Cronaca News

A Roma lo splendore della Concattedrale di Taranto

Le immagini della mostra al Maxxi dedicata all’architetto Gio Ponti

Un’intera sala del Maxxi dedicata alla Concattedrale di Taranto (foto Anna Svelto)
Un’intera sala del Maxxi dedicata alla Concattedrale di Taranto (foto Anna Svelto)

La Concattedrale di Gio Pon­ti esposta al Maxxi di Roma, dopo essere stata esposta a Parigi. Parliamo di una ripro­duzione, ovviamente, che sta catturando l’attenzione dei visi­tatori. Una nostra concittadina, Anna Svelto, è stata proprio al Maxxi. Ecco le sue riflessioni.

TARANTO – Il museo naziona­le delle arti del XXI secolo – il Maxxi di Roma – ospita fino al 13 aprile 2020 una grande retro­spettiva dedicata a Gio Ponti, uno dei maggiori architetti e designer italiani. Il MAXXI descrive Gio Ponti non solo come architet­to ma anche come «art director, scrittore, poeta, critico e artista integrale a 360 gradi» – attraver­so materiali di archivio, modelli originali, libri, fotografie, riviste e «classici del design strettamen­te collegati ai suoi progetti archi­tettonici».

Un’intera sala del Maxxi dedicata alla Concattedrale di Taranto (foto Anna Svelto)
Un’intera sala del Maxxi dedicata alla Concattedrale di Taranto (foto Anna Svelto)

Lo spazio espositivo per la mostra è diviso «in otto sezioni che evo­cano concetti-chiave espressi dal­lo stesso Ponti», in un allestimen­to descritto come «immersivo e scenografico», che «suggerisce l’idea dello spazio del maestro: fluido, dinamico, colorato». Tra le altre cose, al MAXXI c’è an­che una «mostra nella mostra» che presenta, attraverso il lavoro di otto fotografi, «una serie di sguardi contemporanei su altret­tante opere pontiane, mostrando­ne la vita odierna». Opere come la Concattedrale di Taranto, il Palazzo del Bo dell’Università di Padova e il Grattacielo Pirelli a Milano.

Il titolo della mostra richiama quanto scritto dall’architetto Pon­ti nel libro Amate l’’architettura: “Amate l’architettura, la antica, la moderna.

Amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e so­lenne ha creato – ha inventato – con le sue forme astratte, allusive e figurative che incantano il no­stro spirito e rapiscono il nostro pensiero, scenario e soccorso del­la nostra vita.”

Leggerezza e smaterializzazione caratterizzano la sezione Faccia­te leggere, con la concattedrale di Taranto (1970) in installazione centrale e di grandissimo rilievo.

La concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto sta scalzando in popolarità il famoso Pirellone e nella mostra lo testimonia appun­to lo spazio dedicatole.

Si fonda su un’idea senza prece­denti: la vela invece della cupola. La vela è una facciata sul cielo. Dice Ponti: Ho pensato: due fac­ciate. Una, la minore, salendo la scalinata, con le porte per acce­dere alla chiesa. L’altra, la mag­giore, accessibile solo allo sguar­do e al vento: una facciata per l’aria, con ottanta finestre aperte sull’immenso, che è la dimensio­ne del mistero…

Questa quasi immateriale struttu­ra è essa, ed essa sola, la chiesa. E coglie la religiosità non-liturgica di quest’architettura, in cui la vela, che si eleva (alta 53 metri) sopra la chiesa e non comunica internamente con essa, è un can­to esterno, convoca l’esterno e si riflette e si moltiplica all’esterno, negli specchi d’acqua antistanti: composta da due sottili pareti pa­rallele, traforate, una a un metro dall’altra, su cui gioca la luce, è un’acrobazia architettonica, im­pasto di concretezza e di aria de­dicata al cielo. (Luigi Moretti)

Ho sempre amato quest’opera per la sua incantevole bellezza: rap­presenta per me il prodigio della resurrezione e mi emoziona.

Un’intera sala del Maxxi dedicata alla Concattedrale di Taranto (foto Anna Svelto)
Un’intera sala del Maxxi dedicata alla Concattedrale di Taranto (foto Anna Svelto)

E’ piena di luce come Taranto. Si lascia attraversare dal vento ed è una imponente ma leggerissima vela issata sui nostri mari.

“E’ un foglio traforato, una su­perficie smaterializzata che nel suo gioco con la luce, con pieghe e trasparenze, ne dissolve il volu­me”.(Maxxi)

L’edificio sarà grandioso e “pron­to ad accogliere gli angeli”, disse lo stesso Gio Ponti.

Confesso di essere andata a vi­sitare la mostra con la curiosità di vedere come fosse collocata e rappresentata la nostra concatte­drale.

Tanto spazio con disegni, bozzet­ti, fotografie, modellini che oc­cupano un’area estesa e centrale all’inizio del percorso espositivo.

Tutto è stato da me documentato con foto ma, per chi può, sarebbe auspicabile una visita in un luogo così prestigioso.

Concludo con un appello: dobbia­mo conoscere ed amare quest’o­pera estremamente rappresen­tativa del Novecento e quando organizziamo giri per la città facendo da ciceroni agli amici (ma mi appello soprattutto agli operatori turistici per i visitato­ri di Taranto), accompagniamoli con orgoglio a conoscere questo capolavoro, favoloso “canto del cigno” del grande architetto.

Un ultimo appello: un cartello che descriva l’opera, magari a cura del Comune, sul marciapie­de pubblico antistante la concat­tedrale Gran Madre di Dio.

Sarebbe un bellissimo gesto di attenzione.

 

2 Commenti
  1. Alberto Altamura 6 mesi ago
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    Ottimo intervento di Anna Svelto, serio, documentato e accattivante.
    Plaudo anche all’impegno del Direttore di riportare alla ribalta la Concattedrale e di pubblicare con continuità articoli ed interventi, che facciano riconquistare ai Tarantini l’amore e l’interesse per questo capolavoro dell’arte contemporanea.

  2. Alberto Altamura 6 mesi ago
    Reply

    Ottimo l’articolo di Anna Svelto, serio, documentato ed accattivante.
    Desidero anche esprimere il più sincero apprezzamento al Direttore per l’impegno con cui sta seguendo il cinquantenario della nascita della Concattedrale di Taranto, ospitando con continuità interventi ed articoli capaci di portare alla ribalta questa splendida opera dell’arte contemporanea e del maestro Gio’ Ponti. Segno che nella coscienza collettiva sta maturando una nuova e più matura sensibilità.

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