxi.
La mostra di Parigi è nata tre anni fa e ci sono voluti due anni per metterla in piedi. Sono ri­masto stordito dal successo che ha avuto, non me lo aspettavo. È stato un palcoscenico poten­tissimo, ne ha parlato la stampa di tutto il mondo. Abbiamo avu­to una media di 700 visitatori al giorno, tanto è vero che l’espo­sizione (inaugurata ad ottobre 2018, doveva chiudersi a febbraio 2019, ndr) è stata poi prorogata fino a maggio. Il visitatore veniva accolto proprio dalla vela della Concattedrale, una riproduzione alta una decina di metri. Attra­verso la vela traforata si poteva scorgere l’interno della mostra. Una scelta bellissima.

Vuole fare un appello ai taran­tini affinché si possa finalmente apprezzare in pieno il valore di quest’opera che Taranto ha la fortuna di ospitare?
Prima di farlo ai tarantini l’ap­pello lo faccio a me stesso e agli italiani: guardiamo il nostro pa­trimonio. Abbiamo bisogno di sapere chi siamo e cosa abbiamo. L’importante è prendere coscien­za della nostra ricchezza e le isti­tuzioni devono aiutarci in questo. All’estero ci vedono come il Pae­se dell’Arte e i nostri tesori sono la nostra immagine. I tarantini devono sapere che hanno un’ope­ra il cui valore è riconosciuto in tutto il mondo.

Come giornale crediamo che la Concattedrale possa rappre­sentare il simbolo del riscatto culturale di Taranto che, come sa, vive anni complessi e diffici­li. Ritiene che ciò sia realizza­bile?
Sì, il riscatto attraverso la Con­cattedrale è possibile. È una op­portunità straordinaria che Ta­ranto ha a disposizione. Questa è un’opera che si presta ad essere attuale in ogni epoca, come testi­monia la metafora del viaggio e del Mediterraneo. La Concatte­drale continuerà ad essere un’o­pera d’arte importante nel corso del tempo.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

1 Commento
  1. Fra 1 anno ago
    Reply

    Allora perché la curia non se ne occupa ,perché il comune se ne infischia ,perché sembra tutto nero e sporco ,perché c’è quell’erba cipollina e quelle quattro palme spelacchiate ,perché il retro sembra un campo di grano ,perché non si organizza mai nulla ,perché non illuminare la vela di cui non si capisce il significato ,le vasche sono vuote di acqua ,e piene di foglie e spazzatura ,perché il nostro viale non è più curato come quando c’era cito e la di bello ,dal mio gommista Ancona c’è un immagine bellissima della strada suddetta ,quando non c’era quello scempio di pista ciclabile ,arronzata alla meglio con due pianticelle appassite ;ecco a quei tempi il viale sembrava Magna,e poi c’erano più negozi ,adesso ci sono solo locali e bar ,locali e bar ,locali e bar . Cercate di lavorare per crescere e non per parlare ,incominciate a mettere cestini e posaceneri e punti di raccolta per il vetro ,Taranto è stracolma di rifiuti ,forse Ponti aveva una visione tutta sua della città ,ma questo avveniva 50anni fa e Taranto in quegli anni era più vispa e bella ,adesso sembra una presa per i fondelli dire che cresceremo e che diventeremo green ,siamo ultimi e per noi non accadrà di essere i primi . La chiesa va rivista e rivalutata ,altrimenti sembrerà una cosa messa lì tanto per … a volte la democrazia viene calpestata ,ma la gente rimane lì immobile ,a dire “cè ca. Me ne futte a me “pertanto siete voi i padroni adesso e fate di più ,e non inventate altre menzogne :

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