20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

Attualità News

La storia dei “club service” a Taranto

Le attività svolte e gli obiettivi

Una veduta aerea di Taranto
Una veduta aerea di Taranto

Che cos’è un club service? Essenzialmente, una as­sociazione di volontariato, con finalità principale (ma non esclu­siva) di solidarietà sociale. Il co­siddetto “service” è la vecchia, cara, sempre valida beneficenza, con l’ambizione di un qualcosa in più: una scala più ampia, magari, o una progettualità di più lunga durata. Ma sempre di solidarietà sociale si tratta.

A Taranto i club service sono molti: ventitre di essi (afferen­ti a 14 organizzazioni nazionali o internazionali) hanno istitui­to nell’anno sociale 2013/14 un comitato di coordinamento per stimolare la conoscenza e col­laborazione reciproca e per re­alizzare insieme iniziative per Taranto.

Nella maggiorparte dei casi, i club service (a partire dal Rota­ry, cronologicamente il primo ad apparire sulla scena, nel 1905) sono nati negli Stati Uniti, ed oggi hanno assunto tutti carat­tere internazionale, puntando non solo a progetti di solidarie­tà su scala planetaria ma anche a favorire la pacifica convivenza fra i popoli, la comprensione e cooperazione internazionale, i principi di libertà, democrazia, buon governo. Alcuni sono club femminili: lo Zonta (1919), il Soroptimist (1921), la Bpw, Busi­ness and professional women, la cui “sezione” italiana si chiama Fidapa, ormai molto simile ad un club service femminile ma che nasce nel 1919 negli Usa – e si internazionalizza nel 1930 – con un taglio squisitamente “sin­dacale” per favorire il progres­so sociale e professionale delle donne. C’è un motivo “storico”: i principali club service, Rotary (1905), Kiwanis (1915) e Lions (1917), come i club dell’aristocra­zia britannica, sono rigidamente ed esclusivamente maschili. E le donne, negli anni Dieci e Venti del XX secolo, non hanno diritto di voto, oltre ad avere una cam­po di attività professionali molto ristretto, con grandi difficoltà di accesso anche nel campo delle professioni alle quali possono te­oricamente accedere.

La chiusura alle donne è caduta tardi, molto tardi: a livello for­male, il Lions ha aperto alle don­ne nel 1987, seguito nello stesso anno dal Kiwanis; il Rotary nel 1989 (ma c’è voluta una sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti, a chiusura di un conten­zioso avviato nel 1978 dal Rota­ry club di Duarte, in California, radiato dal Rotary International per aver ammesso fra i suoi soci una donna). Ma ormai i club femminili avevano una propria identità, una storia, strutture, e femminili sono rimasti, anche se ogni tanto anche al loro interno si sussurra di possibili aperture agli uomini… il più giovane dei club femminili, presente in vari Paesi europei, asiatici, africani, è Donne senza frontiere. Scompar­si, o ridimensionati, invece, i club femminili espressione del mondo rotariano (Inner Wheel, inizial­mente riservati alle mogli di ro­tariani; in Italia, dove il primo fu fondato nel 1974, sono circa 200) o lionistico (Lioness, ammette­vano anche donne non imparen­tate coi Lions; dopo l’apertura alle donne si sono generalmente trasformati in Lions club).

Sono associazioni internaziona­li, dicevamo, che svolgono una azione cosiddetta glocal: globale e locale, insieme, per soddisfare bisogni ed esigenze tanto plane­tarie (le campagne dei Lions per la vita e del Rotary per eradica­re la poliomielite, per esempio) quanto territoriali, di vicinato (anche perché, ormai, il Terzo Mondo ce l’abbiamo in casa an­che noi e la povertà ed il disagio sono in crescita costante anche nel “ricco” Occidente).

Molto importanti (hanno oltre­tutto giocato un ruolo non indif­ferente nell’apertura alle donne dei loro club sponsor di adulti, visto che molto presto si sono caratterizzati come club misti) sono le tre organizzazioni giova­nili: l’Interact ed il Rotaract del mondo rotariano, il Leo del mon­do Lions. Proprio perché molto importanti, riserveremo loro uno specifico articolo.

Poi ci sono club service, o as­similabili a club service, in un certo senso unidirezionali: il Panathlon, per esempio, che pro­muove lo sport, i valori sportivi, la conoscenza dello sport; il Pro­peller, dedicato alla portualità ed in generale al mare ed ai traffici via mare; il Serra club, unico club service di matrice confessionale, che incoraggia e sostiene la vo­cazione al servizio e le vocazioni sacerdotali e di vita consacrata nell’ambito del cattolicesimo; i club per l’Unesco, che propagan­dano e sostengono (in piena au­tonomia) gli ideali dell’Unesco. Ed ancora, particolari forme di club come l’Ammi, Associazio­ne delle mogli dei medici italiani (che accoglie oggi anche donne medico) o il Club 3 Emme (mo­gli degli ufficiali della Marina Militare), che svolgono comun­que anche attività di solidarietà sociale.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche