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Processo Ambiente Svenduto, “Quella parola nell’audio non c’è”

La deposizione del perito fonico scagionerebbe Florido

Gianni Florido, ex presidente della Provincia di Taranto
Gianni Florido, ex presidente della Provincia di Taranto

“Quella parola nell’audio non c’è, non c’è mai stata perché non è stata mai pro­nunciata” da Ignazio Morrone”, dirigente del settore ambiente della Provincia di Taranto, du­rante una conversazione con l’assessore al ramo Michele Conserva. Quella parola, “fir­mare”, non compariva nella pri­ma trascrizione del 2010 ma in una successiva, del 2013, e ha costituito un elemento fondan­te del teorema accusatorio che ha portato all’arresto di Gianni Florido per concussione, a mag­gio di sette anni fa. La deposi­zione del perito fonico forense Cataldo De Florio, davanti alla Corte d’Assise, nell’udienza dell’altro ieri del processo Am­biente svenduto, sembrerebbe scagionare l’ex presidente della Provincia.

Il consulente citato dai difenso­ri, gli avvocati Carlo e Claudio Petrone, nel corso del suo esame ha illustrato una serie di par­ticolari che pongono quel col­loquio intercettato in una luce diversa da quella che ha portato all’emissione della misura cau­telare in carcere.

“Il verbo firmare è totalmente assente dall’audio in quanto non viene assolutamente pronun­ciato, quindi – è la conclusio­ne del perito – è stato aggiunto successivamente. L’analisi della traccia audio dimostra la totale assenza di toni. Infatti, dopo la frase ‘ripeto non ho problemi a…’ c’è solo una sospensione. Pare quindi anomala l’aggiunta da parte della p.g. del verbo ‘fir­mare’ alla fine della frase dato che non si ascolta per niente”. E ancora, ha fatto rilevare il perito: ”Durante l’analisi tecni­ca della traccia audio non vi è stata alcuna necessità di miglio­rare o sopprimere disturbi per ascoltare la frase pronunciata e riportarne l’esatto contenuto, in quanto era perfettamente chiara e udibile”.

Nessun problema di audizione, poteva derivare, secondo la pe­rizia, dal software utilizzato.

Altro dato fatto rilevare dal te­stimone, “l’inizio dell’ascolto, da parte degli investigatori del­la Guardia di Finanza, è partito da 1,02 minuti della conversa­zione e non dall’inizio”. Pertan­to, nella trascrizione utilizzata per la richiesta dell’ordinanza di custodia cautelare manca una circostanza fondamentale per comprendere il reale significato del dialogo. Il testimone ha evi­denziato anche questo in manie­ra categorica: “Da 0 secondi a 1,02 minuti, si parla di impianti termici. Nessuno degli interlo­cutori fa mai riferimento o pro­nuncia mai la parola discarica in tutto l’arco del discorso. Que­sto è un dato inconfutabile”. Sui toni della conversazione, l’e­sperto ha fatto rilevare che “si tratta di un normale dialogo di natura lavorativa, discorsivo e calmo, dal quale non si evince alcuna pressione decisionale o imposizione sui presenti da par­te di terze persone”. Pertanto, confermando il contenuto della sua perizia, ha sottolineato una circostanza che scagiona sia l’ex Presidente della Provincia sia il suo assessore Conserva: “Si esclude, quindi, che dal tono della conversazione possano emergere posizioni di induzio­ne decisionale”. E’ la conclu­sione dell’ingegnere De Florio. L’azione concussiva, secondo l’accusa, riguardava alcune au­torizzazioni per le discariche all’Ilva.

La relazione sulla quale è sta­to interrogato De Florio è stata depositata agli atti che la Corte (presidente Stefania D’Errico, giudice togato a latere Fulvia Misserini) vaglierà per la sen­tenza insieme alle altre testi­monianze, fra cui quella dell’ex dirigente della Provincia Luigi Romandini parte civile contro Florido, sempre per il reato di concussione e quella del bri­gadiere Alfredo D’Arco delle Fiamme Gialle, che durante il suo esame in aula ammise la presenza di un errore nella tra­scrizione dell’intercettazione oggetto della perizia. Un errore costato la custodia carceraria a Florido poiché quel capo d’im­putazione basato sull’intercet­tazione attualizzava le esigenze cautelari e quindi rendeva pos­sibile l’arresto. Una vicenda che troncò la vita politica del presi­dente della Provincia e dell’inte­ra amministrazione dell’epoca.

 

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