13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

Antonio Castellucci
Antonio Castellucci

Al Piano Sud 2020-2030, fin dalle sue prime battute, va ascritto il merito di avere sdoganato, si spera defini­tivamente, la visione di un Paese non più sostenibile a due veloci­tà, prefigurando come debba es­sere urgente intervenire con in­vestimenti pubblici e privati per lo sviluppo del Sud e consideran­do, per il breve e medio periodo, questo progetto strategico, utile per l’Italia intera.

Progetto finora assente, al di là delle dichiarazioni formali, nei programmi e nelle cose da fare dei precedenti Governi dal mo­mento che, negli anni, la spesa per il Sud si è ridotta rendendo, ad esempio, il fenomeno dell’e­migrazione specialmente giova­nile e scolarizzata verso il Nord del Paese e verso l’estero una vera e propria emergenza socia­le.

Ulteriore principio, non sconta­to, riscontrabile nell’epigrafe del Piano, è quello di dover conside­rare effettivamente i Fondi strut­turali europei (oltre 123 miliardi fino al 2030) aggiuntivi alla spe­sa ordinaria.

Ebbene, vorremmo tanto che questa volta si andasse concre­tamente oltre i titoli e le buone intenzioni, come ormai da tempo sostenuto anche con manifesta­zioni nazionali, regionali e ter­ritoriali, da parte del sindacato confederale che, con molta pa­zienza e con altrettanta fermez­za, rivendica da tempo sviluppo, infrastrutture, occupazione ag­giuntiva, sostenibilità ambien­tale, con l’apporto delle proprie articolazioni categoriali su temi specifici con particolare riguar­do al Mezzogiorno.

Rimane, perciò, del tutto eviden­te che se sul versante dei titoli c’è condivisione è sulla esigibilità dei contenuti che ci aspettiamo da subito, da parte del Governo Conte, per quanto ci riguarda per le nostre due aree, dialogo e re­ciprocità nell’esercizio della cor­responsabilità sociale se è effet­tivamente questo che sottintende l’espressione “metodo cooperati­vo di attuazione rafforzata”.

Scuola, infrastrutture materiali (in ambito ferroviario, stradale, idrico e edilizio) e sociali, in­clusione sociale (ridurre i diva­ri nei servizi), Green deal per il Sud per realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030 e mitigare i rischi connessi ai cambiamenti clima­tici: ecco ulteriori punti di rica­duta del Piano che auspichiamo vadano a buon fine per la loro connessa strategicità.

Così come conclusioni positive sono attese dal negoziato in via di completamento con l’Ue per l’impiego del “Just Transition Fund” cioè un pacchetto di sov­venzioni e di investimenti per aiutare i Paesi a porre in essere politiche climatiche più rigorose e ad affrontare in sicurezza la transizione energetica.  Non si può più transigere: vi è la necessità di sviluppo aggiuntivo e di un rilancio sostenibile dei siti industriali di cui in partico­lare i due nostri territori oltre­ché il Paese continuano ad aver bisogno, coniugando contestual­mente i fattori lavoro, sicurezza, salute e buon ambiente!

Auspichiamo, in particolare, che il Piano Sud, acceleri per Ta­ranto sia il c.d. Cantiere Taran­to che la ripresa del Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis), mentre per Brindisi l’urgente decretazione del Cis Brindisi ed una considerazione suppletiva a favore dell’intero territorio fat­ta di interventi specifici; oltre all’avvio in entrambe le aree di supporti per la loro internazio­nalizzazione ed una strategia mediterranea, attraverso gli in­vestimenti sulla logistica marit­tima e il rafforzamento delle Zes (con incentivi fiscali e sburocra­tizzazione dei processi), con un Piano Export Sud ed un sostegno al sistema portuale.

Altrettanto, riteniamo necessa­rio che si realizzino in direzione delle politiche e delle misure per il lavoro e per le imprese, incen­tivi all’occupazione femminile, valorizzazione ulteriore delle eccellenze produttive e l’esigi­bilità degli strumenti finanziari correlati alla L.181/89 in quanto entrambe aree di crisi.

Il Piano Sud è uno spaccato delle storiche rivendicazioni sindacali e dei bisogni sociali a comincia­re dal tema occupazione, che è impossibile creare solo per de­creto se non, invece, mediante grandi investimenti pubblici e privati.

Per condividere progetti di cam­biamento e di futuro per andare oltre la crisi attuale è necessario non perdere altro tempo.

Il Piano Sud impone, dunque, fin da subito un lavoro comune tra istituzioni, politica, attori econo­mici e sociali sia nazionali che regionali e territoriali attraverso la partecipazione e la correspon­sabilità per restituire speranza alle tante donne, ai tanti uomini, lavoratrici e lavoratori, anziani e giovani di questa parte del Paese ancora in sofferenza.

Antonio Castellucci
Segretario generale
della Cisl di Taranto

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