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Aspettando le Ceneri

La nostra rubrica sulla “tarantinità”

Chiesa del Carmine a Taranto
Chiesa del Carmine a Taranto

Mancano pochi giorni alla conclusione del Car­nevale e all’inizio delle Ceneri e della Quaresima targate 2020, ma Taranto ha già vissuto due anteprime dal sapore della ti­pica atmosfera della Settimana Santa. Di questo, unitamente al “Carnevaletto”, alle “40 Ore”, alle Ceneri e alla Quaresima di ieri e di oggi parlerà il prof. An­tonio Fornaro che cura questa rubrica.

Queste le ricorrenze mariane della settimana: la Madonna della Fiducia, del Derelitti, della Vittoria, dei Lumi, delle Lacri­me e dei Peccatori.

Questi i Santi della settimana: Policarpo, Etelberto, Gerlando, Porfirio, Gabriele dell’Addolora­ta, Ilaro e Albino.

Questi i detti della settimana: “Parola data, ma non sulla carta bollata”, “Non è vera penitenza il digiu-no e l’astinenza”, “Dio protegge e provvede a chi non ha fede”, “I bambini sono come i gatti, cambia-no sempre umore”.

A Taranto una persona che litiga facilmente viene soprannomina­ta “Fueche de nuzzele”.

Fornaro inizia il lungo com­mento della settimana ricor­dando che dal 12 al 16 scorso nella Chiesa del Carmine sono stati 12.498 i visitatori della ter­za edizione “Facies Passionis” quest’anno tematizzata sulle lacrime mariane personificate nelle dieci statue dell’Addolo­rata provenienti da diverse parti della Puglia.

Ieri nel Castello Aragonese si è svolto un interessante convegno di studi sulla Settimana Santa di Taranto, organizzata da Gigi Montenegro e che ha visto nel capoluogo ionico esperti della Settimana Santa spagnola. Da oggi fino a tutto martedì pros­simo nella Chiesa del Carmine, come da antica tradi-zione, si svolgeranno le solenni “40 Ore”. Durante le “40 Ore” i confratelli in abito di rito si ritrove-ranno in Chiesa inginocchiati davanti al Santissimo Sacramento solen­nemente esposto.

Le “40 Ore” furono istituite nel 1527 da San Carlo Borromeo a Milano e furono diffuse in Italia da Sant’Ignazio di Loyola, dai frati Cappuccini, da Sant’Anto­nio Maria Zaccaria, fondatore dei Barnabiti, e dal Frate Cap­puccini Frate Giuseppe da Fer­mo.

Anticamente le “40 Ore” si svol­gevano dal Venerdì Santo fino alla notte di Pasqua davanti ad un sepolcro nella cui urna si custodiva insieme all’ostia con­sacrata anche una piccola croce.

Da documenti storici risulta che a Massafra, in provincia di Ta­ranto, nel 1700, i tre giorni delle “40 Ore” venivano chiamate “Carnevaletto”, per indicare che servivano a contrastare le orge di Carnevale che si svolgevano dall’ultima Domenica di Carne­vale al Martedì Grasso.

Parlando di Carnevale Fornaro ricorda che in Puglia Giove­dì scorso, chiamato “Giovedì Grasso”, è stato festeggiato il “Giovedì dei Cornuti” con rife­rimento ai mariti traditi.

Nel passato a Taranto alla mez­zanotte del Martedì di Carne­vale cessavano i festeggiamenti per Re Carnevale e il campano­ne del Duomo di San Cataldo, fatto costruire dall’Arcivescovo Capecelatro, annunciava l’inizio della Quaresima. Per l’occasione l’Arcivescovo con i paramenti sacri scendeva in Piazza Arci­vescovado dove c’era il Calvario e davanti alle palme e ai rami di ulivo dell’anno preceden-te che bruciavano a mo’ di falò, il presule, spento il falò, racco­glieva la cenere che distribuiva ai sacer-doti della città e anche a lui veniva cosparso il capo con la cenere ripetendo le parole: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”.

L’indomani, festività delle Ce­neri, ad ogni cristiano veniva cosparso il capo con la cenere. Quello delle Ceneri era giorno di digiuno e di astinenza dalle carni ma i nobili si recavano al Pizzone in carrozza dove consu­mavano latticini freschi, unita­mente a prelibati frutti di mare e al “quaresimale”, il tipico dolce della Quaresima tarantina.

La cerimonia notturna che ve­deva come protagonista l’Ar­civescovo, veniva chiamata in dialetto taran-tino “forore” per indicare l’inizio della Quare­sima. Oggi questa cerimonia viene sostituita da un pelle-gri­naggio notturno orante al qua­le partecipano i confratelli e le consorelle dell’Addolorata.

Il pellegrinaggio si svolge dalla mezzanotte del Martedì di Car­nevale per un paio di ore ed è accompa-gnato dalle musiche della Passione proposte dalla “Banda di Santa Cecilia – Città di Taranto” diretta dal maestro Giuseppe Gregucci.

Nel passato la seconda “foro­ra” avveniva a mezzogiorno del Sabato Santo per indicare il passaggio dalla Quaresima alla Resurrezione.

Fornaro chiude la sua nota ri­cordando che da alcuni anni nella Parrocchia di San Pio X alcuni fedeli praticano la cena con pane ed acqua e devolvono il ricavato di quella che sarebbe stata la loro cena in favore delle popolazioni africane che neces­sitano di acqua e di aiuti vari.

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