29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 06:40:22

Antonio Marinaro,
Antonio Marinaro

Il cambiamento fa rumore, ed è quello che vorremmo affermare. Ribaltare il paradigma della città ammalata di se stessa e farne un baluardo di trasformazione, facendo emergere il territorio (che già c’è) innamorato della sua storia, delle sue radici millenarie, delle sue affascinanti contraddizioni. Detto così, più uno scenario immagini­fico che una realtà tangibile, ma occorre costruirlo, oltre che sulle ovvie potenzialità (che passano quasi tutte dal mare), soprattutto su criteri precisi di appartenenza e di sostegno reciproco fra gli attori territoriali.

La coesione è alla base di tutto, ma anche l’affermazione di una verità incontrovertibile: una comunità cresce attraverso l’effi­cacia e la capacità persuasiva chi la rappresenta: le istituzioni, le as­sociazioni, i sindacati, una sanità che funziona, la buona politica; per costruire tutto questo non si può pensare che tutte le parti viaggino su binari esclusivi, occorre un senso di forte identità e autotutela del territorio, occorre fare squadra in senso organico, strutturato, permanente. Per fare un esempio che ci riguarda, sono convinto che non possa esistere una Confindustria forte senza un sindacato forte, e viceversa, e di questo a beneficiare sono ovviamente le imprese e il loro capitale umano, e così via con un effetto domino di segno positivo. Sono convinto che le logiche del dividi et impera che hanno spesso caratterizzato la nostra e altre storie debbano lasciare il posto a teoremi di tutt’altro profilo. L’alternativa è una città che continua a puntarsi il dito contro, in un fatalismo paralizzante e privo di qual­siasi ipotesi di futuro.

Antonio Marinaro
Presidente Confindustria Taranto

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