13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 08:42:20

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Un Taranto da piangere. Così si spegne il calcio

Spalti semivuoti allo Iacovone
Spalti semivuoti allo Iacovone

A voler cercare il lato po­sitivo, anche quando non c’è, si può dire che almeno l’hanno visto in pochi. Un paradosso, ovviamente. Il derby di do­menica allo Iacovone rappresenta il pun­to più basso di questa sciagurata stagione del Taranto; escludendo il caso Kosnic, che è meglio lasciare fuori classifica.

Il Foggia ha giocato una brutta partita, ma i rossoblu, in superiorità numerica negli ultimi venti minuti, sono riusciti a fare peggio. Il tutto in uno stadio semi­vuoto, scenario innaturale nella nostra città. Innaturale? Si spera. Perché uno dei rischi di un’annata come questa è che lasci strascichi permanenti. Un disamore triste. Uno stadio in cui la poca presenza (eufemismo) dei tifosi non è più appunto innaturale, ma per così dire ordinaria.

A punire ancora la formazione di Pana­relli, domenica, è bastato un gol di El Ouazni; una delle tante, troppe meteore passate anche da Taranto in questi mesi anni di dilettantismo. Passati in vantag­gio grazie ad un errore difensivo degli avversari, i foggiani hanno poi quasi smesso di giocare. Un demerito? For­se, ma lo è di più il non essere riusciti a riprendere in mano la gara. I rossoneri si sono anche presi il lusso di sciupare un’occasione monumentale.

Eppure avrebbe potuto avere un senso, questo derby in tono minore, per il Ta­ranto. Fresco il ricordo delle polemiche dell’andata. Una rivincita non avrebbe addolcito un campionato deficitario, ma almeno dato un minimo di soddisfazio­ne. Invece si è perso, ancora, e male, con una prestazione insufficiente.

Da far spazientire pure chi se l’è sentita di rinunciare per un paio d’ore alla fami­glia e passare una domenica pomeriggio allo stadio sperando di vedere la propria squadra vincere, o almeno onorare l’im­pegno.

Nel dopogara hanno avuto buon gioco i dirigenti dauni a sorridere. Silenzio, in­vece, dal fronte tarantino. Come spesso capita, dopo le sconfitte. Un’abitudine. E magari anche per questo puntualmente si registrano rumors, veri o falsi, di discus­sioni più o meno accese. Il punto ora è capire cosa fare di un campionato mo­rente, di ciò che ne resta.

Servirebbero idee chiare.

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