12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 17:00:38

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“L’Uecchi di luci”, un lungometraggio per l’ottimismo

Sarà proiettato il 29 febbraio e a marzo al Teatro Carmine

Gaspare Mastro
Gaspare Mastro

“L’Uecchi di luci”, ovvero occhi di luce, sono paradossalmente gli occhi di un cieco, diventato tale a se­guito di un incidente stradale occorsogli in gioventù e che, inutile sottolinearlo, gli ha cambiato la vita. Eppure proprio il povero cieco, che in un’agnizione fina­le incontra il suo investitore ma anche un nuovo universo di affetti, sembra il migliore in un ricchissimo campionario di umanità che si incontra e che inte­ragisce nella comunità locale. Lui, per il quale da quarant’anni si è spenta la luce, diventa un punto di riferimento, un po’ come il sindaco del rione Sanità. che però egli amministra con bonomia, con bontà e rassegnazione.

Ovviamente è quella la luce che riempie gli occhi di Antonio, una luce addensa­ta dalla fede, e che segna anche la vita di chi gli vive accanto, a cominciare dal fratello Francesco che, a causa della perdita del lavoro e di un’assurda gelo­sa, ha iniziato a bere e ha trasformato la vita propria e di chi gli sta accanto in un inferno.

Il soggetto è quello del lavoro teatrale di Gaspare Mastro, noto artista polie­drico grottagliese e da qualche anno anche autore di lavori dialettali, che ora è diventato un film. Non un corto o una visualizzazione della commedia ma un vero e proprio film.

Lo ha presentato in anteprima nel teatro della parrocchia del Carmine di Grotta­glie, dove opera avendo vissuto la sua infanzia in una casa che dalla chiesa di­sta sì e no due metri!

Si tratta di un lungometraggio in digita­le messo insieme in meno di due mesi grazie alla collaborazione di appas­sionati e amici con varie competenze e con la collaborazione di tecnici pro­fessionali. Diciamo che il lavoro, partito come un progetto amatoriale, ha tutte e virtù di un lavoro ruspante e autentico, che assemblea abilità acquisite da va­rie figure, facilitate certo dalle possibilità oggi consentite dalla tecnologie che se vogliamo sono le stesse che oggi con­sentono a chiunque sappia utilizzare un pc (cioè a tutti) di scrivere un libro. Ma sono molti i punti di forza, a cominciare dalla prova degli attori che sono la vera energia di tutto il lavoro. Primo fra tutti l’autore e regista Gaspare Mastro (per altro amico d’infanzia e gioventù di chi scrive, e questo è bene precisarlo) che veste i panni del cieco, memore for­se di un grave incidente occorsogli in gioventù che rischio davvero di meno­marlo. Bravi anche Luigi Petraroli, che calza lodevolmente le vesti dell’ubriaco Francesco e che è anche autore della colonna sonora che, devo dirlo preci­sando anche in questo caso di essere un suo amico, è uno dei punti di forza. Impegnativa e per questo apprezzabile la parte di Paola Salamina nel ruolo della moglie di Francesco, Pina, ma non citiamo altri poiché sono stati davvero all’altezza. Gli altri interpreti sono: Ciro Cometa, Lucia Santoro, Ciro Scatigna, Franco Quaranta, Ciro Grottoli, Antonio Micera, Carmela Quaranta, Carmela Basile, Giuseppe Fumarola, Giovanni Santoro, Silvestro Gianfrate, Fernando Santopietro, Emanuele Alabrese, Giovanni Quaranta. La regia è di Gaspare Mastro, aiuto regista Luigi Petraroli, direttore della fotografia Fernando Santopietro, scenografia e costumi Carmela Basile, coordinamento musicale Raffaella Miglietta, arrangiamenti ed esecuzioni musicali Francesco Colonna e Massimo Santoro, voce Raffaella Miglietta, macchina da presa e montaggio Ciro D’Alò, registrazione colonna so­nora Vito D’Amicis, assistente di scena Ada Fedele.

Tra i punti di forza voglio sottolineare ancora l’ambientazione, gli scenari na­turali tutti desunti dal centro storico di Grottaglie. Buone le riprese, cui avreb­be giovato una illuminotecnica più ade­guata, ma non si può pretendere troppo da un’autoproduzione dal budget molto vicino allo zero. La fotografia e le inqua­drature assieme al montaggio digitale, a volte un po’ rigido, si fanno comun­que apprezzare. I piani sequenza un po’ “neorealistici” fanno gustare le ambien­tazioni sceniche ai grottagliesi ma a vol­te dilatano un po’. Ma quello che avreb­be trasformato un bel lavoro di gruppo in un bel film sarebbe stata una sceneg­giatura. Certo: avrebbe rivoluzionato un po’ il racconto ma, razionalizzando le successioni narrative, avrebbero dato una scansione più rapida ed efficace.

Questo lo diciamo soprattutto perché siamo sicuri che Gaspare non ci farà mancare prossime prove, magari in lin­gua italiana, (per consentire una circola­zione in area extraurbana), che potranno essere dei buoni film con un racconto razionalizzato. A lui la capacità di rac­contare e, diciamolo, pure, di commuo­vere, non manca. Il suo “Uecchi di luce”, infatti, commuove e la luce, che fuori e dentro i suoi occhi, riempie lo schermo, lascia in bocca un buon sapore.

Il film sarà proiettato il 29 febbraio e il 14 e 15 marzo, sempre nel teatro Carmine.

Gli inviti si possono ritirare all’edicola “Pennacchiotto”, in viale Gaspare Pi­gnatelli nr. 35.

 

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