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Confiscati beni a Catapano. Sotto chiave una casa e conti bancari e postali

Ritenuto elemento di spicco della mala è in carcere dopo la sentenza di “Neve tarantina"

Corte d'Appello
Corte d'Appello

Confiscati beni ad Aldo Catapano ritenuto elemento di spicco della mala tarantina. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno dato esecuzione a un provvedimento di confisca emesso dai giudici dalla Corte d’Appello di Lecce – Sezione distaccata di Taranto, reso definitivo dal pronunciamento della Corte di Cassazione, riguardante il procedimento di prevenzione avviato dalla Dda di Lecce, a carico del 40enne Aldo Catapano, attualemente detenuto in quanto sta scontando una pena che gli è stata inflitta nell’ambito del processo “Neve Tarantina”.

Gli investigatori del Comando provinciale hanno confiscato una casa, un’autovettura e conti bancari e postali per circa 105.000 euro. Negli anni scorsi gli investigatori del Nucleo investigativo hanno eseguito un decreto di sequestro anticipato finalizzato alla confisca di beni al termine di indagini condotte attraverso accertamenti che avevano riguardato tenore di vita, disponibilità finanziare, patrimonio mobiliare e immobiliare nonché attività economiche di Catapano e che avevano consentito di appurare una sproporzione tra beni acquisiti e redditi dichiarati. Aldo Catapano a gennaio del 2014 era stato arrestati dai militari dell’Arma e dai loro colleghi della Guardia di Finanza in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Lecce su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia.

Nel blitz “Neve tarantina” furono arrestate altre 28 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico, anche internazionale, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti con aggravante della disponibilità di armi e munizioni. Il gruppo secondo l’accusa sarebbe stato diretto proprio da Aldo Catapano, figura di spicco dell’omonimo gruppo criminale che operava nella borgata di Talsano. Nel corso di quell’attività investigativa gli investigatoriindicarono in Catapano un elemento che aveva assunto una rilevante posizione nell’ambito degli equilibri criminali tarantini, gestendo una fitta rete di giovani emergenti, dediti ad un lucroso traffico di sostanze stupefacenti. Nel corso delle indagini erano stati indicati tre canali di rifornimento dello stupefacente da far arrivare nel capoluogo jonico: uno colombiano, attraverso la Spagna, uno barese, dal quartiere Japigia, e l’altro calabrese, con provenienza da Gioia Tauro, piazza gestita dalla ‘ndrangheta. Passando per la Basilicata, in particolare da Scanzano Jonico, arrivavano a Taranto di ingenti quantitativi di cocaina ed eroina. L’indagine aveva consentito, inoltre, di individuare un laboratorio clandestino per il confezionamento dello stupefacente, tagliato anche con anfetamine. Gli investigatori dell’Arma avevano documentato, con videoriprese, l’attività illecita sequestrando tutto il materiale che veniva utilizzato nel laboratorio.

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