18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 12:17:53

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“U megghie d’u megghie”, vizi e virtù dei tarantini

Il libro di Claudio Frascella: la Città tra ironia e riflessioni

"U megghie d’u megghie", il libro di Claudio Frascella
"U megghie d’u megghie", il libro di Claudio Frascella

U ste’ vide a quidde? Fra tre mesi ha chiuse!». Forse non c’è una istantanea migliore per descrivere uno dei tratti più folgoranti del tarantino me­dio: seduto a osservare, pronto a giudi­care. Anzi, a demolire. Il suo disfattismo apocalittico questa volta assume le for­me di due pensionati che non lasciano alcuna speranza di sopravvivenza ad un commerciante che ha appena alzato la saracinesca del suo nuovo negozio. Non c’è niente da fare: la condanna a morte pronunciata dai due nullafacenti è senza appello. Il tarantino è così, è un demolitore professionale che non lascia scampo all’iniziativa altrui.

"U megghie d’u megghie", il libro di Claudio Frascella
“U megghie d’u megghie”, il libro di Claudio Frascella

Tra ironia e satira graffiante, questi gustosissimi spaccati quotidiani di ta­rantinità ce li offre Claudio Frascella. Giornalista, storica voce radiofonica, imbattibile esperto di musica leggera, Frascella ha da poco dato alle stampe un volume godibilissimo: “’U megghie d’u megghie”, pubblicato da Scorpio­ne Editrice. Un formidabile pretesto per parlare e, soprattutto, ridere dei difetti e della involontaria comicità che abita­no Tarand’ nuest’, la città più bella del mondo insieme a… Budapest e Buca­rest. Tra risate e riflessioni, del libro di Frascella si è parlato qualche sera fa alla libreria Mondadori, in via De Ce­sare. Con l’autore, ovviamente, e con il vignettista Pillinini che in copertina ci ha messo il ritratto di un tipico esem­plare nostrano: canotta, pancia in fuori, ombelico al sole, l’immancabile Raf­fo e bandiera rossoblù. La simbologia del perfetto tarantino. Ad impreziosire la serata, l’intervento dell’editore Piero Massafra.

“U meghjie d’u megghie” è sì un libro tutto da ridere, ma a ben vedere è molto di più: è un vero e proprio trattato di an­tropologia che descrive vizi e virtù di un popolo che non conosce mezze misure, che vive passando dall’autoesaltazione celebrativa all’esasperata lagnazione vissuta sempre sul filo di un fatalismo che, alla fin fine, è il formidabile alibi per giustificare insuccessi e fallimenti.

Claudio Frascella ha avuto un merito straordinario: descrivere tutto ciò per brevi episodi da strada raccontati con fulminante ironia. Qui c’è tutta l’abilità e l’acuto spirito di osservazione di un giornalista vecchio stile, quelli che una volta si consumavano la suola delle scarpe a caccia di notizie. Ma c’è anche la capacità, non comune, di raccontare Taranto e i tarantini con grande autoi­ronia. Insomma, in questo libro c’è Ta­ranto: quella dolce e allegra degli anni ’60 e ’70, come scrive Tonio Attino nella prefazione, e quella più sconsolata dei giorni nostri. Una città che vota non per scelta tra programmi elettorali ma per dare «’na mane all’amiche» e che da sempre vive nell’attesa di un messia che la strappi dallo stagnante purgatorio e la conduca, finalmente, nelle dolcezze del paradiso. Una ambizione sempre fru­strata che, alla fin fine, si traduce nell’i­neffabile pensiero/desiderio rivolto al magnate che di volta in volta si affaccia sulla scena della storia cittadina: “E non se pò accatta’ ‘u Tarde?”.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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