15 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Maggio 2021 alle 14:20:20

La città vecchia vista dal mare
La città vecchia vista dal mare

La settimana che va dal 2 all’8 marzo ci introdu­ce a pieno titolo nel mese che da sempre è considerato come il più pazzo dell’anno.

Marzo è anche il mese che ci porta sempre la Quaresima e talvolta anche la Pasqua. Marzo è il mese che nella prima de­cade pone alla nostra attenzio­ne e alla nostra venerazione la creatura più bella de mondo, la donna.

Di tutto ciò, unitamente ai san­ti, alle ricorrenze mariane e ai detti popolari ci parlerà, come sempre, il prof. Antonio For­naro che cura la nostra rubrica settimanale.

Questa settimana la Chiesa ve­nera la Madonna sotto il titolo di Nostra Signora della Croce, Nostra Signora delle Grazie, Nostra Signora del Buon Soc­corso e Nostra Signora delle Virtù.

Questa settimana la Chiesa ri­corda Santa Angela de La Cruz, Santa Cunegonda, San Casimi­ro, San Lucio, San Foca, Sante Perpetua e Felicita, San Gio­vanni Di Dio.

Santa Angela de La Cruz fondò la Congregazione delle Sorelle della Compagnia della Croce per la cura dei malati. Il popolo la battezzò con il nome di “Ma­dre dei Poveri”.

Santa Cunegonda, pur essendo vedova, fu venerata come Ver­gine per aver fatto voto di con­tinenza. Volle essere seppellita vestita solo con il suo saio di lana grezza.

San Lucio fu Papa ed è patrono dei salumieri ambulanti.

San Casimiro fece voto di ca­stità perpetua e rifiutò anche il matrimonio con la figlia dell’Imperatore Federico III.

San Foca è conosciuto con il so­prannome di ortolano. Condan­nato a morte, ospitò e rifocillò i carnefici giunti a casa sua per ucciderli. Mentre questi riposa­vano lui si scavò la fossa e poi li invitò ad eseguire la sentenza. Viene invocato contro il morso dei serpenti.

Sante Perpetua e Felicita. Per­petua fu martirizzata con la sua schiava Felicita che fu arrestata quando era incinta e partorì in cella e subito dopo fu uccisa. Queste due sante sono le prime di cui si conosca la data della morte, dopo i santi Pietro e Pa­olo.

San Giovanni di Dio dedicò la sua vita per curare i malati, fon­dò a Granada l’Ospedale dove egli stesso diede inizio all’Or­dine dei Fatebenefratelli. E’ patrono di ospedali, malati e in­fermieri, di librai, dei pompieri e dei commercianti in legno.

L’attuale Parrocchia del SS. Crocifisso ha cambiato nel cor­so dei secoli ben tre volte la sua denominazione. Inizialmente fu chiamata Santa Teresa, dal 1824 alla fine dell’800 fu chiamata San Giovanni di Dio perché ret­ta dai Fatebenefratelli.

Nel 1899 diventò la prima par­rocchia del Borgo Umbertino con il nome di Ss. Crocifisso.

Questi i detti della settimana: “Quando marzo vuole fa salta­re l’unghia al bue”, “Se a marzo non si è potato, la vendemmia è rovinata”, “Di olive o di fortu­ne, o molte o nessune”, “Marzo asciutto, ricco frutto”, “Chi ar­riva con i miliardi viene ricevu­to anche se è tardi”.

Fornaro, pur non essendo un meteorologo pensa che il mese di marzo potrebbe essere parti­colarmente freddo in considera­zione del fatto che i primi due mesi dell’anno non hanno pre­sentato criticità atmosferiche.

Per quanto attiene la Quaresima Fornaro ricorda che da questa sera, 2 marzo, nelle Chiese di San Domenico iniziano le so­lenni Via Crucis tradizionali con le musiche del francesca­no Padre Serafino Marinosci e i versi del poeta Metastasio. L’8 marzo il calendario civile propone la “festa della donna” e Fornaro incentrerà un suo in­tervento articolato per far co­noscere ai lettori cose belle e nuove sulle donne di Taranto e soprattutto quelle di ieri che furono tutte molto belle e tanto generose da mettere al mondo un numero di figli oscillante fra i 10 e i 20. All’epoca non c’e­rano tutti i confort di cui oggi gode la donna moderna e, per questo motivo, la donna taranti­na iniziava la sua giornata alle prime luci dell’alba e la conclu­deva la sera spegnendo il fuoco del braciere.

Durava poco il sogno della spensierata giovinezza per le ragazze tarantine perché fin da bambine venivano abituate a la­vare i panni a mano e a fare i servizi di casa. Le donne taran­tine quando venivano colpite da un lutto indossavano l’abito scu­ro che praticamente portavano per tutto il resto della loro vita.

La tarantina di ieri sapeva fare una molteplicità di mestieri, in­fatti era la panettiera di casa, vendeva le castagne arrosto, faceva la sacrestana e anche la lavandaia, si improvvisava mae­stra di piccoli infanti, faceva da parrucchiera e non disdegnava di andare a versare a mare i vasi da notte con i liquami pur di guadagnare qualche soldo. Era venditrice ambulante, ma con l’indimenticabile pianino indo­vinava la fortuna.

Faceva anche da ostetrica, ve­stiva i morti, era sarta, ricama­trice, confezionava e riparava le nasse e le reti e sapeva fare altri mille mestieri.

Fornaro ricorda fra le taranti­ne dell’epoca classica una tale Tarentilla, Efesina, Calimera e due sante, Pelagia e Sofronia, quest’ultima visse sulle Isole Cheradi. Taranto ebbe anche la sirena Schiuma, la regina Ma­ria d’Enghien e le sante suore grottagliesi Rosanna Battista e Teresa Quaranta. Nacque vicino alla Chiesa di San Michele nel 1890 la grande attrice tarantina Italia Almirante Manzini che morì a 51 anni e girò 37 film. Non si può dimenticare la gran­de Anna Fougez, cantautrice, attrice, regista, ballerina e scrit­trice, morta nel 1966 e sepolta a Taranto. Ricordiamo anche Attilia Radice, prima ballerina alla Scala di Milano, Delia Jan­nelli, crocerossina, Filomena Martellotta che si adoperò per la scuola tarantina unitamente a Maria Luigia Quintieri.

Altrettanto importante fu Ca­terina Ricciardi Tateo, patriota del Risorgimento e tante alter per le quali i tarantini dovreb­bero andare orgogliosi.

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