27 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2021 alle 13:56:00

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Il culto del Sommo Poeta, conosciuto più all’estero che in Italia

Il mondo si prepara a ricordare Dante e la sua arte

Dante Alighieri
Dante Alighieri

“Il Signore dell’altissimo canto”! Così Paolo VI ha de­finito il poeta nell’indimen­ticabile lettera apostolica del 7 dicembre 1965 per il sesto centenario della sua nascita, salutandolo nel­l’«eccelso coro dei poeti cristiani … per la grandez­za dei temi trattati e per la purezza dell’afflato e dell’i­spirazione, meravigliosa per il vigore congiunto a una squisita eleganza».

Tutti lo riconoscono quale il più grande poeta dell’uma­nità. Come tale non tramon­ta mai, vive in una dimen­sione in cui il tempo c’è, ma non conta più; giammai è desueto, è sempre attuale, è nella memoria senza ap­partenere al passato, anzi – come è stato detto – è un contemporaneo del nostro futuro.

Gianfranco Contini (1912-1990), nel riconoscere l’u­niversalità del divino poeta, non rinchiuso nel suo Me­dioevo, collocandosi in un tempo che non è alle no­stre spalle, ben scrive, nel saggio critico “Un’idea di Dante”, che «l’impressio­ne genuina del postero, in­contrandosi in Dante, non è d’imbattersi in un tenace e ben conservato soprav­vissuto, ma di raggiungere qualcuno arrivato prima di lui».

L’umanità trova nella “Divi­na Commedia” l’opera d’ar­te perfetta, il “poema sacro / al quale ha posto mano e cielo e terra” (Pd XXV, 1-2), la storia del proprio eterno peregrinare.

Nella “Commedia” si rico­nosce il distillato della più pura poesia, non impanta­nata da zavorre ideologi­che, non chiusa in categorie mentali contingenti, libera dai limiti del tempo e dello spazio e capace di guarda­re, con le proprie ragioni, quelle degli altri.

Antonio Gramsci (1891-1937), che nessuno può tacciare di ‘simpatie’ ver­so il mondo cattolico, nel­la prima lettera dal carcere fascista, indirizzata alla sua padrona di casa, chiede di ricevere una copia della “Commedia”, di cui è fine studioso, producendo rile­vanti considerazioni criti­che anche sul X canto del­l’“Inferno”.

DANTE NEL MONDO

Dante, poeta pensante, fa emergere e canta, con ini­mitabile arte, «le realtà più misteriose e sublimi della vita, i misteri di Dio e i più alti pensieri degli uomini». Si può così comprendere perché non solo in Italia, ma in tutto il mondo sia diffuso il culto del sommo poeta e siano quanto mai numerosi e non formali i preparativi per celebrare degnamente, nel prossimo anno, il setti­mo centenario della morte.

Prima del diffondersi del coronavirus, nella stes­sa Cina – dove, appena qualche anno fa, nel 2011, è stata inaugurata, nella metropoli di Ningbo del­la provincia orientale dello Zhejiang, una copia del­la celebre statua di piazza Santa Croce di Firenze – è stato costituito un apposito comitato e proposto un ric­co programma per comme­morare Dante, conosciuto, studiato e particolarmente amato nelle più importanti istituzioni culturali dell’Asia. Né va qui dimenticato il cul­to di Dante tra popolazioni di lingua inglese, dove trova il maggior numero di tradu­zioni al mondo, costituen­do, in particolare, negli Stati Uniti d’America, «un’impor­tante componente della formazione degli studiosi e ‘gentlemen of culture’ del­la tradizione harvardiana e bostoniana».

Molto spesso, andando all’estero, gli italiani rischia­no di sfigurare innanzi a stranieri che conoscono e citano la “Divina Comme­dia” con una dimestichezza che in Italia si va smarren­do.

Uno studente della nostra scuola ionica – promosso con il massimo dei voti nella maturità liceale – dopo aver brillantemente completato i suoi studi nell’Università di Yale, vive negli Stati Uniti, dove lavora con successo nel mondo della grande fi­nanza, candidamente con­fessa, in una pubblicazione, di avere una modesta cono­scenza del solo ‘Inferno’ e di aver fatto «spesso pessi­me figure con persone stra­niere che pensano che noi italiani siamo tutti esperti di Dante».

