21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

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Insulti sessisti contro l’arbitro donna, l’Ordine degli Psicologi: «Messaggio inaccettabile»

Donne arbirtro
Donne arbirtro

“Per i tifosi, o me­glio presunti tali, che hanno rivol­to insulti sessisti contro la ragaz­za di 16 anni arbitro della partita tra Asd Sava Neos Academy e Ragazzi Sprint Crispiano servi­rebbe il daspo immediato, an­drebbero identificati e gli andreb­be vietato di entrare in qualsiasi stadio o campo sportivo, anche se si tratta di campionati regionali e serie minori”. Lo scrive su Fb il deputato del Pd Ubaldo Pagano. “Gli insulti sessisti rivolti a una ragazza di 16 anni, arbitro di una partita di calcio tra giovanissimi nel Tarantino, sono semplice­mente vergognosi.

Quando i ge­nitori abdicano al proprio ruolo di educatori per trasformarsi in ultrà, oltretutto insultando una minorenne con offese sessiste, si ha la rappresentazione plasti­ca di come la parità di genere sia ancora troppo lontana da essere raggiunta in alcune parti del Pa­ese che dimostrano di essere me­diocri e arretrate”. Così, in una nota, la deputata di Forza Italia Vincenza Labriola. “L’esperienza positiva dei ragazzi e dei bambini che praticano sport, da cui impa­rano non solo le regole del gioco ma soprattutto i valori positivi della disciplina che si intrecce­ranno per sempre al modo di af­frontare la vita reale, molto spes­so vengono recepiti benissimo dai giovani atleti e ignorati da chi dovrebbe già averli acquisiti, os­sia i genitori”. Vincenzo Gesual­do, presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia, commenta il grave episodio di violenza verba­le avvenuto a Sava.

“E’ inaccetta­bile un linguaggio così sguaiato e irrispettoso da parte di adulti,” dichiara Gesualdo, “ma ancor più allarmante è il messaggio che arriva ai ragazzi in campo. Non l’idea dello sport di come dovreb­be essere, ossia di divertimento genuino, di rispetto delle regole e dell’accettazione della vitto­ria così come della sconfitta, del dare il massimo impegno sem­pre, a prescindere dal risultato, e rispettare il ruolo dell’avversa­rio, dell’allenatore o dell’arbitro”. “L’eccessivo agonismo dei geni­tori si trasforma spesso in prota­gonismo, dando sfogo agli istinti più bassi e incivili, utilizzando, come in questo caso, irripetibili insulti rivolti non solo ad una mi­norenne, ma ad una giovane don­na”. Il presidente pone l’attenzio­ne sulla violenza del linguaggio utilizzato. “Gli appelli quotidiani a combattere la violenza di gene­re non valgono soltanto per i gra­vi episodi di aggressioni fisiche, ma soprattutto nel quotidiano, nel modo in cui ci rivolgiamo agli altri con le parole, i gesti, l’at­teggiamento nei confronti delle donne e, come nel caso di questi genitori, all’insegnamento che danno ai propri figli. Per loro sa­rebbe molto più salutare evitare di partecipare in maniera ossessiva alla crescita dei ragazzi, forzan­dosi ad essere spettatori discreti, lasciando che imparino da soli a conoscere la propria soggettività, le qualità e i limiti, e di accettare in egual misura non solo il ruo­lo del genitore, ma anche quello dell’allenatore e dell’arbitro, de­legando anche a loro la gestione educativa. Imparando i valori che lo sport trasmette dai racconti del post partita, stimolando i figli a dare sempre il meglio e ad esse­re di esempio, in campo e fuori, e magari a non a vergognarsi dei propri genitori”.

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