14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

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Benigni, il Cantico e la sessualità

Dopo l’intervento del professor Paolo De Stefano un’altra riflessione sull’interpretazione dell’attore

Roberto Benigni
Roberto Benigni

Nelle pagine di questo giornale, domenica 16 febbraio il prof. Paolo De Stefano, riportando correttamente quello che è il pensiero della Chiesa, ha voluto criticare la lettura che ha fatto Benigni a Sanremo del Cantico dei Cantici. Una lettura che, senza tenere conto della interpretazione profetica del canto, ne ha voluto fare un cantico “alla Benigni, laico, profano, anche erotico, nei riguardi dell’amore, non coniugale, ma assoluto, anche uomo con uomo, donna con donna”.

I padri della Chiesa, è sempre De Stefano a parlare, insegnano che quel cantico, scritto circa 2.400 anni fa, “ è una suprema e terminale profezia della Chiesa e del Cristo Redentore. L’amore ivi espresso non avrebbe nulla di carnale o sensuale, si parlerebbe dell’amore spirituale tra Cristo e la sua Chiesa, simboleggiati nel Cantico dallo sposo e dalla sposa. Nulla pertanto in quel testo, a ben interpretarlo, di sensuale , di erotico o di voluttà dei sensi.” Su questo argomento bisogna dire che, oltre ai padri della Chiesa, si sono espressi nel corso dei secoli numerosi esegeti del testo biblico, che dopo il Genesi, risulta il più dibattuto, con posizioni molto distanti, tra chi, come Benigni, dandone una interpretazione letterale, lo considera solo un racconto di un rapporto amoroso tra un uomo e una donna, e chi vede in esso allegorie e profezie riguardanti il rapporto tra Cristo e la Chiesa, o tra Jhavè ed Israele. Nel corso dei secoli sono pure fiorite altre ipotesi allegoriche che vedono raffigurati nello sposo e nella sposa Salomone e la Sapienza, l’intelletto e l’anima, o , in riferimento a culti astrali, Il Sole e la Luna. Altri hanno voluto vedere nel Cantico la descrizione di antichi riti matrimoniali che in Siria si svolgevano in primavera.

Da questo punto di vista la posizione di Benigni è legittima, e direi anche la più semplice, naturalistica. Quel testo ha un forte valore erotico, tanto che nella Sinagoga antica la lettura di questo libro era permessa al compimento dei trenta anni di età, quando si fossero acquisiti da parte del lettore gli strumenti dottrinali che ne permettessero l’interpretazione. Quello che non è accettabile dal punto di vista storico, sono due vistose forzature del testo, alle quali ha pur accennato il prof. De Stefano. Per prima cosa l’attore sul palco di San Remo ha portato un testo diverso da quello conosciuto, affermando di riferirsi al testo originale del Cantico, scritto nel 4° secolo avanti Cristo. Ora noi comunemente utilizziamo di quel Cantico la traduzione della Volgata di San Girolamo, che aveva consultato sia il testo greco nella traduzione dei 70, sia il testo originale ebraico. Portare in scena durante uno spettacolo di varietà un testo diverso senza citare il documento di provenienza (un papiro, un codice ? ) e il suo traduttore, non sarebbe consentito. Per nessuna opera, maggiormente per un testo religioso sul quale si sono confrontati innumerevoli filologi. La seconda forzatura consiste nell’attribuire ad uno scrittore di cultura ebraica del quarto secolo avanti Cristo pensieri moderni, lontanissimi dal modo di sentire del tempo. Posizioni acquisite dal pensiero occidentale solo da pochi decenni, basti pensare che sino a pochi anni or sono in Italia il codice penale contemplava il delitto di onore e prevedeva la carcerazione per la donna adultera. La legislazione nostra (occidentale) oggi distingue nettamente morale e diritto, norme etiche da norme religiose.

In campo sessuale giustamente la legge non interferisce più con i comportamenti e le scelte individuali, è lecito tutto fuorché la violenza e la costrizione. La legge tutela le persone deboli o sottoposte, i minori e le persone che non sono capaci di scelte autonome e consapevoli. La società nella quale vive l’estensore del Cantico dei Cantici, è una società teocratica, guidata da norme religiose severissime che vietano qualsiasi espressione erotica al di fuori del matrimonio, e , all’interno di questo, le pratiche tendenti ad impedire la fecondazione. La donna che concepisce al di fuori del matrimonio va bruciata (Gn XXXVIII,24). In caso di adulterio vanno uccisi entrambi i trasgressori (Dt XXII.21). Il Dio dei sacerdoti, degli anziani e degli scribi, seduti nel Sinedrio, è il Dio terribile che appare all’inizio della storia, spietato, crudele, vendicativo, ma che apporta una prima luce nella condizione ferina della umanità: la proibizione dei sacrifici umani e la commistione contro natura tra uomini . Sugli altari posti sulla cima dei monti, i popoli adoratori degli idoli, Moabiti e Ammoniti, che si credeva nati dall’incestuoso rapporto di Lot con le figlie, bruciano i propri figli. Sacrifici praticati in antico, prima della rivelazione di Jahvè , anche dal popolo ebraico, che usava purificare col fuoco sugli altari i figli primogeniti: le primizie della vulva delle donne ebree ( Es XIII, 1-2).

Di qui deriva la ferocia di Dio, il suo popolo non deve mescolarsi, non deve avere contatto con gli adoratori degli idoli che bruciano gli uomini e praticano la sodomia e la commistione con gli animali. Dio promette una terra al suo popolo, che la deve conquistare facendosi strada tra quelle popolazioni primitive. Nessuno può sottrarsi alla Legge: Sodoma e Gomorra vengono incendiate dal fuoco celeste. Onan, il figlio di Giuda, che non porta a termine l’atto sessuale con la moglie per impedire la procreazione, viene fulminato dall’ira divina. (Gn XXXVIII,10) Queste considerazioni, che ci portano a ritenere completamente falsificata l’interpretazione del messaggio biblico da parte di Benigni, non devono però far cadere nell’errore opposto di chi pensa che la nostra religione consideri peccaminosa la sessualità e l’erotismo. Se così fosse quel Cantico non sarebbe stato inserito dagli Ebrei e dai Cristiani tra i testi sacri, ispirati da Dio. La sessualità per entrambe le religioni ha un valore altamente positivo, rispondendo al primo dei comandamenti impartito agli uomini: crescete e moltiplicatevi. L’erotismo, nelle sue varie espressioni affettive e fisiologiche, non è mai stato condannato, se espresso nel matrimonio senza pratiche di impedimento della fecondazione. Del resto Cristo, che completa la rivelazione divina, non si è mai occupato della sessualità, ha predicato amore e carità, ha condannato l’avarizia. Parafrasando il detto evangelico si potrebbe dire: lasciate a Dio quel che è di Dio, quel che è degli storici agli storici.

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