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C’è ancora tanta bellezza nelle tele di Domenico Carella

Presentati i primi esiti del restauro dei dipinti

Tele del Carella a Palazzo degli Uffici a Taranto
Tele del Carella a Palazzo degli Uffici a Taranto

Sono stati pre­sentati nella Sala Spagno­la del Castello Aragonese i primi esiti del restauro del­le tele di Domenico Antonio Carella, pittore della se­conda metà del XVIII seco­lo, che decoravano i soffitti di Palazzo Fornaro (e non Fornari n.d.r.?) e De Bellis nella Città Vecchia. Proget­to elaborato dal Comune di Taranto (assessore Augusto Ressa), in collaborazione con la Soprintendenza Ar­cheologia, Belle Arti e Pae­saggio di Brindisi, Lecce e Taranto, il Politecnico di Bari e la Marina Militare. In base ad un Protocollo d’intesa sottoscritto il 16 settembre 2019 illustrato presso il la­boratorio allestito all’interno del Castello, alla presenza del Sindaco Rinaldo Meluc­ci, del Soprintendente Ma­ria Piccarreta, di Domenica Costantino, dell’Ammiraglio Salvatore Vitiello.

Scopo del Protocollo d’Inte­sa è il recupero del patrimo­nio artistico non più visibile da un trentennio, promuo­verne tutela e valorizzazio­ne, favorire il coinvolgimento di Enti ed Istituzioni col loro comune interesse.

Ha introdotto la presentazio­ne l’Ammiraglio Vitiello salu­tando il pubblico presente.

Il sindaco Rinaldo Melucci ha ringraziato prima di tut­to la Marina Militare qua­le protagonista per le tante cose che si stanno facendo nei luoghi della cultura. Al Comune il Progetto e coor­dinamento nonché supporto logistico ed allestimento la­boratorio (progetto Ressa, oggi assessore all’Urbani­stica, ma già funzionario Mi­bact).

La Marina Militare riveste nel progetto la funzione ospi­tante con l’autorizzazione dell’uso temporaneo della Sala Spagnola del Castello Aragonese per stendere in piano le tele.

«In questi due anni ho ca­pito – ha detto il Sindaco – tra pregiudizi e conoscenza che la valorizzazione è una buona pratica e per questo ringrazio la Soprintendente Maria Piccarreta, l’Ammi­raglio Ricci, l’associazione Amici dei Musei.

Oggi è una data importante perché stiamo recuperando una vera opera d’arte e di­mostriamo a tutto il mondo che qui c’è tanta bellezza.

Queste tele erano scono­sciute, arrotolate, dimenti­cate nel sottoscala di Palaz­zo di Città.

La bellezza è il pilastro del­la nostra programmazione e ringrazio l’architetto Augu­sto Ressa che si è fatto ca­rico di questo restauro che è appena all’inizio. Incito a lavorare in termini sinergici e spero che se ne parli tutto l’anno di quest’opera gran­dissima che non è una tela qualunque. Dove collocare le tele restaurate di Domeni­co Carella?

I restauri devono essere conclusi alla fine del 2012. Ma vorremmo destinarli ad un’ala di palazzo Archita inaugurando una Pinacoteca con le tele del Carella.

Basta con le opere d’arte nel sottoscala. La città sta cam­biando dopo anni di buio e questo evento è il risultato di uno sforzo corale».

È quindi intervenuta la So­printendente Piccarreta che ha voluto dedicare l’applau­so del pubblico ad Augusto Ressa: «I rotoli del Carella furono le prime cose di cui mi parlò; oggi dopo tren­tanni di… rotolamento si mostrano in buone condi­zioni, ma noi cominciamo a srotolare questi rotoli dipinti anche come metafora della restituzione del patrimonio artistico alla città di Taranto. L’evento di oggi è eccezio­nale perché stiamo dando nuova vita alle tele arrotolate conservate in un ambiente chiuso e che oggi svelano ancora tanta bellezza come la celebre scena del Giudi­zio di Paride, le architetture, le allegorie e persino i segni della chiodatura delle tele alle travi del soffitto di Pa­lazzo Fornaro.

Il mio auspicio è cogliere la metafora di questi rotoli d’arte vale a dire che la cul­tura a Taranto è una priorità, ma ancor più il coinvolgi­mento di tutti».

Alla Soprintedenza spettano le operazioni di trasporto, stesura in piano delle tele, ri­lievo dello stato di conserva­zione, elaborazioni tecnico scientifiche di metodologie di intervento per restauro e conservazione dei dipinti.

È, quindi, intervenuta Dome­nica Costantino, docente del Politecnico di Bari Facoltà d’Ingegneria.

«La Facoltà d’ingegneria del Politecnico nasce per l’am­biente ed il territorio – ha di­chiarato – nel nostro Centro Dipartimentale ci sono figu­re scientifiche in grado di sostenere le problematiche tarantine.

In questo caso col nostro gruppo e le nostre tecnolo­gie abbiamo fatto una prima attività digitale sulla porzio­ne di dipinti portata alla luce. Intendiamo sperimentare, in futuro, tecnologie non inva­sive per definire lo stato di degrado del dipinto.

Ce la metteremo tutta rin­graziando anche la funzio­naria del Comune per l’Am­biente, Ferilli. Il Politecnico è sempre presente nel territo­rio tarantino ed è un onore lavorarci con queste compe­tenze».

Al Politecnico di Bari spet­ta la fase diagnostica pro­pedeutica agli interevnti campione di restauro; rico­struzione virtuale delle vol­te dei due palazzi nobiliari. Ha preso quindi la parola la coordinatrice del restauro, Chiara Puglisi di Lecce che ha illustrato step by step il percorso di recupero delle tele di Carella sinora adotta­to: studio e documentazione fotografica (tutti i soffitti di Palazzo Fornaro erano de­corati – ha sottolineato – ri­marcando all’attenzione an­che il settore della tela con dipinta la firma DOM.cus CARELLA e l’anno 1782). Molti gli accumuli di colla invecchiata, tanta la pazien­za e la necessità di partire con un’analisi visivo-tattile; le lunghe strisce di tela da inchiodare ai soffitti furono dipinte in laboratorio o diret­tamente sul soffitto”.

Lo studiotecnico scientifico del restauro si è svolto con la collaborazione di Luisa Rosato, funzionario restau­ratore conservatore, Piera Balbo, operatore tecnico restauratrice, Maria Prato restauratrice e ispettore onorario, Vincenzo Giuliano fotografo.

Ultimo l’intervento della pre­sidente Amici dei Musei, Vit­toria Tommassetti, che ha evidenziato come il progetto di restauro delle tele di Ca­rella sia stato a suo tempo “accarezzato” dalla presi­dente onoraria, Anna Paola Petrone Albanese.

L’associazione ha fornito mobilio per il laboratorio di restauro allestito nel Castel­lo Aragonese e visitabile sin da oggi dal pubblico.

 

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