Una suggestiva immagine del fiume Galeso
Una suggestiva immagine del fiume Galeso

«Sono contento di registrare il successo di un ta­rantino doc come Diodato, un artista che pensa, lavora e can­ta per la sua città», dice il ma­estro Piero Romano, direttore artistico dell’Orchestra Magna Grecia, all’indomani dell’in­vito ufficiale rivolto al cantau­tore vincitore del Festival di Sanremo con “Fai rumore” per suonare insieme con l’OMG in una piazza centrale di Taranto. «Sono sinceramente convinto che essere uniti nei momenti di gioia – prosegue Romano – porti a cambiare il paradigma di una città che non dovrebbe mai pensare in negativo, ma ve­dere il classico bicchiere sem­pre mezzo pieno per provare ad estendere con sensibilità, coscienza, responsabilità, le oc­casioni sociali e culturali che si manifestano in un momento sto­rico nel quale insistono coscien­za e cultura».

Cultura e coscienza, alcune delle corde toccate dall’arti­sta tarantino dal palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo. «Proprio attraverso la cultura – riprende il direttore artistico dell’ICO Magna Grecia – stiamo prendendo coscienza di quanto sia importante vivere come co­munità i nostri spazi, la nostra città e gioire di momenti in cui i nostri concittadini rendono im­portante la vita loro e quella di chi gli sta accanto. L’Orchestra della Magna Grecia, mi piace ri­cordarlo, ha accolto il desiderio di Diodato per tenere un con­certo a Taranto, manifestando massima disponibilità nell’af­fiancare il vincitore del Festival di Sanremo con i suoi musicisti in piazza Garibaldi; sulla stessa cassa armonica sulla quale, stu­dente e musicista, debuttò con alcuni suoi compagni di scuo­la; ci piacerebbe potenziare la sua gioia, rendere merito al suo successo, perché la città si senta più partecipe all’affermazione di uno dei suoi figli. E’ il nostro contributo per galvanizzare se­gni positivi che abbiamo il do­vere di dare al nostro presente e garantire al nostro futuro, il futuro dei nostri giovani e dei nostri bambini».

L’intervento di un operatore cul­turale, Piero Massafra. «Parto dal titolo e dal testo della can­zone – dice il docente-editore – perché si faccia di tutto per trasformare i rumori, aspetto di rabbia primitiva, in suoni che non sono altro che una razio­nalizzazione dei rumori; cosa sono i suoni rispetto ai rumori: arte, cultura, educazione, con­sapevolezza, solidarietà; io che sono del mestiere credo in un massiccio, serio intervento sugli aspetti culturali».

Gli aspetti culturali. «Taranto, nonostante gli sforzi che si stan­no facendo – sostiene Massafra – ha bisogno di “uscire” in Eu­ropa: con tutto il rispetto, non possiamo eternamente restare compressi fra Bari e Lecce; det­to questo, il “rumore” sul quale porrei attenzione sono le molte­plici risorse che abbiamo e che farebbero impallidire chiunque; la prima cosa che mi viene in mente: sabato prossimo – del­la serie “no’ ne putìme cchiù!” – alcuni cittadini che hanno deciso di tassarsi, andranno a ripulire il fiume Galeso; il Ga­leso – i tarantini questo non lo sanno più, perché non ci vanno più, una volta almeno andavano a lavare le auto – da duemila anni è l’unico, autentico bene culturale che abbia la città, su cui si è cimentata la più grande poesia che il mondo abbia mai conosciuto e attraverso la qua­le continuiamo a vivere di ren­dita; ora, tutto questo, è pronto per essere offerto all’Europa. E pensare che nel Settecento veni­vano per il Galeso. Adesso non viene più nessuno e continuia­mo a tenerlo in misere condi­zioni. Quando viene qualcuno e vuole ammirare delle cose di Taranto, faccio di tutto perché non mi chieda di andare al Ga­leso: so che è un reato, ma mi verrebbe perfino voglia di to­gliere i cartelli indicativi, per­ché se ad uno venisse in mente di andarci, si imbatterebbe in una scritta posta alla sorgente del fiume: “INCIVILI!”. Non giriamoci intorno: i rumori de­vono diventare suoni e per fare questo bisogna investire nella civiltà, Taranto può farcela».

«La vittoria di Diodato sta nell’avere nominato Taranto – dice Giuseppe Sebastio, com­merciante – quando gli è stato chiesto a chi dedicasse la vitto­ria del Festival: ha inorgoglito noi tarantini, spesso vituperati, biasimati, maltrattati, incupiti da quanto di più negativo po­tesse circolare sul nostro conto; ecco che la vittoria del cantau­tore tarantino ci restituisce luce e non rumore, come dice nella sua canzone. La sua dedica è una grande luce per questa città, sulla scorta della quale possia­mo e dobbiamo costruire perché Taranto diventi culla della cul­tura; insieme a Diodato, ricor­derei anche Benedetta Pilato, la nostra campionessa mondiale di nuoto, che con i suoi allori ha trascinato la nostra città fuori dall’anonimato, dai luoghi tri­stemente comuni di una Taranto solo “ciminiere, industria inqui­nante e morti ammazzati per tu­more”; intorno a queste positivi­tà i tarantini devono costruire la città del futuro».

C’era bisogno che un giovane scuotesse le coscienze e l’anima, non solo di una città. «Taranto è ripartita attraverso i suoi gio­vani – conclude Sebastio – una bella sorpresa per tutti, anche per gli stessi tarantini che non credevano più in una rinascita o una forma di riscatto che questa città sicuramente merita. E’ da qui che dobbiamo ripartire per convincere gli altri tarantini che si può e si deve fare, perché una città venga amata e, soprattutto, rispettata».

«Più che rumore, il deflagrare per poi costruire, occorre ar­monia – dichiara Giuseppe De Marco, titolare del bar “Taren­tum” – infatti, se si lavora con professionalità e passione, la città risponde; purtroppo fino ad oggi in più ambiti si è ma­nifestata una certa superficia­lità: in città osserviamo negozi in qualche modo simili fra loro: alcuni commercianti, questo il mio punto di vista, dovrebbero impegnarsi di più nella cultura dell’accoglienza e nel rispetto del potenziale concorrente: se un commerciante si impegnasse a coltivare una propria clientela, non dico che all’indomani fa­rebbe faville – Taranto vive un contesto economico non del tut­to incoraggiante – ma di sicuro comincerebbe a vedere i primi risultati: esistono margini, non certo generosi, ma entro i quali si può lavorare».

«Ognuno dovrebbe studiare – conclude De Marco – ritagliarsi uno spazio proprio e non repli­care il vicino, altrimenti il com­mercio si trasforma in una lotta fra poveri; ma anche se in quel caso è possibile stabilire chi dei concorrenti si applichi meglio nell’accoglienza, nel servizio, nella qualità: lo stabilisce la clientela».

1 Commento
  1. Fra 8 mesi ago
    Reply

    Qualcuno ci va ancora ,c’è chi va a battere ,chi Per buttarci i rifiuti ,fino alla tanta attesa stazione Nasisi ,che ormai non se ne parla più .

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