DANTE IN ITALIA

Povero Dante! Lo stesso poeta e tanti studiosi e arti­sti – che in Italia e nel mon­do hanno amato il Sommo Poeta nella letteratura, nel­la pittura, nella musica, nel cinema e nel teatro – inor­ridirebbero per come in Ita­lia, al di là di estemporanee rappresentazioni televisive, ci si occupa dell’opera dan­tesca.

Questa meriterebbe, nel nostro Paese, una migliore attenzione nella formazio­ne iniziale e in servizio dei docenti di Letteratura ita­liana e nella formazione de­gli studenti della scuola di istruzione secondaria di se­condo grado, dove quantità e qualità dell’insegnamento della “Commedia” tendono a contrarsi, con l’implicito incoraggiamento dei com­piacenti programmi ministe­riali.

Dante nella cultura tarantina

Nella realtà tarantina, al di là dell’attività pedissequa­mente curricolare svolta nelle scuole, non ci sono – salvo lodevoli eccezioni – iniziative che abbiano a cuore la poesia di Dante.

Solo la sezione comunale della Società Dante Alighie­ri, con la presidente José Minervini, il presidente ono­rario Paolo De Stefano e la segretaria Annamaria Con­verti, si impegna, con no­tevoli sacrifici economici e organizzativi, a mantenere vivo il culto del “Ghibellin fuggiasco” con pregevoli “Lecturae Dantis”. Qui ba­sterebbe ricordare gli inter­venti già realizzati o in corso di realizzazione, nella sede gentilmente messa a dispo­sizione da parte dell’ASL in via SS. Annunziata, di Aldo Onorati, Pietro Dalena, An­tonio Liuzzi, Stefano Milda, Stefania Danese, Roberto Imperiale, Anna Grasso, Ti­tina Laserra, Antonio Morel­li, Nicola Baldi, Piero Mas­safra e Giancarlo Magno.

Sarebbe auspicabile che, anche in vista del 2021, l’anno delle celebrazioni nazionali di Dante, tutte le scuole secondarie di se­condo grado, con i docenti e con i presidi più sensibili, possano promuovere pro­getti curricolari ed extracur­ricolari di poesia dantesca, potendo contare sulla col­laborazione di competenze presenti nel territorio.

TARANTO PER I 700 ANNI DELLA MORTE DI DANTE

Il 2021 sarà in Italia l’anno di Dante e la città che aspira a diventare capitale della cul­tura non può ignorare tale ricorrenza.

Si auspica che l’Ammini­strazione del Comune ca­poluogo – in collaborazione con il comitato locale e con la sede nazionale della So­cietà Dante Alighieri – pos­sa, a tal proposito, promuo­vere le migliori iniziative, sapendo così rafforzare la candidatura a capitale della cultura per il 2021, tenendo conto che tra le 43 città ita­liane candidate ci sono sto­riche località dove Dante è parte integrante delle tradi­zioni e della loro vita.

In tale ambito, sarebbe pre­zioso il coinvolgimento delle studentesse e degli studenti delle scuole, la chiamata in causa dei dirigenti scolasti­ci e dei docenti che hanno una migliore sensibilità cul­turale e civile, un amore per l’opera dantesca e per il no­stro territorio.

Si potrebbero programmare alcune giornate con una se­rie di “Punto Dante” – a cura degli studenti e dei loro do­centi con la collaborazione di gruppi teatrali amatoria­li – nelle piazze e nelle vie più frequentate della città, con una breve e suggestiva rappresentazione di alcuni canti della “Commedia”.

Si pensi a una serie di ese­cuzioni musicali che si ri­chiamano a Dante con, in primis, la “Sinfonia di Dan­te” di Franz Liszt che po­trebbe rientrare, in un’ap­posita serata, nel cartellone 2021 delle orchestre della nostra città e/o delle orche­stre delle prestigiose istitu­zioni musicali del territorio.

Per queste ultime, il rife­rimento è sia all’istituto superiore di studi musica­li “Paisiello”, che vanta la presidenza di Domenico Rana e la direzione del M° Gabriele Maggi, sia al liceo musicale “Archita”, di cui è preside Francesco Urso, e alla sua orchestra diretta dal prof. Paolo Battista.

È bene qui ricordare come la storia del liceo “Archita” sia profondamente intrec­ciata con quella della So­cietà Dante Alighieri di Ta­ranto, con il coinvolgimento di insigni docenti e dei mi­gliori presidi che si sono succeduti con crescente impegno volto a diffondere nella scuola e nella città l’a­more per Dante e per la sua immortale poesia.

Una capitale della cultura nell’anno di Dante senza Dante non è possibile.

È bene pensarci in tempo!

 

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