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Diodato:«Taranto c’è in tutto quello che faccio»

Intervista al cantautore tarantino alla vigilia del Festival di Sanremo

Antonio Diodato
Antonio Diodato

SANREMO – «Taranto c’è in tutto quello che faccio, inevitabilmente: è teatro di una faccenda umana, parti­colare, tragica».

È la sintetica confessione di Antonio Diodato sulla sua Taranto, alla vigilia del suo terzo festival di Sanremo.

«Sono anni che suono al Primo Mag­gio Tarantino che ha sempre stigma­tizzato l’ex Ilva – ha aggiunto – La mia posizione in questi anni è stata chiara: sono successe tante cose positive e un futuro alternativo è possibile, dopo tanti sacrifici; ho faticato a star dietro a tutta questa storia che mi avvelena, anche se lavoro a Milano. La vita de­gli esseri umani deve essere la prima cosa da salvaguardare, tutto il resto è solo propaganda: non riesco a sop­portare più di tanto questi discorsi perché il problema ambientatale è da risolvere e darò il mio contributo con un megafono».

Questo è il terzo Sanremo per Dio­dato.
«È il terzo in gara – ha ricordato – Tut­to è cominciato nel 2014 con “Babi­lonia” fra i giovani, nel 2018 ho por­tato “Adesso” insieme a Roy Paci e quest’anno ci sarò con “Fai rumore”».

Di cosa parla questa canzone?
«Invito a rompere il silenzio, le barriere delle incomprensioni che amplificano alcune considerazioni – ha riflettuto – Ciò che l’altro può pensare di noi, annulla le distanze e stenta a manife­starsi. Non ho mai scritto pesando di portare una canzone al festival di San­remo: è successo sempre il contrario e sono state le canzoni a portarmici. Ho scritto “Fai rumore” e quando ho capito di essere riuscito ad esprime­re con una certa forza ciò che volevo dire, ho pensato che quello potesse essere il palco giusto per amplifica­re quel messaggio e in certo senso rendere giustizia a quella musica che dove suonare in un certo modo».

“Fai rumore” farà parte dell’album “Che vita meravigliosa”.
«C’è il vissuto degli ultimi due anni ed è molto personale – ha confidato – Do uno sguardo ad alcune considerazio­ni di vita vissuta, a volte intime, sulla società con cui ho interagito in questi anni: ci sono canzoni che provano a raccontare tutto ciò che mi circonda e lo sguardo si allarga al mondo ester­no».

“Che vita meravigliosa” è anche il singolo colonna sonora del film di Ozpetek “La dea fortuna”.
«La considero canzone manifesto dell’album – ha sottolineato – Raccon­to la condizione di navigante disperso in mezzo al mare, in cui talvolta ci si diverte e talvolta se ne ha paura, mon­tagne russe che mi sono scelto per mettersi in discussione. Ho iniziato a raccontare queste sensazioni e il mio editore mi ha parlato di Ozpetek che stava girando il nuovo film: ho senti­to che c’era un legame della canzone con il film dopo aver letto la sceneg­giatura e il regista se ne è innamorato. Vengo da un percorso molto lungo: sto lavorando in quella direzione for­se perché ho studiato cinema, sono amante dei film di Ozpetek e ho sen­tito una influenza cinematografica in quello che faccio».

Diodato si era già approcciato al ci­nema per aver dato il suo contributo alla realizzazione della colonna sono­ra del film di Daniele Luchetti “Anni felici” interpretando il brano di Fabri­zio De André “Amore che vieni, amore che vai”.

L’album “Che vita meravigliosa” esce nel giorno di San Valentino.
«Non è un caso perché è un disco sull’amore, cui sono molto attento – ha ammesso – Utilizzo la musica per andarvi in profondità e questa data del 14 febbraio è per omaggiare la musica e l’ondata d’amore di questi giorni».

Nella serata di giovedì dedicata alla celebrazione dei 70 anni del festival, Diodato propone “24 mila baci” di Adriano Celentano in cop­pia con Nina Zilli.
«Mi pareva giocare in contrapposizio­ne con il brano che porto in gara – ha fatto notare – Nel 2014 mi sono cimen­tato con l’album “A ritrovar bellezza” in cover di grandi artisti come Modu­gno, Dalla, Lauzi, Tenco, Endrigo, Ga­ber, Bindi e Paoli e non c’era Celen­tano che credo sia uno dei più grandi artisti in Italia: è anche un omaggio al rock n roll che lui ha portato nel no­stro Paese, e poi ha un arrangiamento particolare. Chi è venuto almeno una volta a un mio concerto non sarà sor­preso più di tanto da questa scelta. Ho chiesto a una artista come Nina Zilli, che stimo e che questa materia la conosce molto bene, di venire a duettare con me».

Cosa si aspetta Diodato da questo Sanremo.
«Mi faccio guidare dal motore della canzone – ha sostenuto – Il suo mes­saggio è molto presente e l’ho vissu­to cercando di portare me stesso, a raccontare la mia musica. Sono già molto contento di come arrivo a que­sto festival dopo la colonna sonora ne “La dea fortuna” di Ozpetek: si crea quella tensione emotiva che è impos­sibile da evitare, spero di fare bene, delle buone performance su quel pal­co e non penso alla gara».

La copertina dell’album è un’opera di Paolo De Francesco: un disegno di figure retoriche quasi surrealista; c’è un palazzo alveare e una piscina di calma apparente che sta per essere sconvolta da un missile, metafora de­gli accadimenti, del male e del bene che sconvolgono le nostre vite; sullo sfondo una fabbrica che nell’immagi­nazione di Antonio richiama l’ex Ilva che ha avvelenato Taranto e per cui si batte assiduamente.

 

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