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Il fidanzamento nella Taranto di ieri

La nostra rubrica sulla “tarantinità”

La città vecchia vista dal mare
La città vecchia vista dal mare

Questa settimana il prof. Antonio Fornaro, che cura questa rubrica, approfon­dirà la conoscenza della festa di Madonna di Lourdes e di San Valentino, patrono degli inna­morati, e per l’occasione ci farà conoscere come ci si fidanzava nel passato a Taranto.

Questi i santi della settimana: Sant’Apollonia, Santa Scolasti­ca, San Pasquale I Papa, San Giuliano Ospitaliere, Santa Cri­stina da Spoleto, San Valentino e i santi Faustino e Giovita.

Sant’Apollonia è invocata con­tro il mal di denti. A Taranto, quando ai bambini cadevano i denti da latte, si diceva che dovevano conservarli sotto il cuscino perché se li prendesse Sant’Apollonia.

Santa Scolastica è gemella di San Benedetto ed è invocata contro gli uragani, la siccità e per guarire dal sonnambulismo.

San Pasquale I Papa fece costru­ire la Chiesa di Santa Prassede.

San Giuliano Ospitaliere è pa­trono delle città di Gand, di Ma­cerata, degli albergatori, degli osti, dei viaggiatori, dei pelle­grini e dei barcaioli.

Santa Cristina da Spoleto si de­dicò alla cura dei malati e dei bisognosi.

I santi Faustino e Giovita furo­no cavalieri dell’Ordine eque­stre, in particolare San Faustino è patrono dei single. San Clau­dio de la Colombiere è patrono dei fabbricanti di giocattoli.

San Mauro è patrono delle baby sitter.

Questa settimana la Chiesa fe­steggia la Madonna sotto i titoli di Nostra Signora della Clemen­za, la Beata Vergine della Co­lomba, la Madonna di Lourdes, la Regina degli Apostoli, Nostra Signora del Forno e la Beata Vergine del Conforto.

Questi i detti della settimana: “Tutto il mondo è paese”, “A casa vecchia non mancano i topi”, “Vestiti da cippone e sem­brerai barone”, “Chi disprezza, compra”, “Vale più chi ti ama e non chi ti fa cerimonie e moi­ne”.

Giuseppe Cravero questa set­timana ci ricorda che il 9 feb­braio 1877, nella Dogana, in via Cariati, fu catturata una balena femmina chiamata “North-Ca­per” dal peso di 18 tonnellate e 12 metri. Nella cattura fu ferito il pescatore Francesco Marinò che aveva fatto scoppiare una bomba da pescatore nella bocca del cetaceo. Il mammifero fu ri­battezzato con il nome di “bale­na tarantina” e per vederla si pa­gavano 20 centesimi. La balena fu ritratta da un pittore straniero e molti tarantini acquistarono la riproduzione di questo lavoro pittorico.

Il 12 febbraio 1900 nella Chiesa di San Domenico fu inaugurato il I Congresso Cattolico Puglie­se con la partecipazione di 30 vescovi. Per l’occasione in via Terni fu inaugurata la Cripta del Redentore.

Il 15 febbraio 1960 in piazza Castello fu inaugurato il mo­numento a Giovanni Paisiello, opera di Pietro Canonica, che oggi si trova alla discesa Vasto.

L’11 febbraio si festeggia la Madonna di Lourdes, patrona dell’Unitalsi. A Taranto sono presenti due belle e grandi grot­te della Madonna, una nella Chiesa di San Roberto Bellar­mino e l’altra nella Chiesa di Sant’Antonio restaurata e ria­perta al culto nel 2019. Anche a Pulsano si trova una grande ri­produzione della grotta di Lou­rdes nel Santuario della Madon­na della Nova.

Il 15 si festeggiano i santi Ciril­lo e Metodio, patroni d’Europa.

San Valentino è festeggiato in modo particolare a Vico del Gargano a Terni, ad Abriola, in provincia di Potenza.

A Vico del Gargano la statua di San Valentino è coperta da arance e i fidanzati si scambia­no un bacio in un vicoletto largo appena 50 cm. Anche Taranto ha un vicoletto molto stretto, è il vicoletto Mercanti, posto tra via Duomo e Vico Carducci.

Fornaro ci informa che quando un ragazzo adocchiava una ra­gazza le inviava un messaggio scritto e poi sotto il balcone di casa le faceva la serenata. Quan­do si era certi del fidanzamento si svolgeva la cerimonia del Par­lamento che consisteva nell’in­contro dei genitori dei futuri sposi che da quel momento si chiamavano compare e comara.

Per l’occasione si prendevano i primi accordi sul corredo e sul mobilio di casa e talvolta tale impegno veniva solennizza­to con un documento notarile chiamato in dialetto “stizzo”, deformazione della parola ita­liana “schizzo” o “preventivo”. Quando il fidanzato saliva in casa della fidanzata si sedeva a rispettosa distanza dalla stessa ma ogni tanto scappavano un amoroso pizzicotto o un bacetto furtivo.
A Pasqua la fidanzata riceveva un oggetto d’oro e la scarcella e contraccambiava regalando una camicia da lei confezionata che il fidanzato avrebbe indossato il giorno delle nozze.

Non si inviavano le partecipa­zioni nuziali ma gli inviti veni­vano fatti casa per casa. Si sta­biliva il giorno del matrimonio, la lista delle persone da invitare, l’orchestra che doveva suonare e i dolci e le bevande da servire agli invitati.

La cerimonia della promessa in Chiesa veniva chiamata dai tarantini “spacco della croce” perché nel passato molti giova­ni erano analfabeti e firmavano soltanto con il segno della cro­ce. Chiudiamo con un antico detto popolare che così recita: “L’amore è come la tosse, non si può tenere nascosto”.

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