09 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 18:23:49

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«E Paul Mc Cartney sfiorò Taranto…»

Renato Ciardo, dalla Rimbamband ai monologhi

Renato Ciardo
Renato Ciardo

«Devo molto al tormentone “Ciaddì”, due milioni di like, a mia moglie che mi ha incoraggiato a mettermi ogni tanto in pro­prio, a papà che non ha mai risparmiato consigli». Rena­to Ciardo, ospite di “Cabaret al Tarentum”, la rassegna a cura dell’Associazione “An­gela Casavola” con la di­rezione artistica di Renato Forte, parla a ruota libera. Del suo passato, prima di arrivare alla popolarità con la Rimbamband, della sua prima coverband e di un suo viaggio-premio a Lon­dra. Una cosa per volta. «Il quintetto barese, tredici anni insieme, lo considero casa mia; nasco e cresco con i Quarryman, coverband dei Beatles, vinciamo una regi­strazione agli Abbey Road Studios, mio padre viene con noi e la prima cosa che accenna, seduto al piano, è “Enza”, uno dei suoi cavalli di battaglia…».

Partiamo dal titolo dello spettacolo con il quale gira per fatti suoi, quando la Rimbamband glielo consen­te. «Si intitola “Solo solo” – dice Ciardo – devo a mia moglie se cinque anni fa ho accettato questa sfida di­vertente, il suo ragionamen­to non faceva una grinza: “Canti, suoni, scrivi e reciti, perché non ti metti anche in proprio?”. E’ nato così “Solo solo”, contenitore di espe­rienze che ho raccolto in tutti questi anni: mescolo fra loro le mie passioni vintage con aspetti moderni dell’in­trattenimento».

A proposito di cavalli di bat­taglia. «Ce ne sono, i primi che mi vengono in mente: Lauzi, Fidenco, Reitano, Dallara. Qualcuno si chie­derà come mai un “ragaz­zo” di quarantasei anni sia cresciuto a pane e Lauzi; un po’ perché papà ascol­tava queste cose ai tempi, un po’ perché sono rimasto affascinato dalla musica e dalle voci irresistibili di arti­sti inossidabili, così eccomi qua e la gente – da non cre­derci, ma dovete credermi… – non solo gradisce, ma partecipa, canta, risponde ai miei inviti, ad affettuose provocazioni che rivolgo dal palcoscenico».

ASSESSORE CIARDO…
Ciardo è legato a Taranto. «Certo, mio padre, Gianni Ciardo, non è solo attore e cabarettista, qui, ai tempi della Giunta De Cosmo, ha fatto anche l’assessore; ri­cordo quel periodo, avendo la delega agli spettacoli, in­vitò anche me e il mio grup­po di allora, i Quarryman, coverband dei Beatles, a prendere parte alla rassegna sul Lungomare cittadino…».

Papà, all’epoca dell’as­sessorato, aveva in testa un’idea meravigliosa. «Far venire a Taranto Paul Mc Cartney – secondo Ciardo jr. – ma non c’erano risorse economiche sufficienti, così il concerto tarantino per l’ex Beatles rimase solo un so­gno; mi risulta, però, che Mc Cartney verrà a breve in Italia, a Napoli e Lucca, una buona occasione per andare ad applaudire uno dei miei miti».

Quell’estate Taranto si ac­contentò dei Quarryman. «Bella formazione, bei ricor­di, anche importanti, se vo­gliamo. Con i miei ex com­pagni partecipai ad uno dei Beatles Day che si svolgono ogni anno a Brescia; ci andò bene, vincemmo e girammo per due anni l’Italia con uno spettacolo di Romy Pado­vano dedicato a John, Paul, George e Ringo: “Eppy”…».

Non c’è uno, senza due. «Ad un altro Beatles Day vincem­mo viaggio e registrazione agli Abbey Road Studios; quando papà seppe questa cosa s’intestardì: “Devo ve­nire anche io!”. Si aggregò per le foto di rito sulle stri­sce pedonali famose e altro ancora. Aneddoto: quando entrammo negli Studios ci mostrarono un pianoforte al quale avevano suonato George Martin, mitico pro­duttore dei Beatles, John Lennon, Ray Charles e tanti altri; papà, e chi lo fermava più, non resistette alla ten­tazione, si sedette al piano e accennò “Enza”, uno dei suoi cavalli di battaglia: ave­va realizzato un sogno».

Detto di Ciardo papà, ecco la Rimbamband. «Un pro­getto che ha compiuto tredi­ci anni, nato quasi in punta di piedi, l’idea è maturata al punto tale che non solo so­pravvive al tempo, ma con Raffaello, Francesco, Vitto­rio e Nicolò, siamo pratica­mente diventati una fami­glia».

“RIMBA”, ANDATA E RI­TORNO
Cosa l’avvicina e allontana dalla “Rimba”. «Mi avvicina la forza che ognuno di noi ha e mette al servizio del com­pagno e, sostanzialmente, della squadra: suono batte­ria, chitarra, contrabbasso, pianoforte, canto, imito, re­cito; mi allontana il fatto che dopo una decina di giorni in tour, in tutta Italia – questo il bello della popolarità – ho voglia di tornare a casa, ri­abbracciare la mia famiglia».

“Solo solo”, il monologo. «L’i­dea degli spettacoli, dicevo, nasce con mia moglie che scrive i testi con me: “Ciad­dì”, titolo di una canzone-tormentone e uno spettaco­lo, è stata la spinta per fare delle cose anche per conto mio. Questa canzone colpì prima i più piccoli, tanto da diventare questi il mio pri­mo pubblico; scatenarono l’inferno, più che spingere i genitori ai miei spettacoli, li trascinarono…».

La cifra stilistica di Renato Ciardo. «I miei miti, la musi­ca, Dallara e compagnia; per la comicità, Woody Allen, Gene Wilder, l’indimenticato Massimo Troisi. Qualcosa la devo anche a papà Gianni, che mi ha trasferito tempi comici e una massima che condivido in pieno: per fare questo lavoro occorre farsi in quattro, svegliarsi e lavo­rare per migliorare e miglio­rare. E quando sei convinto di esser arrivato al massimo, all’indomani ti tocca riparti­re, come se non avessi fatto niente. In poche parole, devi farti il mazzo: non esistono altre scuole se non la fatica».

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