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Licenziata al quinto mese di gravidanza

La denuncia di Ronsisvalle della Fp Cgil

Tiziana Ronsisvalle della Fp Cgil
Tiziana Ronsisvalle della Fp Cgil

MANDURIA – Donna licenzia­ta al quinto mese di gravidanza

La denuncia della Fp Cgil di Taranto.“Le dimissioni in bian­co, il sotto salario a parità di mansioni, l’assoluta mancanza di rispetto per la correlazione tra tempi di vita, ruolo geni­toriale e tempi di lavoro. Sono alcuni dei temi che ancora oggi tengono sotto scacco le donne lavoratrici del Sud. La conferma arriva anche dalla recente ricer­ca sugli indici BES nella pro­vincia di Taranto, che fotografa una condizione di sottosviluppo in special modo per le quote rosa- afferma Tiziana Ronsi­svalle della Fp Cgil di Taranto- a questo si aggiungono situazio­ne che hanno dell’incredibile e che la Funzione Pubblica Cgil di Taranto arriva a denuncia­re attraverso i media. Dopo tre anni di lavoro all’interno di una cooperativa sociale dell’ambito di Manduria, una lavoratrice di trentuno anni al quinto mese di gravidanza è stata licenziata.

Il pretesto è stato offerto dal cambio d’appalto per il servizio di assistenza alla persona svolto dalla cooperativa in questione per anziani o ammalati del ter­ritorio.

Abbiamo assistito alla scadenza d’appalto dello scorso 31 gen­naio e ad una nuova gara per il proseguimento del servizio – prosegue Tiziana Ronsisval­le – la formula utilizzata è stata quella dell’affidamento tempo­raneo per un periodo transitorio che oggi lascia un fronte aperto sulla corretta applicazione della clausola sociale.

Nelle more la cooperativa so­ciale uscente decide il licen­ziamento per una donna in gravidanza in spregio alle più elementari regole sul diritto alla maternità, ai principi della costituzione e del testo unico, e al diritto alla conservazione del posto di lavoro.

Il confronto con i sindacati nell’ambito sociale di zona di Manduria tornerà a formaliz­zarsi il prossimo 18 febbraio.

Speriamo che per quella data – conclude Tiziana Ronsisvalle – il buon senso, le buone pratiche e il diritto possano tornare a ri­affacciarsi a quel tavolo”.

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