23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 07:08:31

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Dalla bottega della musica ad oggi: 110 anni… suonati

Il mondo della musica raccontato da Linda De Fazio tra foto e vinli

Adriano Celentano e Giulio De Fazio
Adriano Celentano e Giulio De Fazio

Vinile, andata e ritorno. E’ ufficiale, fra corsi e ricorsi storici, c’è anche quello del disco. Il supporto più amato e più volte inutilmente sostituito, ora da minidisc e compact, ora da chia­vetta e file compressi in computer o pal­mari, è tornato. Lo dicono le classifiche . Lo dicono, viva il Cielo, i negozi di dischi che non si sono mai arresi all’avanzare della tecnologia. Certo, negli ultimi anni qualche negozio ha diversificato l’offer­ta, ma non appena il disco, quello nero col buco al centro, tanto per intenderci, trentatré piuttosto che quarantacinque giri, è tornato di moda, non si è lascia­to prendere alla sprovvista. Perfino “Tv Sorrisi”, un tempo il settimanale più venduto in assoluto diretto dal grande Gigi Vesigna (ricordate l’accusa di “na­zionalpopolare” a Baudo?), tre milioni e mezzo di copie stampate in una setti­mana, si è piegato alle richieste del mer­cato allegando alle copie in vendita i 33 giri classici, sistema che consente alle edicole la vendita del vinile tanto richie­sto. Ma, come si dice, questa è un’altra storia. Partiamo dal “dove eravamo ri­masti” di tortoriana memoria, tornando indietro nel tempo per fare mente locale su cosa accadeva proprio nel boom del disco. Periodo nel quale funzionavano i 45 giri (ribattezzati “singoli”), roba per mangiadischi e juke-box.

Ne abbiamo parlato con Linda De Fa­zio, mamma di Fabio De Fazio, nel frattempo diventato imprenditore a tut­to tondo, una sorta di “globe trotter” dell’impresa di famiglia, anche se per­sonalmente la sua specializzazione è la vendita di strumenti musicali su vasta scala. Fabio, figlio di Giulio, a sua volta erede della “Bottega della musica”, sta­bilimento musicale aperto nel lontano 1910 da Emanuele De Fazio, diplomato al conservatorio e direttore d’orchestra, immortalato da uno scatto che appar­tiene, ormai, più che alla famiglia al po­polo di nostalgici internauti tarantini. Dal 1950, il trasferimento in via Di Palma, dove da settant’anni, ovviamente suo­nati, è passata tutta la musica leggera. Nel frattempo, da “bottega” si è trasfor­mata in “Casa del disco”. Quando Ce­lentano e la Pavone erano divi. Tempi di “Stai lontana da me” e “Cuore”.

DA CELENTANO AI PINK FLOYD
«Le foto del nostro archivio – dice Lin­da De Fazio – raccontano una Taranto, ma sostanzialmente un’Italia diversa, più ingenua e con la voglia di divertirsi con poco, così i 45 giri, come i mangia­dischi, erano alla portata di tutti; l’alta fedeltà arriverà successivamente e con quella anche il rimpianto del suono disco che gracchia o “legge” anche qual­che graffio, a testimonianza di quanto fossero vissuti quei supporti che face­vano musica…».

«Il vinile è tornato di moda – spiega Tonio Farina, storico collaboratore del negozio di via Di Palma – forse non sarà il boom dei 45 giri di un tempo, ma registriamo numerose richieste a 33 giri per gruppi Anni 70, dai Pink Floyd ai Led Zeppelin, proseguendo con i Queen fino ad ar­rivare agli Ottanta dei Depeche Mode; oggi funzionano anche “Mina Fossati” e il “Best of” di Cremonini, ma anche De André, lo stesso Dalla e, naturalmente, l’inesauribile Vasco…». «Dimenticatevi le copertine di una volta – completa la titolare – oggi avrebbero costi proibitivi, anche se c’è qualcuno che gioca con le tasche dei fans, pubblicando confezioni dai colori diversi che molti collezionisti non si lasciano sfuggire». Non lo dice la titolare di “De Fazio”, ma a guardare gli scaffali, i compact più colorati – non si sfugge – sono quelli di Zero e Vasco. La discografia lavora e rilancia gli ultimi divi; Dalla, per esempio, è diventato un caso discografico, anche a causa del­la sua scomparsa, la gente in qualche modo per il futuro investe su un passato inossidabile: oggi quei dischi equivalgo­no a un piccolo capitale.

Ma torniamo alla Taranto di un tempo. «Negli Anni Settanta solo in via Di Pal­ma c’erano Rossetti, De Florio, poi Apri­co e per poco Music Hall, che alla fine si dedicò all’alta fedeltà: bei tempi; e che concorrenza, leale s’intende, finché possibile…».

SCONTI E CONCORRENZA
Nei Settanta c’erano anche “Fiusco” (tutt’ora in attività) e “Gigante”, in via Mazzini. Facevano a braccio di ferro. Lanci pubblicitari, prima sulla stampa, successivamente sulle prime radio pri­vate, con sconti di cinquecento lire sullo stesso prodotto, una corsa a vendere l’ultimo dei Pooh o di Baglioni. «Nel ’78 – ricorda Linda De Fazio – era già esploso il fenomeno Julio Iglesias, tanto che la casa discografica pensò bene di pub­blicare un doppio album, “Da Manuela a Pensami”: un successo senza eguali, tanto da non dormirci la notte; fra com­mercianti si giocava sul filo delle poche centinaia di lire di sconto: chi espose a 10.000, chi a 9.500 lire, così un giorno non ci vidi più e una nostra vetrina di­ventò un “muro” di Iglesias, con un car­tello 70×100 con su scritto “Da Manuela a Pensami, solo 8.000 lire!”; roba da ri­metterci le penne, ma era il momento di dare un segnale forte ai colleghi: veniva gente dalla provincia a comprare anche più di una copia, a quei tempi 2.000 lire di sconto erano soldi, più o meno il ri­sparmio per andare in pizzeria o al ci­nema il sabato sera». Sulla parete del negozio, gli scatti in bianco e nero, con la signora Concetta Cuomo, vedova di Emanuele De Fazio, con accanto Nilla Pizzi. Poi Edoardo Vianello, Gino Paoli, Giacomo Rondinella, Gegé Di Giaco­mo, il famoso batterista di Renato Ca­rosone. Altri tempi. «Tempi in cui ogni giorno compravamo decine di pacchi di 45 giri – conclude Linda De Fazio – in ognuno 25 copie: andavano via come il pane, una sorta di firmacopie odier­no, solo che al posto dei libri gli artisti ospiti del nostro negozio autografavano le coloratissime copertine di dischi che oggi, commercialmente, hanno un valo­re enorme».

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