07 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Maggio 2021 alle 15:58:04

Cultura News

L’idea di Dante nel pensiero di Mazzini

Nel Trecento aveva già profetizzato l’Unità d’Italia

Giuseppe Mazzini
Giuseppe Mazzini

L’ultimo / dei grandi italiani antichi / e il primo dei nuovi / il pensatore che di Roma / ebbe la forza / dei Comuni la fede / dei tempi moderni il concetto. / L’uomo di Sta­to che pensò e volle e ricreò una Nazione. / L’uomo Giu­seppe Mazzini, dopo qua­rantasei anni / di esule pas­sa libero per terra / italiana, oggi che è morto. / Oh Italia / quanta gloria (rivolta all’A­postolo) e quanta bassezza (rivolta ai politici del tempo) e quanto debito per l’avveni­re (rivolto a noi tutti).

Queste furono le parole che il Carducci pronunciò alla morte di Mazzini, avvenuta a Pisa il 10 marzo 1872.

Moriva, sotto falso nome, perché ancora perseguitato dalla polizia sabauda, colui che, col pensiero e con l’a­zione, aveva voluto e com­battuto per l’indipendenza e per l’unità di una Italia libera e repubblicana.

Morì che Roma era già capi­tale d’Italia.

Un popolo intero seguì il suo feretro sino al cimitero ge­novese di Staglieno. Riposa accanto alla Madre, Maria Drago. Carducci giovane aveva profetizzato, in suo celebre sonetto, la gloria del futuro apostolo risorgimentale.

“Esule al ciel unite e severo / leva ora il volto che giammai sorrise / tu sol pensando o ideal sei vero”.

Ecco l’ideale: quello di una Italia, Patria degli Italiani, fi­nalmente libera nei suoi giu­sti confini dal Carnaro alla Sicilia, come già Dante ave­va profetizzato. L’Italia del Popolo. L’Italia democrati­ca e giammai oligarchica. A quella Italia Mazzini si era rivolto attraverso l’opera del grande esule: Dante; esule immerito che per primo ave­va creato il cemento dell’u­nità italiana: il linguaggio, attraverso il sacro Poema.

Una Italia non più servile, non più campo di accese lotte fratricide.

“Ah, serva Italia, di dolore ostello.

Nave senza nocchiero di gran tempesta.

Non donna di provincia, ma bordello. (Pg. VI 76-78).

Dante assurge, nel pensiero mazziniano, ad esponen­te unico di quella civiltà del Due e Trecento, e che, nella coscienza di Dante, veniva a combattere ingiustizie e cor­ruttela e che diventava ov­viamente un problema etico e politico al di là degli stessi confini temporali.

Di qui il modello Dante che, nell’Ottocento romantico e illuminista, veniva incarna­to dall’Alfieri, dal Foscolo e dallo stesso Leopardi.

Nella cultura mazziniana si inveravano due precise entità e che Mazzini volle, nel suo “Dell’amor patrio di Dante”, ben significare.

E che non era in senso filo­logico, ma in quello espres­samente profetico e passio­nale.

Dante diventava, così, colui che già nel Trecento aveva profetizzato l’Unità d’Italia e non solo mediante un lin­guaggio unico, ma in virtù del suo soffrire, innocente, contro tutte le ingiustizie po­litiche e religiose.

Dante, per Mazzini, fu l’e­sule per amor di patria, e lo fu eroicamente col pensiero e con l’azione contro tutti i vassalli, i servi e gli ignavi d’Italia.

1 Commento
  1. Fra 1 anno ago
    Reply

    Che brutta profezia ,l’Italia non è ,e mai sarà unità , al nord ci trattano come stranieri ,le infrastrutture sono migliori i servizi pure ,mentre prima della finta unità era il sud che rendeva di più , in pratica L’Unità nazionale ci ha reso più poveri ,più miserabili e più schiavi ,mentre al nord le cose sono andate meglio ,il sud si è impoverito ;ah se Garibaldi anziché una gamba avesse perso la testa , chissà a quest’ora quanto sarebbe stato bello e ricco il sud . Adesso la secessione ricomincia il nord vuole distaccarsi dal resto d’Italia,mentre il sud o meglio certe città del sud rimaranno lì a guardare la loro disfatta .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche