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Ex Ilva-Arcelor Mittal, ultima proroga: adesso 20 giorni per l’accordo

Celebrata l’attesa udienza al tribunale di Milano

Il tribunale di Milano
Il tribunale di Milano

Sono escluse altre proroghe nella causa che con­trappone i commissari dell’Ex Ilva e ArcelorMittal al Tribunale di Milano. Fonti vicine ai com­missari fanno sapere che quella decisa ieri, la terza da novembre, sarà l’ultima dopo la trafila di rinvii chiesti per trovare un ac­cordo e risolvere la vicenda del polo siderurgico di Taranto.

Senza un’intesa, il 6 marzo si va in discussione davanti al giudice Claudio Marangoni, a cui spetta di decidere sul ricorso d’urgen­za presentato dai commissari per

scongiurare il disimpegno degli indiani. Tra l’altro, si apprende sempre, tra le parti non tutti era­no favorevoli a un’altra proroga così lunga, 20 giorni, per andare avanti nelle negoziazioni. L’esito di queste prossime settimane di trattative sarà un contratto defi­nitivo o un addendum al prece­dente che si basa su un nuovo piano industriale. Rispetto a un mese fa, spiegano le stesse fonti, si sono fatti notevoli passi avan­ti ma i nodi sono ancora tanti e riguardano alcuni dettagli im­portanti, come il tema dell’occu­pazione e, soprattutto, l’ingresso di soggetti terzi, di natura pub­blica. Lo riporta Adnkronos. La trattativa richiede accordi con e tra questi “soggetti terzi” che “ancora non ci sono”, sottolinea­no le stesse fonti. Altri dettagli, come eventuali clausole legate all’impegno o meno dei soggetti terzi in una nuova newco, che se­condo indiscrezioni potrebbero essere Cdp o Invitalia, saranno discusse nei prossimi giorni. Se tutto va come le parti si augura­no (e anche il Governo), Arcelor­Mittal dovrebbe ritirare l’atto di citazione dove ha ufficializzato il recesso da Ilva verso i com­missari straordinari e, a loro volta, i commissari ritirerebbero il ricorso d’urgenza depositato contro la multinazionale. Non è escluso, tra l’altro, che tutto que­sto possa avvenire prima del 28 febbraio, così da rendere inutile l’udienza di marzo.

L’udienza di ieri è durata solo una decina di minuti in tutto, come riferito dall’Ansa. “Abbia­mo mantenuto l’impegno a con­tinuare la produzione”, ha spie­gato l’avvocato Bonsignore con a fianco l’ad Morselli. “In queste settimane – ha aggiunto con ri­ferimento alla fase del negoziato coi commissari dell’ex Ilva – ab­biamo fatto un lavoro importante e molto costruttivo, un bene per­ché ci consente di passare alla fase legale per la messa a punto della fase contrattuale”. Ossia, le modifiche al contratto di affitto e acquisizione degli stabilimen­ti, concordate tra le parti, che do­vrebbero essere effettuate dopo l’accordo definitivo. Accordo che le due parti vorrebbero tro­vare entro febbraio, prima della prossima udienza del 6 marzo.

“Ci sono le basi per arrivare ad un accordo – ha chiarito il legale – Mittal resta a Taranto, mante­nendo la produzione”. Nel caso le due parti arrivassero all’intesa definitiva, poi, da un lato, Mittal ritirerebbe il suo atto di citazio­ne con cui ha chiesto l’accerta­mento del recesso dal contratto, annunciato a novembre, e dall’al­tro i commissari ritirerebbero il ricorso cautelare d’urgenza con­tro l’addio del gruppo. E la causa in corso di fatto verrebbe can­cellata. “In pendenza di questo ricorso cautelare – ha precisato l’avvocato Ferdinando Emanuele, altro legale del gruppo – Arcelor­Mittal ha continuato a mantenere in funzionamento gli impianti e a produrre in ossequio a un in­vito del presidente del Tribunale e del presidente del Consiglio. ArcelorMittal ha grande rispetto del Governo e del presidente del Consiglio come lo abbiamo noi avvocati. Pur avendo esercitato il diritto di recesso, Mittal ritiene che la soluzione transattiva, bo­naria e industriale sia la migliore per tutti”.

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