26 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2020 alle 06:19:08

Diodato
Diodato

Passata la comprensibile euforia di questi giorni, Antonio Diodato dovrà scegliersi un buon sarto per farsi rammendare la giacchetta che in troppi gli stanno strappando di dosso. Tra questi anche quei suoi amici che, in qualche modo, rivendicano paternità e appartenenza del giovane cantautore vincitore del Festival di Sanremo.

A costringere il bravo Diodato ad andare dal sarto è il vizio, un po’ cronico e un po’ provinciale, che abbiamo a Taranto di caricare di significati impropri vittorie ed eventi che invece, fatta salva la naturale gioia che producono, sarebbe meglio circoscrivere a quel che effettivamente sono. In questo caso, una vittoria ad un festival canoro. Peraltro Diodato canta una canzone d’amore, non un brano politicamente impegnato. La canzone che aveva pretesa di impegno era un’altra, era quella sul gigante d’acciaio, e non ha superato neppure la soglia del primo turno. Al limite, quindi, avrebbe dovuto essere quest’ultima la canzone da “strapazzare” politicamente. Questo voler a tutti i costi dopare di significato e appartenenza la vittoria di Diodato rischia di far male innanzitutto a questo stesso ragazzo cresciuto a Taranto. Oggi Diodato andrebbe lasciato in pace a godersi il meritato successo. Certo, lui ci ha messo del suo, ha acceso la miccia affermando che a Taranto c’è bisogno di “rumore”.

E ha fatto anche bene, da persona che evidentemente ha lo sguardo che va oltre il dorato mondo dello spettacolo. Ha fatto bene a tenere alta l’attenzione sul caso Taranto, ma lui stesso ora dovrebbe guardarsi dal rischio che il “rumore” intorno a lui non si trasformi in chiassosi pretesti per altri fini. Quella del “rumore” è infatti arma che va maneggiata con cura. Lo insegna la storia della città degli ultimi otto anni. Di rumore in questi anni se ne è fatto tanto, tantissimo, spesso a sproposito. Risultato: il controverso e complicatissimo rapporto tra Città e Fabbrica – perché di questo evidentemente si tratta – è rimasto irrisolto. I giri di valzer degli ultimi due governi hanno oltretutto contribuito ad ingarbugliare una situazione già di per sé intricatissima. E alla guida dei due governi c’era e c’è proprio quel partito che quel rumore ha alimentato e del quale ha approfittato elettoralmente. Quel partito che ora, di fronte alla impossibilità di coniugare le semplicistiche, roboanti e ingannevoli promesse elettorali con la reale complessità del problema, ha finito per implodere con tutte le sue dirompenti contraddizioni.

E allora attenzione alla qualità del “rumore”, perché in questi anni il “rumore” sul caso Taranto ha prodotto soprattutto una scomposta inondazione di qualunquismo populista. Inutile, perché non è servita a dare soluzioni; deleteria, perché ha innescato una giustificata rabbia di ritorno. Ne sa qualcosa un grande amico di Antonio Diodato: Michele Riondino, artista di assoluto livello che si era speso politicamente proprio per la causa del partito che diceva di voler spegnere per sempre gli altiforni. Sappiamo come è andata a finire. Rigurgitare quelle stesse logiche, ancora una volta in campagna elettorale e questa volta usando una nuova icona, sarebbe mortificante per una città sempre alla ricerca di un salvatore della patria ma puntualmente sedotta e abbandonata. Il ravvedimento di Riondino, dopo la cocente delusione politica, sarebbe già un buon antidoto per evitare eventuali ricadute. Diodato saprà farne tesoro. Godiamoci il successo di questo nostro talento, ma evitiamo di strumentalizzare la sua brillante affermazione artistica.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

2 Commenti
  1. Domenico Della Valle 9 mesi ago
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    Grazie direttore per essere riuscito ad esprimere in maniera ellellente anche il mio pensiero e, credo, quello di tantissimi altri. Probabilmente le aspettative di chi attende da troppo tempo la soluzione per la città, vanno ad urtare contro i risultati mancati negli ultimi lustri. Forse in questi ultimi due anni ci aspettavamo una soluzione, finalmente, ma ho conserviamo ancora la pazienza, data la complessità dei problemi da risolvere o vagheremo inutilmente alla ricerca di un nuovo “deus ex machina”. In questo ultimo periodo ho osservato almeno una tendenza verso la soluzione valida. Con affetto per la Città. Domenico

  2. Domenico Della Valle 9 mesi ago
    Reply

    Errata corrige:
    ho = o

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