12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 16:52:04

Cronaca News

No a “Mittalexit”, vertice a Londra

Ex Ilva: faccia a faccia tra Conte e Lakshmi Mittal

L'ambasciata italiana a Londra
L'ambasciata italiana a Londra

Incontro a Londra. Quasi come in un film di spie, magari 007, per citare il più fa­moso degli agenti al servizio di Sua Maestà.

Il presidente del Consiglio ita­liano, Giuseppe Conte, ha visto nella capitale britannica Laksh­mi Mittal, numero uno della multinazionale dell’acciaio più importante del mondo. Ogget­to del vertice, il caso Taranto. Nella terra di Brexit, a margine della presentazione del vertice internazionale sul clima, Conte e Mittal hanno parlato per un’o­ra del possibile accordo per evi­tare l’“uscita” di Arcelor Mittal dall’ex Ilva. Il colloquio, previsto già a Davos e poi rinviato, si è svolto in ambasciata prima della partenza del premier per Bruxel­les. Conte aveva partecipato in mattinata con il premier britan­nico Boris Johnson all’evento di lancio della conferenza Onu sul clima “CoP26 2020”. Sullo sfon­do del rendez vous con Mittal, la scadenza del 7 febbraio, quando le parti si fronteggeranno in tri­bunale. Conte ha quindi parlato ai giornalisti, dopo il vertice con il magnate indiano. «Gli ho riba­dito che i loro numeri iniziali» sugli esuberi «non sono accetta­bili» e che per il governo italiano è «fondamentale preservare un livello occupazionale adeguato, elevato» riferiscono le agenzie di stampa.

«Non dovete pensare che sia stato un incontro per negoziare i detta­gli, però è stato un incontro utile per ribadire le linee strategiche di fondo di questo negoziato, ci siamo aggiornati», ha spiegato il premier. «Ovviamente – ha pro­seguito Conte – ci sono i nostri rispettivi negoziatori e lo staff di legali che stanno lavorando, si sta definendo il piano industriale, si stanno anche creando anche le premesse per l’ingresso del pub­blico, perché, come abbiamo det­to, ci sarà anche un investimento pubblico». Un passaggio, questo, decisivo per il futuro ormai pe­rennemente in bilico della più grande fabbrica d’Europa. Si va verso una partnership pubblico-privata per l’Ilva che verrà, al­meno nelle intenzioni. Nell’ora di colloquio con il presidente ed amministratore delegato di Ar­celor Mittal, Giuseppe Conte si è soffermato «anche su aspetti tecnici riguardanti la transizione energetica: voglio, vogliamo, tut­to il Governo ma anche il sistema Italia, che Taranto diventi uno degli stabilimenti più innovativi al mondo, per quanto riguarda la transizione industriale ed energe­tica», ha rimarcato. La strada, in ogni caso, rimane ancora tutta da percorrere. «In tribunale bisogna andarci, ma sarebbe bene arri­varci con un accordo», ha dichia­rato il premier rispondendo a una domanda sulla scadenza del 7 febbraio per l’udienza sul conten­zioso in atto con la multinaziona­le franco-indiana. «Il tema – ha osservato Conte – è che il giorno 7 è prossimo: c’è l’udienza, quin­di ci sono ancora dettagli». «Non sono entrato nel dettaglio delle clausole – ha continuato -, però sicuramente ribadirci quali sono gli obiettivi, le strategie della ne­goziazione che stiamo portando avanti e ritrovarci a condividere degli obiettivi è stato importante e credo che questo offrirà anche ai nostri negoziatori nuova linfa e nuova energia per lavorare fino a notte fonda».

Un incontro utile a verificare che ci sono «obiettivi» condivi­si e a dare «nuova linfa ai nostri negoziatori», allora, o almeno così il presidente ha descritto ai giornalisti che lo aspettavano di fronte all’ambasciata italiana a Londra l’esito dell’incontro. Se il meeting londinese sarà bastato per allontanare la “Mittalexit” da Taranto, lo si capirà solo quan­do il quadrò sarà più definito, e l’udienza di venerdì sarà un mo­mento importante per capire se ci sono margini per evitare quella “battaglia legale del secolo” che pure il premier-giurista Conte aveva evocato nelle scorse setti­mane, quando il contrasto pareva davvero insanabile. Oggi, invece, l’impressione è che si cercherà sino all’ultimo un accordo. Come riportato da Il Messaggero, alla memoria di Arcelor Mittal in cui dichiara la disponibilità a un graduale dietrofront da Taranto “anche sotto la supervisione del tribunale”, il governo risponde con la bozza di un “term sheet” (un accordo quadro) da discutere all’udienza di venerdì 7 in cui si delinea un percorso tortuoso che riparte dall’accordo iniziale tra Stato e multinazionale, quello del 28 giugno 2017.

L’eventuale accordo, scrive sem­pre Il Messaggero, con l’obbli­gazione ad acquistare i rami d’azienda è soggetto all’avvera­mento entro 12 mesi delle firme sull’accordo modificativo – di fatto sul nuovo contratto – oppure 15 mesi su richiesta dell’Ilva, di alcune condizioni: le prescrizio­ni Aia, modificate in conformità agli investimenti e ai costi che sono previsti nel nuovo piano in­dustriale; e l’obbligo per Arcelor Mittal di dover rispettare misure previste dalle norme “interim-period” che decorre dalla firma dell’accordo modificativo com­plessivo e il closing date (giorno in cui si realizzano le condizio­ni). Fino a questa data, si dovreb­be applicare accordo originario del 28 giugno 2017, modificato il 14 settembre 2018 e il 20 marzo 2019: affitto ramo d’azienda con opzione all’acquisto.

Ma, al di là dei tecnicismi, il ter­reno di scontro è sulla capacità produttiva – e di conseguenza su­gli esuberi, ma anche sulla que­stione ambientale, dell’impianto tarantino.

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