22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

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La collana sui Saggi di cultura jonica

Nata nel 2014 da un’idea di Paolo De Stefano e Lucio Pierri pubblica un paio di opere l’anno

Il XII numero della collana di Saggi di Cultura Jonica
Il XII numero della collana di Saggi di Cultura Jonica

Nasceva nel 2014 da un’i­dea di Paolo De Stefano e Lucio Pierri, due valenti studiosi ed appassionati di storia cittadina, noti al pubblico taran­tino per la loro partecipazione alla vita culturale e sociale, la collana di “Saggi di cultura jonica” per i tipi dell’Editrice Scorpione. Da allora la navigazione prosegue con un buon ritmo sotto la direzione dei predetti fondatori: siamo infatti arrivati al XII numero, che vedrà la luce nel corso delle prossime set­timane e che riguarderà le poetesse tarantine del ‘900. Insomma, la colla­na pubblica un paio di opere l’anno, incontrando il favore del pubblico no­strano e contribuendo alla conoscen­za della vita sociale e culturale citta­dina. Si tratta di opere locali o inedite o poco note di autori comunque di una certa rilevanza, che concorrono a costruire una documentazione e un profilo significativo della Taranto di un tempo, ma non ancora scomparsa.

Il primo saggio si lega alla figura di un giovanissimo Vito Forleo, storico bibliotecario dell’Acclaviana e fine in­tellettuale che in seguito si muoverà sul territorio storico e letterario con ampiezza di vedute e profondità di pensiero: I giorni di Diogene Saturni­no (pseudonimo di Forleo) è il titolo dell’opera che si presenta in forma di diario, edita una sola volta nel 1904 dalla tipografia “Fratelli Martucci” di Taranto. Si tratta di una raccolta di pensieri giornalieri che vanno dal feb­braio al novembre del 1904, dal sapo­re ironico e, al tempo stesso, culturale, il cui contenuto accoglie spiriti e forme tardo ottocenteschi e del primo No­vecento.

A Roberto Burano si deve il saggio de­dicato a Vincenzo Calò, medico bene­merito grottagliese, politico illuminato e fondatore del locale Istituto d’Arte (oggi Liceo Artistico “Calò”), volano di crescita del territorio, che ha formato generazioni di artisti e di ceramisti. Burano scrive pagine intense sulla vita del Calò che, da medico, si trasformò in imprenditore per amore dell’arte e del territorio, e si sofferma con per­sonale partecipazione sulla malattia che negli ultimi anni ne minò la forte fibra. Il volume, ricco di foto e di ri­tagli di stampa, è accompagnato tra gli altri da un contributo di Guglielmo Matichecchia, che mette in evidenza il carattere peculiare di questa biografia che, senza avere un carattere agiogra­fico, si caratterizza come scandaglio di un’anima nobile e disinteressata.

Egidio Baffi, illustre storico ed erudi­to tarantino, è l’autore del volume Le acque scorrenti nel Tarantino (scritto nel 1948 e mai pubblicato), che Lucio Pierri ha ritrovato tra le carte di fami­glia e curato egregiamente. Si tratta di un prezioso testo, nel quale si parla non solo dei principali fiumi tarantini, come il Galeso ed il Tara, ma anche dei corsi d’acqua meno importanti, come il Bradano, il Lato, il Patimisco, il Chidro, il Cervaro, etc.

Al preside Eduardo De Vincentiis, il cui profilo culturale e biografico è curato da De Stefano e da Pierri, è legato il volume dedicato ad un personaggio illustre di Taranto, Icco, famoso cam­pione olimpionico, che riportò diverse vittorie nelle antiche gare olimpiche. Oltre le notizie storiche su Taranto e la Magna Grecia, sulle scuole filoso­fiche ivi operanti, il De Vincentiis si sofferma con dovizia di dati e di par­ticolari sulla personalità di Icco come medico (sia pure di una medicina ante litteram,‘embrionale’) ed esperto gin­nasiarca.

