05 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 05 Dicembre 2020 alle 16:02:00

Cronaca News

Gianrico Carofiglio: «Io candidato? Ora no, in futuro chissà…»

Lo scrittore tra narrativa e politica

Gianrico Carofiglio
Gianrico Carofiglio

La scrittura, la po­litica, le elezioni. Gianrico Caro­figlio parla di sé, del suo impegno come scrittore, del suo rapporto con la politica. L’ex magistrato ed ex parlamentare è stato a Taranto per presentare il suo ultimo libro “La misura del tempo” (Einaudi). Un evento al Fusco, il 5 febbraio, organizzato dal Comune in colla­borazione con la Libreria Mande­se. A conversare con lui, l’editore Antonio Mandese e l’assessore alla cultura Fabiano Marti. Lo abbiamo avvicinato a conclusio­ne della serata.

Il “tempo” è il tema principale del suo romanzo. Perché?
Perché è un concetto col quale abbiamo difficoltà a confrontarci. Non siamo capaci di pensare il tempo in maniera autonoma, è un tema che non siamo capaci di do­minare e di spiegare. È un tema molto letterario. La cultura delle società occidentali è influenza­ta da una metafora terribile: il tempo è denaro. Ma questo è un impoverimento del concetto, è un indebolimento della nostra capa­cità di muoverci nel tempo in pie­na libertà.

Il suo rapporto con la scrittura: quando scrive ha già in mente l’intera trama del romanzo, è metodico nella costruzione del suo lavoro?
Non sono mai stato metodico in nulla e nella scrittura meno che in tutto il resto. Sono estremamente disordinato, procedo a scossoni e naturalmente il ritmo si intensifi­ca solo quando sono così vicino alla scadenza da spaventarmi per il timore di non riuscire a farcela. Non ho il libro in mente dall’ini­zio. Ho invece chiari i personaggi principali e so come la storia va a finire, ma non so quello che c’è in mezzo e quello che c’è in mezzo è proprio il risultato del processo di scrittura.

Nel tempo dell’antipolitica coma può la politica recupera­re credibilità?
Sto scrivendo un libro proprio su questo tema, uscirà a settembre e vi rinvio al libro per rispondere esattamente a questa domanda.

In queste settimane il suo nome risuona spesso. C’è chi la vor­rebbe come candidato alla pre­sidenza della Regione Puglia…
Il mio nome può risuonare quan­to vuole, è un anno e mezzo che mi viene chiesto da tutte le parti di candidarmi. Credo che ognu­no debba fare quello che è capace di fare e non è una forma di falsa modestia. Uno è capace di fare anche quello che ha veramen­te voglia di fare. Ci sono lavori enormemente impegnativi che richiedono una passione, un desi­derio intenso di farli, indipenden­temente dalle capacità tecniche o politiche e se uno non ne ha dav­vero tanta voglia è molto meglio evitare di fare danni ai cittadini, alle istituzioni a se stessi. Il che non significa che io sia disinte­ressato alla politica, voglio essere molto chiaro: sono molto interes­sato alla politica, ne faccio più oggi di quando ero parlamentare, ma il mio modo di fare politica oggi è scrivere libri, intervenire sui giornali e in televisione. Poi chi lo sa se in futuro non capiterà un’occasione diversa. In futuro.

Politica e giustizia: infiamma lo scontro sulla prescrizione.
Le polemiche sulla prescrizione sono una delle cose poco serie di questo paese. Lo dico con molta chiarezza. Non c’è dubbio che quella riforma sia stata fatta male e richiede di essere modificata, ma al tempo stesso parlare di que­sta cosa come di un’emergenza è un segno contemporaneamente di scarsa conoscenza delle questioni e di un atteggiamento purtroppo a volte demagogico. Sulla base di questa legge, che io non conside­ro una buona legge e che ritengo sia da modificare, i primi effetti concreti su un processo ci sareb­bero alla fine del 2023. Però se ne parla oggi come se fosse una emergenza nazionale. Questo è uno dei segni della mancanza di serietà in certi ambiti della poli­tica italiana.

Politica e giustizia perché sono così spesso in conflitto?
La giustizia è un meccanismo di controllo della legalità, dell’a­zione dei cittadini e quindi an­che dei politici e i politici – in generale chi esercita il potere anche non necessariamente con movenze illecite – gradisce poco le forme di controllo formale di legalità, quindi c’è una frizione fisiologica che in questo paese è diventata patologica per molte ragioni. Di fronte a intrecci tra politica e malaffare, la magistra­tura per condizioni oggettive ha giocato un ruolo politico, anche se non per un progetto politico. La magistratura oggettivamente è diventata un attore politico ri­empiendo un vuoto della politica. Sono tutte cose che andrebbero affrontate con una diversa serietà della politica e con la definizio­ne di regole chiare e stabili per il funzionamento della giustizia. Il codice di procedura penale cam­bia ogni sei mesi e non accade in nessuna parte del mondo, come non accade in nessuna parte del mondo che si facciano discussio­ni lunari sulla prescrizione.

La questione Taranto, dopo anni ancora irrisolta.
Taranto vive una situazione molto complicata che però è un grappo­lo di opportunità. Scrivere, parla­re, anche litigare in modo civile, sono azioni che hanno una fun­zione fondamentale per l’umanità perché sono creazione di senso. Senza queste azioni saremmo alla mercè della tecnica, nella sua accezione peggiore. Bisogna dare senso al modo di affrontare i problemi di questa città. Finora è stato fatto in modo chiaramen­te discutibile e su questo c’è stato chi ha provato a costruire anche carriere politiche.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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