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La riscoperta di Bettino Craxi

Al Bellarmino il film “Hammamet” e il dibattito

Bettino Craxi
Bettino Craxi

Vent’anni dalla morte di Bettino Craxi, l’Uil io­nica, guidata da Giancarlo Turi, ha organizzato, per il 20 febbraio (ore 16.30 con interventi di Gior­gio Benvenuto, Mario Guada­gnolo, Paolo Castronovi, Carlo Petrone), il dibattito sulla figura del leader socialista e la proiezio­ne del film “Hammamet” al cine­ma Bellarmino.

Ad Hammamet, si è svolta la ce­lebrazione ufficiale in cui si è fat­to il punto su quello che è stato Craxi come leader politico e sta­tista e su quello che resta del suo pensiero politico e della sua azio­ne di governo. Intanto, in Italia, c’è stata la proiezione del film “ Hammamet” di Gianni Amelio, raccogliendo pubblico e succes­so nonché sono stati pubblicati numerosi libri tra cui quelli più significativi di Marcello Sorgi, Fabio Martini, Claudio Martelli il cui libro “Antipatico” sarà presen­tato a Taranto, a Palazzo Pantaleo il 25 marzo pv. Non parliamo dei numerosi servizi e articoli sui mass media parlati e scritti.

Attorno alla figura di Craxi si è aperto un dibattito storico, poli­tico e culturale, oltre ogni aspet­tativa.

A ben vedere, il revival ha avuto i pro Craxi e i contro Craxi, ma i primi in larghissima misura su­periori ai secondi. Naturale che una parte dell’opinione pubblica è contro per principio, per malafede, per partito preso o vestendo i pan­ni delle “tricoteuses” sferruzza moralismo e giustizialismo. E poi, ci sono “gli intellettuali dei miei stivali”, “chierici mancati”che sal­gono in cattedra non avendo titolo per impartire lezioni non a misura del “caso C” in cui ci sono intrec­ci umani e politici.Proprio per la complessità della tragedia ognuno deve fare il proprio mestiere. In proposito, scrive Claudio Signori­le:” Gli storici devono fare gli sto­rici, i giudici devono fare i giudici e i politici devono fare i politici. Invece queste funzioni sono state mescolate facendo grande con­fusione. Nei 20 anni che hanno segnato la storia della Repubblica italiana, durante i quali ognuno ha fatto il mestiere dell’altro, si è mancato di prospettiva”.

Se un giorno si uscirà dal buco nero delle falsità sulla Prima re­pubblica e sui suoi esponenti po­litici tra cui Craxi, si costruirà la nuova Italia sulla verità. Nel caso in cui, al contrario, si si continuas­se a criminalizzare il passato, nel­la fattispecie la Prima repubblica, la Seconda nascerebbe sulla men­zogna.Craxi diceva ciò, battendo sempre sul tasto della verità, ve­rità nascosta dagli sconfitti della storia, visto che erano andati al potere per grazie ricevuta. Insom­ma, non era farina del loro sacco. Politicamente ed elettoralmente non avrebbero mai vinto, se non ci fosse stata la tecnica della “guerra a bassa intensità”, con la complici­tà del circo mediatico giudiziario, per dirla alla Giovanni Pellegrino, già presidente della Commissione stragi.

Craxi giganteggia da morto. An­che gli avversari che lo lottarono politicamente, nell’ambito della sinistra italiana, oggi, gli ricono­scono alcune qualità come quella di indicare una rotta riformista, di proporre l’ammodernamento istituzionale, di sfidare i poteri della conservazione e del con­formismo e del consociativismo. Peraltro, gli piaceva “trasgredire”, dato che era figlio di un “ambien­te spiccatamente metropolitano e moderno”. Scrive Fabio Martini in “Controvento”: “ Craxi è fatto di una pasta e cultura diversa, an­tropologicamente parlando, è su un altro pianeta”. Per diversi moti­vi tra cui quello di essere stato da giovane dirigente socialista un “ giramondo” politico: dall’Europa dell’Est alla Cina al Sud America e in quegli anni conobbe Francois Mitterrand, Willy Brandt, Olof Palme, Mario Soares, Felipe Gon­zalez. Craxi non era un provincia­le come molti suoi avversari po­litici. Vero è che la sua esistenza è stata una lunga originalità: na­turalmente nella linea della way of life tipica di un socialista rifor­mista. E, inevitabilmente, la sua weltanschauung fu un colpo di cannone nell’ordine sacerdotale comunista. Ed era inevitabilmen­te che la sua area culturale, era il meglio della libertà che si potesse trovare a sinistra.

Interessante, quello che ha detto Massimo D’Alema ultimamente: Bettino Craxi fu uomo sconfitto su due fronti:su quello giudizia­rio, ove si trovò ad essere il ca­pro espiatorio di una operazione di “purificazione” della politica italiana; su quello politico, ove le sue idee non trovarono sponde nel Pci.

D’Alema è un politico di rango, profondamente,diverso rispetto a quelli della dirigenza Pd che ha preferito l’assordante silenzio, che la partecipazione, ad Hammamet, alla celebrazione dei vent’anni della morte di Bettino Craxi.

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