La collana ospita un fortunato volume di Cataldo Portacci, esperto maestro d’ascia amante della nostra città, dal titolo Memorie di un tarantino verace, che è stato ripubblicato un anno dopo con un puntuale ampliamento. La Ta­ranto marinara e piscatoria, quella per intenderci della Città Vecchia, trova in quest’opera una adeguata rappre­sentazione (segnata da un sano ‘reali­smo poetico’) sia per quanto riguarda l’attività della pesca e degli strumenti di lavoro, le principali maestranze, i termini dialettali legati al mare e alla pesca, i soprannomi etc. grazie alla conoscenza diretta dell’autore di uo­mini e cose.

Ad Alberto Altamura si deve la cura di un interessante volume dal titolo Gio­vanni Stano. Taranto al tempo di Ar­chita, in cui si riscoprono, accanto alla figura di Stano, eccellente docente del liceo Archita per oltre 30 anni e affilato filologo, le pagine della Voce del po­polo dove negli anni 1949/50 apparve­ro una ventina e più di articoli di Sta­no dedicati alla Taranto magno greca e pitagorica e alla figura esemplare di Archita, sagace statista, filosofo e scienziato. Sono pagine ancora oggi stimolanti che aiutano a ricostruire la realtà politica e culturale della Taranto del V secolo e l’insuperata e versatile personalità di Archita.

Con il titolo di Due poeti, Pierri e Man­drillo, Lucio Pierri e Alberto Altamura recuperano parte della produzione letteraria dei due concittadini, trac­ciando un valido profilo biografico e culturale. Del poeta Michele Pierri, poeta affermato e stimato sul piano nazionale, si sapeva già, ma il com­mento di Lucio risulta per molti versi illuminante, mentre di Piero Mandrillo si riesuma una raccolta del 1943 pres­soché introvabile, Uomo nell’ombra, che completa il suo profilo di letterato e saggista, aggiungendo una tessera importante al mosaico della sua pro­duzione. Virginia Pierri, figlia di Michele, vissuta in massima parte in Svizzera, è l’au­trice di un gradevole testo, scritto in francese e tradotto da Lucio per l’oc­casione, dal titolo Ricordi.

Si tratta di pagine molto delicate, che raccontano l’infanzia e l’adolescenza di Virginia e della sua famiglia, tra Ta­ranto e Martina Franca, arricchendo sul piano documentario le notizie sulla vita del padre-poeta Michele, di sua moglie Aminta, e le non poche traver­sie che la famiglia dovette affrontare a seguito della sua dolorosa carcera­zione.

Paolo De Stefano è l’autore di tre in­teressanti saggi su Fiore, Viola e Fo­resio, autori da sempre coltivati e studiati. Con intelligenza critica e pe­rizia tecnica i tre sono inquadrati nella temperie storica ed esaminati nel loro cammino umano e letterario e nelle risultanze artistiche. La prosa del De Stefano, vivace ed accattivante, ci fa riscoprire ed apprezzare tre importan­ti personaggi della vita letteraria no­strana.

A Giovambattista Gagliardo, sacer­dote e scrittore di vaglia, è dedicato il volume Catechismo agrario, un’opera considerata minore, ma che si collo­ca degnamente accanto alla più nota Descrizione topografica di Taranto. L’operetta ci porta indietro nel tem­po, allorché nel Seminario cittadino fu istituita da Giuseppe Capecelatro la cattedra di Agricoltura, che doveva formare adeguatamente i futuri pre­lati. Insomma, accanto alla filosofia e alle nozioni teologiche, bisognava conoscere l’agricoltura per sfruttare al meglio le risorse agricole ed evitare l’abbandono dei campi (comprese le proprietà ecclesiastiche).

Guglielmo Matichecchia, infine, è l’au­tore di un ponderoso e interessante volume dedicato a Federico Di Palma. La patria e il mare, che ha trovato po­sto nel 1° Quaderno di studi legato alla Collana.

La figura del Di Palma è indagata nella sua ricca personalità sia sul versante giornalistico che su quello politico e parlamentare con una precisa e ricca documentazione. Per non dire del­la sua grande passione per il mare e l’impegno a fare di Taranto una impor­tante piazzaforte dell’Italia e del Medi­terraneo.

 

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